I Servizi libici si oppongono a riunificazione militare con Haftar, tra dieci giorni il vertice caldo di Palermo

Il capo dell’intelligence militare libica di Tripoli esclude categoricamente che le forze militari libiche si possano riunificare includendo l’esercito di Haftar e lo stesso generale. A dieci giorni dalla conferenza di Palermo nuovi attori rilanciano sul piatto per ruoli di maggiore rilevanza. Dal Consiglio Superiore di Difesa al Quirinale emerge la lettura delle politiche economiche, militari e diplomatiche italiane

In copertina: Riunione del Consiglio Supremo di Difesa al Quirinale

di Mauro Seminara

Il comandante dei servizi segreti militari della Libia, Al-Bunyan Al-Marsous Mohammed Al-Ganidi, definendo il gruppo di cui si è fatto portavoce quali “funzionari militari onorevoli”, ha dichiarato l’assoluta indisponibilità dell’intelligence di Tripoli ad una qualsiasi forma di eventuale riunificazione con l’Esercito Nazionale Libico di Haftar. Con esplicito riferimento al generale al comando delle forze della Cirenaica ha anche precisato l’incompatibilità tra le forze che rappresenta ed il comandante dell’LNA Khalifa Haftar. L’uscita del capo dei Servizi militari libici di Tripoli è stata pubblicata dal quotidiano locale The Libya Observer e arriva in chiara e non celata risposta agli accordi raggiunti nel corso di incontri tenuti da alcune parti al Cairo, sotto l’egida di al-Sisi, volti a unificare le Forze Armate libiche in favore di un comando affidato all’alleato Haftar. Al-Ganidi, nel corso di una conferenza stampa, ha definito gli incontri svolti in Egitto il presupposto di un accordo inaccettabile, ricordando che lo Stato di al-Sisi è “un nemico dei libici e sostenitore di Haftar e delle sue milizie, ed anche dei loro crimini, a Bengasi e altrove”. Al-Ganidi ha anche citato il caso in cui furono “macellate 36 persone” ad Al-Abyar.

“Paesi come l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, che sostengono le milizie, non possono contribuire a formare un’istituzione militare libica unificata”, ha dichiarato il capo dei servizi segreti militari libici citando gli aerei degli Emirati Arabi Uniti che decollano dalla base aerea di Khadim, nella città di Marj, per colpire civili a Derna senza metterne a parte le autorità della Libia. Al-Ganidi non risparmia nessuno e lancia i propri avvertimenti a tutte le parti: “Le iniziative per unificare le Forze Armate libiche devono venire dall’interno della Libia. Ci siamo incontrati a Misurata, due anni fa, e molti rappresentanti sono venuti perfino dalla Libia orientale per trovare un accordo in merito, ma il Consiglio presidenziale l’ha ostacolata, così come Fayez Al-Serraj, impedendo un incontro tra le basi aeree di Mittiga e Misurata”. La pesante presa di posizione arriva dodici giorni esatti prima del vertice di Palermo, dove al tavolo sederanno i maggiori attori in campo ma non tutti i rappresentanti di tribù minori e milizie secondarie. La partita sembra infatti giocarsi tra i rivali stranieri che si contendono la Libia cercando di imporre Haftar da una parte e Serraj dall’altra. Quest’ultimo, sin dal primo momento, gradito alle Nazioni Unite ed all’asse del Patto Atlantico ed il generale sostenuto dalla Russia, dalla Turchia, dall’Egitto e dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk.

Mercoledì si è svolto al Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alla delicatissima riunione hanno preso parte il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, il ministro degli Interni Matteo Salvini, il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, il capo di Stato Maggiore della Difesa generale Claudio Graziano, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giancarlo Giorgetti ed ovviamente il Segretario del Consiglio Supremo di Difesa, generale Rolando Mosca Moschini. Da quanto si apprende dall’ufficio stampa del Quirinale: “Il Consiglio ha esaminato gli sviluppi della situazione internazionale e i principali scenari di crisi e di conflitto. La stabilizzazione della Libia resta una priorità per l’Italia e fattore indispensabile alla sicurezza del Mediterraneo. Il processo di pacificazione permane in una situazione critica, come dimostra la crescente intensità degli scontri sul terreno. Il Consiglio ritiene che il traguardo elettorale debba essere raggiunto, nell’alveo del piano delle Nazioni Unite, con approccio progressivo e inclusivo, cercando la massima convergenza di tutti gli attori in campo”.

