Sea Watch, pessime condizioni a bordo ma la Porta d’Europa rimane chiusa

La nave della Ong tedesca a 15 miglia da Lampedusa, in acque internazionali, marcata stretta dalle autorità italiane che le impediscono anche solo di avvicinarsi. Nel porto di Lampedusa c’è ancora la Mare Jonio ferma dall’ultimo soccorso. Il ministro Salvini sfida le Procure dichiarandosi pronto ad affrontare indagini e processi, dimenticando la fuga dal processo per il caso della nave Diciotti

Credit photo: Nick Jaussi / Sea Watch

di Mauro Seminara

“La situazione medica a bordo genera forte preoccupazione. Molti soffrono il mal di mare e sono a rischio disidratazione. La donna ustionata ha bisogno di trattamenti. I bambini sono traumatizzati dalla permanenza nelle prigioni libiche e rischiano ulteriori danni psicologici.” È la descrizione della situazione a bordo della nave Sea Watch 3 twittata questa mattina dalla Ong. La nave si trova a largo di Lampedusa, a circa quindici miglia, in acque internazionali. Due giorni dopo il soccorso dei 65 profughi, nessuno Paese ha trovato una soluzione per lo sbarco. L’Olanda, Paese di bandiera della nave, e nemmeno Italia e Malta, che sono i porti sicuri europei più vicini, sono riusciti a trovare un Place of Safety in cui mettere al sicuro le persone a bordo della Sea Watch 3. La nave aveva trascorso oltre un giorno a largo della Libia nelle vicinanze delle acque territoriali tunisine dopo che una motovedetta libica, di quelle donate alla sedicente guardia costiera nordafricana, aveva minacciato la nave della Ong tedesca intimandole di allontanarsi pur trovandosi essa in acque internazionali.

Nessun accordo con la Tunisia – né con altri Paesi rivieraschi – da parte dei Centri di coordinamento soccorsi in mare dei tre Stati membri dell’Unione europea per lo sbarco, la nave si è avvicinata all’alternativo “porto sicuro” più vicino: Lampedusa. Nel frattempo va in scena il solito infantile scambio, a mezzo social, tra il ministro dell’Interno italiano e la Ong. Dal titolare del Viminale, che già aveva firmato una circolare ministeriale “ad navem”, indirizzata a tutte le Forze dell’ordine e Forze armate, per assicurarsi che la Sea Watch 3 non entri in acque territoriali italiane per nessun motivo, parte la solita accusa agli “scafisti” delle Ong. “NAVE ONG STRANIERA SFIDA LA GUARDIA DI FINANZA! Erano prima in acque libiche e poi in acque maltesi, ma mettendo a rischio la vita degli immigrati a bordo vogliono a tutti i costi arrivare in Italia. Questi non sono soccorritori ma SCAFISTI, e come tali verranno trattati.” Lo scrive su Twitter il ministro Salvini, o il suo spin doctor dei social network Luca Morisi, confondendo come sempre le acque territoriali con quelle di competenza SAR. La Sea Watch 3 infatti non ha mai raggiunto le acque territoriali di Malta. L’isola-Stato si trova molto più lontano di Lampedusa dal punto di partenza della nave che vera a nord di Zuwara.

Nel porto di Lampedusa c’è ancora la Mare Jonio, la nave della Ong italiana Mediterranea Saving Humans ferma dallo sbarco dei 30 profughi soccorsi in acque internazionali cui era seguito un sequestro preventivo – poi non convalidato dalla Procura – ed un sequestro probatorio. Fuori, a quindici miglia, c’è la Sea Watch 3 con 65 persone di cui 27 particolarmente vulnerabili. Si tratta di donne e bambini di età inferiore ai due anni, di minori non accompagnati e di un disabile. Tutte persone da tutelare con ancora maggior riguardo di quanto giàà meriterebbero gli uomini adulti che si sono lasciati la Libia alle spalle. Temi che però non scalfiscono la persa civiltà dello Stato italiano e della stampa di regime che titola su visionarie sfide della Ong alla Guardia di Finanza che, trovandosi in acque internazionali la Sea Watch 3, non hanno nulla da intimare o precludere alla nave umanitaria. Nessun Paese però è disposto ad accogliere i profughi migranti incappati nell’inferno che è, riconosciuto a livello mondiale, la Libia e sembra non intenda cedere di un passo il ministro dell’Interno italiano che punta su questa ulteriore prova di forza in vista delle elezioni europee che si terranno tra nove giorni. Nel frattempo, aizzando i propri seguaci, il ministro twitta: “Per i trafficanti di esseri umani i porti italiani sono e rimangono CHIUSI. E se qualche procuratore vuole indagarmi o processarmi anche per questo, faccia pure! Per difendere l’Italia e gli Italiani, non ho paura di niente e di nessuno.” Dimenticando però tutto quello che è stato in grado di fare e dire pur di scampare il processo per l’ipotesi di sequestro aggravato del caso della nave Diciotti.

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