Lifeline a Malta, per l’isola interviene l’Europa. Autorità maltesi indagano sulla Ong

Interrogato il comandante della Lifeline dalle autorità maltesi. La nave della Ong resta obbligata nel porto di Malta che pare intenda disporne il sequestro. Oltre a Italia e Malta saranno altri sette Paesi Ue ad accogliere i migranti sbarcati dalla Ong dopo cinque giorni di stallo in acque internazionali

In copertina: Lifeline entra in porto a Malta

Il braccio di ferro tra Italia e Malta sulla questione migranti si è concluso con la resa dell’isola-Stato che ha accordato l’accesso in porto alla Lifeline con 233 migranti a bordo. L’imbarcazione della Ong era rimasta al largo per cinque giorni in condizioni di navigabilità precaria mentre l’Italia le negava i propri porti asserendo che Malta avrebbe dovuto accogliere i migranti della Lifeline. Malta si era rifiutata per l’intero arco di tempo ricordando che il Porto Sicuro più vicino, contrariamente alle affermazioni del ministro dei Trasporti Toninelli, era stato Lampedusa prima dell’isola governata da Joseph Muscat. La Lifeline ha fatto ingresso in porto ieri e Malta ha subito ricevuto sostegno per la condivisione dei migranti da nove dei 27 Stati membri dell’Unione europea.

L’ultimo visto, in ordine di tempo, è giunto dalla Norvegia. Tra i Paesi che accoglieranno i migranti che si trovavano a bordo della Lifeline ci sono anche la stessa Malta e l’Italia, che però in questo caso condividerà l’onere di una parte invece che di tutti e 233 migranti. Gli altri Paesi che hanno offerto la propria disponibilità sono Francia, Irlanda, Portogallo, Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio e Norvegia. L’isola di La Valletta è uno Stato di 400mila abitanti che non può farsi carico di tutti i migranti che eventualmente busserebbero alla sua porta. L’unico rimedio, perché Malta non si sottragga alle proprie responsabilità verso i flussi migratori, coordinando i soccorsi quando è competente per SAR area, accogliendo quale porto sicuro più vicino ed intervenendo con propri mezzi in caso di necessario soccorso, risulta essere quello di una garanzia europea sullo smistamento post sbarco dei migranti. Intervento europeo che era sempre sfuggito all’Italia e che questa non aveva mai realmente preteso. L’ultimo accordo, che suscitò dovuto scalpore, lo ricordò Emma Bonino sottolineando che era stato proprio il presidente del Consiglio Matteo Renzi ad assicurare il porto sicuro e l’accoglienza a tutti i migranti che le navi del dispositivo Frontex avessero soccorso nel Mediterraneo centrale.

Molti Paesi si sono drasticamente rifiutati di accogliere anche solo una minima parte dei migranti che per cinque giorni sono rimasti in rada a bordo della Lifeline. Questo però è adesso un problema comune dell’Unione europea e non più della sola Italia. Ma se da una parte l’Italia sta spuntando risultati in sede europea con lo scardinamento delle regole dell’Unione secondo cui questa era una “unione” su certi temi e non lo era mai su altri, dall’altra parte ci sono delle vittime che pagheranno comunque un prezzo. La flotta delle Ong era stata già più che dimezzata dal Ministero dell’Interno diretto dal centrosinistra del PD, ed adesso è stata completamente smantellata dal Viminale a guida leghista con tanto di sostegno dell’alleato di Governo a Cinque Stelle. La Lifeline è stata fermata nel porto di Malta e non lo potrà lasciare senza autorizzazione che potrebbe non arrivare. Il comandante dell’imbarcazione da soccorso umanitario è stato interrogato oggi dalle autorità maltesi e la Lifeline resta nella disponibilità dell’autorità giudiziaria con probabile ordine di sequestro.

La Aquarius ha da poco allontanato la costa della Sardegna per dirigere su Marsiglia, porto francese in cui sta andando a riparare dopo che, per stessa dichiarazione della Ong di appartenenza, Malta ha negato l’accesso al proprio porto per il consueto cambio di equipaggio. Neanche l’Italia era più un porto in cui poter fare scalo per il cambio di turno dei volontari soccorritori quando è stato individuato il porto francese come punto di approdo sicuro. Anche se la Aquarius non aveva migranti a bordo e se i porti più utilizzati dalla nave di SOS Mediterranee sono stati sin dal primo momento quelli di Trapani e Catania. La Iuventa è attualmente ancora sotto sequestro a Trapani con convalida del Tribunale del riesame. Open Arms è riuscita a scampare al sequestro per un probabile errore di attribuzione tra le Procure di Catania, che si era arrogata il caso, e di Ragusa che aveva evidente competenza territoriale. Scomparse anche le varie MOAS, Save the Children e Medici Senza Frontiere – rimasta solo quale partner a bordo della Aquarius – il Mediterraneo è attualmente scoperto ed esposto a gravi naufragi se i trafficanti libici dovessero continuare a fare affidamento su soccorsi a breve distanza dalla costa. Intento, da poche ore, ha avuto inizio il Consiglio europeo che vede al centro del dibattito proprio la questione migratoria con il Trattato di Dublino e le nuove posizioni dell’Italia sul fronte Mediterraneo.

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