Dal Governo del Cambiamento a quello dei cialtroni, la parabola giallo-verde

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

La batteria di fuoco social e mediatica delle due forze di governo aveva ipnotizzato gli italiani prima e dopo le elezioni, ma dietro la comunicazione è risultato esserci poco o nulla. Scarse doti politiche, scarse capacità amministrative e tanta presunzione di consenso e di impunità. Dalla “bestia” di Salvini al motore social della Casaleggio per i Cinque Stelle, i primi undici mesi di governo M5S-Lega erano trascorsi con apparente strapotere mediatico dei due partiti. Ma all’ultima curva, a pochi giorni dalle elezioni europee, i leader politici appaiono spompati e gli anticorpi degli italiani risultano esserne la causa. Tra i due vicepremier appare adesso fortemente sotto attacco il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Al “segretario federale” del Carroccio stanno per recapitare una lunga serie di guai cui adesso si aggiunge la Corte dei Conti che vuol sapere, a fronte delle tre settimane trascorse al Viminale e dei restanti quattro mesi in giro per campagna elettorale, a quale titolo ha utilizzato voli di Stato e mezzi delle Forze dell’ordine. Perché recarsi in Sardegna dai pastori che protestano per il prezzo del latte, a breve distanza dalle elezioni, essendoci sul territorio sia la Prefettura che la Questura, non è motivabile per un ministro dell’Interno come missione ma è ipotizzabile per un leader politico che si sia trattato di campagna elettorale a spese dei contribuenti. Questi problemi si aggiungono a quelli che nascono al Tribunale dei ministri di Catania per il caso Sea Watch, ed a cui potrebbero seguire problemi dalla Corte europea per i decreti e le direttive “ad navem” per i co-coordinamenti dei respingimenti spacciati per soccorsi con cui si rispedivano i profughi in zona di conflitto ed anche il “decreto sicurezza e immigrazione” con cui si stabilì l’espulsione di un richiedente asilo condannato in primo grado di giudizio anche solo per reati minori.

Il consenso del “capitano”, come lo chiamavano i fanatici salvinisti, sembrava una strada dorata fatti di “bacioni”, strette di mano e selfie. Ma gli anticorpi non sono frutto di una volontà cosciente. Gli anticorpi sono una reazione involontaria che tutela un organismo. E gli anticorpi in Italia hanno iniziato a manifestarsi toccando il punto nevralgico di Salvini e rendendo così il re, o il capitano, nudo. Accade quindi che uno degli strumenti principali della propaganda salvinista gli si ritorce contro con le cosiddette imboscate. Si moltiplica quindi il numero delle persone che si fingono “seguaci” chiedendo un selfie con il leader leghista e poi, a smartphone avviato in modalità video, lo prendono in giro ricordandogli i 49 milioni scomparsi o che fino a poco tempo addietro il signor “prima gli italiani” definiva i meridionali “terroni” e qualcosa in più. Le contromisure del titolare del Viminale lo hanno messo in cattiva luce a causa delle scene con gli agenti di pubblica sicurezza che sequestrano lo smartphone per cancellare il video, svelando la natura da censore fascista del signor “bacioni”. Oltre agli agguati con i selfie, arrivano poi anche gli striscioni appesi ai balconi. Per il ministro in eterna campagna elettorale non è accettabile che nelle piazze in cui si reca non siano tutti in adorazione per lui, quindi le forze dell’ordine devono attivarsi per rimuovere gli striscioni, magari minacciando querele ai proprietari degli immobili oppure mobilitando i Vigili del Fuoco con i loro mezzi speciali per arrivare ad un balcone dall’esterno e rimuovere uno striscione in cui non vi è alcuna offesa al ministro ma un “non sei gradito” al leader politico. Figuracce dietro figuracce cui adesso si aggiunge quella che gli anticorpi li fa proprio ribollire con tutto il sangue: il caso dell’insegnante di Palermo.

La Digos all’Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo per un caso che vede una professoressa di italiano sospesa a causa di un laboratorio didattico svolto dai suoi allievi. Stando alle dettagliatissime ricostruzioni della stampa locale, in una presentazione video, gli allievi dell’ITI avevano accostato alle leggi razziali del ’38 quel “decreto sicurezza ed immigrazione” del Governo. Il caso è nato per un tweet di uno dei tanti fanatici salvinisti che ha però coinvolto nientemeno che il Miur: “Salvini-Conte-Di Maio? Come il reich di Hitler, peggio dei nazisti. Succede all’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, dove una prof per la Giornata della memoria ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?”. Dal testo del tweet si evince facilmente l’ignoranza del follower salviniano, capace di scambiare le leggi razziali di Mussolini del 1938 con il “reich di Hitler”, di accusare l’insegnante di aver obbligato gli alunni e di dedurre che i quattordicenni abbiano asserito che “Salvini è come Hitler”. Malgrado l’evidente basso livello culturale e sociale della giovane promessa camicia nera ansiosa di somministrare olio di ricino per difendere il suo beneamato leader, il risultato assurdo è che l’insegnante è stata sospesa con retribuzione ridotta. A questo punto però in rete e sui social si è levata una reazione che pare costerà parecchio, in termini di consenso, a Matteo Salvini – e non solo – con hashtag che lasciano pochi dubbi sulla credibilità del governo. I più trend topic sono #cialtroni, #Salvinitoglianchequesti e #salvinidimettiti. Il “Salvini togli anche questi” si riferisce agli “striscioni virtuali” che sempre più persone stanno esponendo sulle proprie bacheche. Cialtroni risulta diretto all’intero governo, con particolare mira dei due leader politici, e “Salvini dimettiti” si commenta da sé. E di solito, quando l’umore popolare è questo, le elezioni non sono mai un gran risultato.

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