Migranti in calo dell’80% dal Mediterraneo centrale, ma non sappiamo che fine fanno

Drastica riduzione del flusso migratorio dalla Libia senza che nel Paese nordafricano siano stati risolti i problemi sul trattamento dei migranti. Nave Aquarius dirige verso un porto sicuro con 292 persone

di Mauro Seminara

Fonte Ministero degli Interni
Secondo i dati del Ministero dell’interno, nel primo trimestre dell’anno in corso sono arrivati in Italia 4.399 migranti provenienti dalla Libia. Una riduzione enorme rispetto allo scorso periodo del 2017 che aveva registrato arrivi per 21.207 unità. Il 79,26% in meno. Ma le 21mila “unità sono persone, ed attualmente non sappiamo esattamente che fine facciano i migranti le cui condizioni e quelle dei Paesi di provenienza non sono migliorate rispetto allo scorso anno. Neanche gli sforzi europei perché queste condizioni migliorino sono cambiate molto, visto che i fondi destinati – teoricamente – agli investimenti nei luoghi di origine da cui provengono la maggioranza dei migranti vengono in realtà impiegati in buona parte per la gestione di quelli approdati in Unione europea. Di canali umanitari se ne parla occasionalmente e per numeri irrisori. Oltre ai rifugiati che sotto la guida dell’Unhcr sono stati trasferiti dalla Libia – circa mille persone selezionate nei lager libici tra le più vulnerabili – ed i 90 che tra il 27 ed il 28 marzo sono stati trasferiti in Italia dal Libano con i canali umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e Tavola valdese, di protezioni di massa non se ne sente ancora parlare. Ciò di cui si sente parlare è invece l’episodio da cui è scaturito il sequestro della nave da soccorso umanitario della Ong catalana Proactiva Open Arms. In quel caso si è palesato il controllo della Guardia Costiera libica intenta in un “recupero” in acque internazionali sotto minaccia armata – a cui i soccorritori della Organizzazione non governativa sono sfuggiti – che, se vista con opposta prospettiva, l’unica cosa a cui somiglia è un respingimento per il quale il lavoro sporco viene svolto dalla Libia invece dell’Italia che per questa pratica venne a suo tempo già condannata.

Il dato complessivo per questo primo trimestre, che si chiude oggi, è di 6.161 migranti – incluse altre rotte oltre a quella libica – contro i 21.936 dello stesso periodo dello scorso anno. Anche in questo caso sembra che i canali, umanitari e non, siano chiusi a doppia mandata. Recente è la notizia della seconda tranche di finanziamento europeo alla Turchia di Erdogan che ha così messo in cassa altri tre miliardi di euro con cui, secondo l’interrogazione parlamentare presentata pochi giorni addietro a Bruxelles, pare che il presidente turco invece di prendersi cura dei migranti stia investendo in armi per respingerli. I centri di detenzione libici non sono quindi vuoti e le condizioni in cui i migranti vengono detenuti sono state dimostrate dagli stessi migranti che la Open Arms aveva soccorso giusto due giorni prima dell’operazione che ha visto l’incriminazione dell’equipaggio da parte della Procura di Catania. In quella circostanza, uno dei malnutriti migranti salvati dalla Ong catalana era morto dopo l’arrivo in Sicilia e malgrado l’immediato trasferimento presso una struttura ospedaliera. Nel frattempo la campagna elettorale in Italia si è conclusa, almeno nella sua forma ufficiale, con le elezioni del 4 marzo e il dibattito sui flussi migratori – centrale nella prima parte della campagna – si è via via affievolito fino alla quasi totale scomparsa. Ma se l’argomento è scomparso, non sono scomparsi i migranti. La nave da soccorso umanitario di SOS Mediterranee, che opera in partnership con Medici Senza Frontiere, ha salvato poche ore fa altre 39 persone vulnerabili – tra cui un neonato, casi medici, donne incinta e bambini con i genitori – da un gommone sovraffollato intercettato dalla Guardia Costiera libica. A bordo della nave ci sono adesso 292 persone soccorse in tre diverse operazioni. La Aquarius dirige a nord, “verso un porto sicuro” attualmente indefinito e con i rischi di repliche del caso Open Arms.

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