Libia, ancora bombe su aeroporto di Mitiga

Nuovi raid aerei alle porte di Tripoli messe a segno da forze di Khalifa Haftar. L'obiettivo bombardato era un deposito di armamenti turchi con missili per i droni killer impegnati nella guerra in Libia

Esplosioni in depositi della Libia, alle porte di Tripoli (Credits: Address Libya)

Media locali annunciano un nuovo raid aereo sull’aeroporto internazionale di Mitiga, già aeroporto internazionale della capitale e da qualche tempo base militare nella disponibilità dei droni killer della Turchia. Le forze militari inviate da Erdogan a sostegno di Serraj, quindi schierate contro il generale Khalifa Haftar, pare avessero nei magazzini dell’aeroporto della capitale i depositi di missili impiegati dai droni. Questo ha asserito ieri Ahmed al-Mismari, portavoce dell’esercito nazionale libico (LNA). “L’Air Force dell’LNA ha distrutto magazzini di missili turchi all’aeroporto di Mitiga, a Tripoli, utilizzati per i droni turchi a sostegno delle milizie estremiste di Fayez al-Sarraj”.

Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico aveva indetto ieri una conferenza stampa con cui ha anche vantato l’efficienza dei servizi di intelligence delle forze del generale Khalifa Haftar, capaci di individuare il deposito segreto dei velivoli killer turchi. Individuati i target, i raid sono andati a segno ed “hanno provocato grandi esplosioni – ha spiegato al-Mismari – dovute alla distruzione di missili e munizioni contenuti all’interno dei magazzini”. I raid di ieri pare però che non abbiano offerto piena soddisfazione al generale Haftar che oggi ha autorizzato nuovi raid aerei.

In Libia continua la guerra tra le due principali fazioni, quella del generale Haftar, che il 4 aprile ha annunciato l’assalto finale a Tripoli, e quella di Fayez al-Serraj, presidente del Governo di Accordo Nazionale (GNA) sostenuto dalle Nazioni Unite. Al fianco dei due contendenti ci sono però vari attori internazionali. Tra questi appunto la Turchia, schierata dalla parte del presidente riconosciuto dalle Nazioni Unite e contro il signore della guerra di Bengasi. Dalla parte del generale Haftar però risultano schierati anche la Francia e la Russia.

Mosca è tra l’altro alleata della Siria di Bashar al-Assad, impegnata adesso nel fronteggiare l’aggressione turca al Rojava, regione nord della Siria in cui vivono, tra gli altri, anche i curdi che Erdogan considera pericolosi nemici. Turchia, Russia e Francia non sono però gli unici potentati militari che stanno operando in Libia. Risultano infatti ufficialmente impegnati anche Israele – fino ad ora con droni spia abbattuti dall’LNA – e gli Stati Uniti che hanno operato raid aerei giustificati dal Pentagono come attacchi ad insediamenti terroristi. In Libia è poi presente militarmente anche l’Italia.

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