Altri 65 esseri umani abbandonati in mare

La Sea Watch 3 vaga in acque internazionali tra la Libia e la Tunisia in attesa di indicazioni sul porto sicuro in cui sbarcare i 65 profughi soccorsi ieri. La Corte Ue ha stabilito che non possono essere ricondotti in Libia. Il “decreto sicurezza bis” di Salvini cambia la sanzione e mira a dissuadere i comandanti delle navi dal soccorrere persone in mare e quelli delle Ong dall’accettare l’ingaggio per le loro navi

Credit: Nick Jaussi / Sea-Watch

di Mauro Seminara

La nave Sea Watch 3, della Ong tedesca Sea Watch, ha soccorso ieri 65 persone in acque internazionali dopo l’avvistamento da parte del velivolo da ricognizione civile Colibrì. La nave aveva appena raggiunto il Mediterraneo centrale dopo una lunga sosta dovuta, anche in questo caso, ad ostruzionismo burocratico dello Stato di bandiera. Risolto l’ostacolo olandese, la Sea Watch 3 ha ripreso il mare dirigendosi in area soccorsi, a largo della Libia, mentre la Mare Jonio rimane ferma a Lampedusa per il sequestro probatorio disposto dalla Procura di Agrigento che di contro non aveva convalidato il sequestro preventivo di iniziativa della Guardia di Finanza. A dimostrazione del continuo flusso di partenze dalla Libia, ancora teatro di guerra con l’assedio delle forze di Haftar a Tripoli e le ingerenze di varie forze straniere, appena giunta in area SAR critica è stato segnalato, raggiunto e soccorso un natante in pericolo. A bordo della Sea Watch 3 ci sono adesso 65 persone fuggite dalla Libia e tra esse anche 11 donne, 1 disabile, 2 neonati, 5 bambini ed 8 minori non accompagnati.

Su 65 profughi salvati dalla Sea Watch 3 ci sono 27 persone, tra donne, disabili e bambini, particolarmente vulnerabili e da proteggere ad ogni costo. Alla nave della Ong però non è stato ancora comunicato alcun porto sicuro in cui accompagnare i profughi soccorsi ieri. La Sea Watch 3 è ancora “in attesa di ordini” e naviga a lenta andatura a nord di Zuwara, in acque internazionali e vicino al confine con le territoriali tunisine. Il coordinamento per la richiesta di Place of Safety spetta allo Stato di bandiera, l’Olanda, ma in caso di rifiuto da parte della Tunisia di offrire la disponibilità di un proprio porto si ritornerebbe allo scontro con il ministro dell’Interno del “porto sicuro” alternativo più vicino: l’Italia. Ieri, assunta la notizia del soccorso effettuato dalla Sea Watch 3, il Ministero dell’Interno italiano ha redatto e diramato una nuova direttiva ministeriale recante disposizioni “ad navem” per la Sea Watch 3. La nave della Ong con a bordo i 65 profughi salvati dal Mar Mediterraneo oggi nuovamente agitato, sarebbe per il leader del Carroccio in piena campagna elettorale europea una nave “non inoffensiva” che comporterebbe gravi rischi per la sicurezza del Paese.

Sopravvissuti alla Libia, alla guerra civile ed ai bombardamenti da vera e propria guerra, al mare che stava per agitarsi nuovamente come continuamente fa il Mediterraneo in questo periodo, adesso i 65 profughi rimangono in un limbo con cui si prende atto dell’incapacità dell’Unione europea di risolvere in modo civile il fenomeno migratorio nel mare che separa l’Europa dall’Africa. Alla riunione che precede il Consiglio dei ministri italiano approda intanto il riveduto e corretto “decreto sicurezza bis” abbozzato dal ministro leghista il giorno in cui a Lampedusa arrivava la nave Mare Jonio con 30 profughi soccorsi a largo della Libia. La sanzione da 3.500 a 5.500 euro a “straniero trasportato” – terminologia da norme per il trasporto merci – viene sostituita adesso da una misura deterrente per il reperimento di comandanti con licenza per il tipo di navi capaci di raggiungere il Mediterraneo centrale. Sanzioni da 50mila euro e ritiro della licenza al comandante della nave che soccorre persone senza attenersi alle disposizioni dell’inesistente guardia costiera libica, della sala operativa libica che non parla inglese e dell’assenza di garanzie dei diritti umani in Libia per le persone soccorse. La guerra alle Ong, quindi agli esseri umani da salvare nel Mediterraneo, continui quindi in piena accelerazione da ultimi dieci giorni di campagna elettorale per le elezioni europee.

La Corte europea ha stabilito che non si possono rimpatriare migranti che rischiano maltrattamenti, annullando di fatto il primo “decreto sicurezza e immigrazione” di Salvini, mentre al Tribunale di Catania il Giudice per le Indagini Preliminari ha archiviato la posizione della nave Open Arms della omonima Ong spagnola. Anche la Sea Watch 3 è libera e, di contro, essa rappresenta l’oggetto di un’indagine a carico del ministro dell’Interno Salvini – ma anche del premier Conte, del ministro dei Trasporti Toninelli e del vicepremier Di Maio – per sequestro di persona. La Mare Jonio è sottoposta a sequestro probatorio, ma se la Procura di Agrigento non trova indizi di reato non potrà tenere sotto sequestro la nave per più di dieci giorni. I diritti umani, su carta, starebbero quindi vincendo con l’affermazione delle leggi ordinarie nazionali, costituzionali ed internazionali. Della realtà giuridica dei fatti però sembrerebbe non voler prendere atto il Governo italiano che, mancati molti obiettivi di propaganda pre elezioni politiche adesso alza il tiro promettendo maggiore durezza sul fronte delle politiche in materia di flussi migratori a pochi giorni dalle elezioni europee.

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