Primo sbarco tunisino a Lampedusa dopo la tragedia di Sfax

Arrivo autonomo di una barca con 50 persone migranti di nazionalità tunisina nel porto di Lampedusa. La Guardia Costiera ha accompagnato in direzione del molo degli sbarchi il natante con i giovani harragas

La barca con i migranti tunisini arrivata nel pomeriggio del 11 giugno 2020 a Lampedusa

Una barca in legno tunisina (vedi foto) con a bordo circa 50 giovani harragas nordafricani ha raggiunto in autonomia il porto di Lampedusa. La barca ha ormeggiato al molo degli sbarchi, l’ormai noto molo Favarolo, sotto la guida della Guardia Costiera che ne ha accompagnato la direzione senza intervenire con un trasbordo. A separare i giovani migranti erano infatti ormai poche centinaia di metri e la barca sembrava solida e la linea di galleggiamento non evidenziava rischi. La piccola barca in legno da pesca ha ormeggiato al molo in cui ad attenderli, ed assisterli, c’erano i militari della Guardia di Finanza alle 16:30. La struttura di prima accoglienza di Contrada Imbriacola in Lampedusa è quasi completamente sgombera e non ci sono quindi problemi di disponibilità posti letto dopo l’identificazione e la fotosegnalazione da parte delle forze dell’ordine.

La barca partita dalla Tunisia ed approdata a Lampedusa è la prima che raggiunge un porto sicuro dopo il naufragio che si è consumato al largo delle coste di Sfax. In quel caso però non si trattava di persone migranti di nazionalità tunisina che, come spesso accade, si organizzano in gruppo per bruciare la frontiera con barche solide e persone capaci a bordo. Il naufragio, che sembrerebbe essersi consumati tre o quattro giorni prima della notizia resa pubblica – probabilmente – a causa del ritrovamento dei corpi in mare e sulla costa, era uno di quelli organizzati dai trafficanti che si sono insediati tra Sfax e l’isola di Kerkenna. Da quella zona del vicino Paese nordafricano sono partite quest’anno varie barche con a bordo molte donne tra le persone migranti. Una prevalenza di subsahariani con alta percentuale di donne di nazionalità ivoriana. Proprio di donne sono infatti la maggioranza di corpi rivenuti fino ad oggi al largo di Sfax. Le vittime certe della barca che pare avesse a bordo 53 persone sono attualmente 34, di queste sono 22 le donne e tre erano soltanto dei bambini. Tutti gli altri sono ancora dispersi.

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