La questione Palermo torna chiara in tutta la sua delicatezza anche all’esito del Consiglio Supremo di Difesa. Dalla Presidenza della Repubblica puntualizzano infatti l’importanza strategica del vertice di Palermo, non solo sul versante sud del Mediterraneo ma anche per i rapporti tra l’Italia e l’Unione europea: “In tale contesto, la prossima ‘Conferenza di Palermo’ costituirà un’importante occasione di dialogo.
La situazione nel teatro siro-iracheno, nonostante il forte ridimensionamento della presenza di Daesh nell’area, continua a destare particolare preoccupazione per la contestuale presenza sul terreno di attori locali, potenze regionali e globali. Sussiste il rischio di un ulteriore aumento della conflittualità, con possibili conseguenze di carattere umanitario che possono interessare direttamente anche il continente europeo.” Il riferimento agli attori “regionali e globali” non è certo buttato lì a caso, come non lo è “il rischio di un ulteriore aumento della conflittualità”. Un teatro delicato e rischioso che va da Tripoli fino a Damasco e che potrebbe trasformarsi in nuovo e più cruento palcoscenico di guerre tra attori in conflitto in casa le cui armi sfogano forza bellica nel nord del continente africano, in Medio Oriente, oppure in entrambe le regioni.

Il presidente della Repubblica presiede il Consiglio Supremo di Difesa

Inevitabilmente, anche nel corso del Consiglio Supremo di Difesa, trattandosi di guerre ed interessi economici in Libia ed in Medio Oriente, tornano in gioco i flussi migratori: “Negli ultimi mesi la crisi migratoria ha costituito tema centrale del dibattito nazionale ed europeo. Al riguardo, il Consiglio ritiene che l’Italia, anche per la sua posizione geografica, debba avere un ruolo protagonista nel promuovere una revisione delle politiche d’asilo e perseguire la massima sinergia tra i singoli Paesi e le Istituzioni comunitarie. L’Italia è conscia che sulla questione migratoria sono in gioco equilibri importanti per la sicurezza e per la fondamentale coesione europea. Il Consiglio ha ribadito l’impegno italiano nell’ambito della Cooperazione Strutturata Permanente Europea (PESCO), per la quale il nostro Paese ha assunto il coordinamento di alcuni dei principali programmi”.

Se ancora qualche dubbio fosse presente sul tipo di strategia politica in atto sul doppio fronte Mediterraneo ed europeo, con la leadership che l’Italia vuol riconquistare sulla sponda sud del Mare Nostrum e la contemporanea transizione verso una possibile riforma militare unificata dell’unione europea, con la costituzione di un’unica forza bellica europea che mai potrebbe essere gradita agli Stati Uniti, basterà leggere con attenzione la sintesi della Presidenza della Repubblica sulle conclusioni del Consiglio Supremo di Difesa in merito: “Con riferimento alla NATO, il Consiglio ha ribadito, in linea con quanto emerso al Vertice di Bruxelles lo scorso mese di luglio, che i fattori su cui si gioca la stabilità degli equilibri transatlantici sono la suddivisione degli oneri, la sinergia della NATO con l’Unione Europea e il bilanciamento dei fianchi est e sud dell’Alleanza. In merito a quest’ultimo aspetto, l‘Italia intende confermare il suo ruolo guida sul “fianco sud”, che si è recentemente tramutato in iniziative concrete, come quella dell’Hub strategico meridionale della NATO a Napoli”.

Il primo passo verso il raffreddamento del rapporto militare italiano con la NATO, mantecato dalla riconquistata regia nel Mediterraneo centrale ma con chiare intenzioni di ridimensionare gli sforzi militari ed economici da Paesi in cui sono scarsi gli interessi tricolore e forti quelli di Membri NATO estremamente influenti, si evince dalla chiosa della nota sul Consiglio presieduto da Mattarella mercoledì: “Con riferimento al processo di riforma dello Strumento Militare, il Consiglio ha infine condiviso l’opportunità di procedere nel processo di riordinamento e razionalizzazione dello Strumento Militare al fine di concentrare le risorse disponibili sulle capacità realmente necessarie per fronteggiare le esigenze di sicurezza del Paese.”

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