Moby Zazà, bilancio del primo mese di noleggio della nave-quarantena

Secondo giro di noleggio per la Moy Zazà che ha ancora a bordo 193 persone cui si aggiungo adesso i 49 sbarcati ieri a Lampedusa. Bruciati oltre due milioni di euro ma alla chiusura del primo mese di noleggio nessun migrante isolat a bordo è risultato positivo al Covid-19. La nave è stata teatro di una tragedia con la morte di un migrante che si gettò dal ponte perdendo la vita in mare

di Mauro Seminara

La nave adibita a luogo di isolamento galleggiante per l’emergenza coronavirus si appresta a concludere il suo primo mese di noleggio da circa un milione di euro. La “Moby Zazà”, della Compagnia Italiana di Navigazione dell’armatore Onorato, era giunta in porto, a Porto Empedocle, il 10 maggio e tre giorni dopo aveva avuto le autorizzazioni da parte della Capitaneria di Porto dopo le verifiche di rito. Domenica 14 giugno la nave chiude i suoi primi 30 giorni di operatività con il costo milionario impegnato dal Governo al fine di scongiurare il rischio di diffusione Covid-19 da parte delle persone migranti che sbarcano in Italia. La nave non era neanche la prima che il Governo italiano aveva impegnato, ma almeno era la prima per la quale era stato reso pubblico l’avviso per manifestazione di interesse. La nave “Raffaele Rubattino”, della stessa Compagnia Italiana di Navigazione, era stata noleggiata “in emergenza” per accogliere ed isolare i naufraghi soccorsi dalle navi ONG “Alan Kurdi” ed “Aita Mari” dopo che con decreto interministeriale era stato definito non sicuro qualunque porto italiano. Un non place of safety (luogo di sbarco sicuro) discrezionale che risultava “porto aperto a tutti” tranne che ad alcune specifiche circostanze in cui entravano in piena descrizione le navi ONG.

La nave Moby Zazà ha a bordo 193 persone migranti che fanno parte di due diversi periodi di isolamento. Un gruppo di 80 persone dovrebbe terminare la propria quarantena il prossimo mercoledì, gli altri 113 invece dovranno attendere fino alla settimana successiva per scendere dall’hotspot galleggiante e recarsi in altra struttura per migranti, a terra. Già i primi due gruppi in questione impongono quindi una proroga di noleggio della nave che vede la Compagnia Italiana di Navigazione impegnata per un altro mese, con un probabile altro milione di euro circa di risorse pubbliche investite. L’impiego della Moby Zazà però non si ferma al residuo periodo di isolamento delle 193 persone che ha a bordo, terminando così il ciclo di servizio. Dovrebbero infatti salire a bordo della nave da isolamento Covid i 49 migranti di nazionalità tunisina approdati a Lampedusa ieri e che questa mattina sono stati trasferiti mediante la nave traghetto di linea Sansovino. Il nuovo imbarco sulla Moby Zazà sposterebbe quindi di altri 14 giorni, a partire da domani, l’impiego operativo della nave. L’ausilio della Moby Zazà però non è risultato utile a prevenire contagi, perché nessuno dei migranti isolati a bordo è risultato positivo al virus Sars-CoV-2. Di contro, la nave verrà certamente ricordata per la morte di un migrante di nazionalità tunisina di 28 anni che lanciandosi dal ponte della nave – sito a 15 metri sul livello del mare – ha perso la vita ed è stato ritrovato ad un paio di miglia dalla nave da quarantena che viveva forse come nave-prigione.

Le navi Raffaele Rubattino e Moby Zazà sono le versioni italiane delle Captain Morgan (in foto) successivamente impiegate a Malta. Il via al metodo dell’isolamento al largo dato dall’Italia, a suon di milioni di euro, ha probabilmente prodotto lo spunto maltese con cui ad “appena” 3.000 euro al giorno sono state noleggiate imbarcazioni da gita turistica sotto costa per detenere in acque internazionali i migranti che l’isola-Stato si trovava costretta a soccorrere. Anche l’esperimento maltese, che aveva diversa natura rispetto a quello italiano, è stato un fallimento ed ha rischiato di finire in tragedia. A bordo della prima delle imbarcazioni della flottiglia Captain Morgan ingaggiate dal Governo maltese, la “Europa II”, nome evocativo per una “Europa 2.0” in cui è possibile detenere in acque internazionali per 40 giorni delle persone senza che nessuno intervenga, è scoppiata una violenta rivolta qualche giorno fa ed il primo ministro Robert Abela ha dovuto dare autorizzazione allo sbarco di tutti i 425 migranti detenuti sulla flottiglia di barconi da passeggio. Non prima di aver inviato sul posto una nave della Marina maltese per verificare se sussistevano gli estremi per un intervento militare armato.

L’azione politica anti-migranti degli Stati Italia e Malta è stata comunque un susseguirsi di colpi di scena ed emulazioni immediate. L’Italia ha decretato i propri porti non sicuri e Malta lo ha fatto in maniera analoga due giorni dopo. L’Italia ha noleggiato delle navi per isolare in rada le persone migranti senza far toccare loro terra, anche se i transiti avvenivano comunque da altre navi e banchine, e Malta ha rilanciato noleggiando battelli senza letti né bagni su cui rinchiudere in acque internazionali migranti cui non intendeva offrire accoglienza. L’Italia ha bruciato qualche milione di euro per le navi con cui si aggiungeva un ulteriore passaggio alla già travagliata, farraginosa gestione della “accoglienza” dei migranti. Malta ha invece bruciato l’ultima speranza di vedere una Unione europea presente e determinata nel perseguire gli Stati membri che non rispettano gli stessi dettami della Carta europea dei Diritti dell’Uomo. Questo il bilancio, provvisorio, delle “navi-quarantena” italiane e delle “barche-limbo” maltesi a poche settimane dalla fine dello stato di emergenza sanitaria. Quello italiano è stato dichiarato il 31 gennaio e valido fino al 31 luglio 2020. Dopo questa data non sarà più legittimo l’impiego di milionarie “navi-quarantena”, anche se già adesso i dati forniscono un solo caso di persona migrante giunta in modo irregolare in Italia e positiva al Covid-19, ma era accaduto giorni dopo lo sbarco a Lampedusa e dopo transiti e “contatti” con la prima accoglienza, il viaggio in nave traghetto verso Porto Empedocle, l’identificazione e la schedatura, il trasferimento in pullman fino a Pozzallo. Paradossalmente, proprio l’Italia, che è stata il primo grave focolaio europeo, adesso si batte perché da altri Paesi non vengano imposte restrizioni ai viaggiatori italiani già liberi di transitare tra regioni – ancora oggi più o meno colpite – e tra Stati in area Schengen.

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