Lampedusa, al via la rimozione dal porto dei relitti dei migranti – FOTO

Iniziati i lavori per la rimozione delle barche dei migranti affidate in custodia all'Agenzia delle Dogane e già in parte affondate a causa del sovraffollamento nel porto di Lampedusa. Il ritardo dell'intervento di cui l'Agenzia è Stazione Appaltante è dovuto all'incendio delle barche che si è consumato a giugno

Alcune delle barche dei migranti affondate nel sedime portuale di Lampedusa ed operai al lavoro per la rimozione il 7 luglio 2020

di Mauro Buccarello

Le barche ed i relitti che affollavano il porto di Lampedusa, al molo Favarolo, complicando le manovre delle motovedette che dovevano approdare per lo sbarco dei migranti, andranno via già a partire da questa mattina. L’Agenzia delle Dogane ha visto in esecuzione oggi la procedura di gara che aveva indetto il 19 marzo 2020 e per la quale era stato affidato l’appalto dalla stessa agenzia alla ditta Cubo Costruzioni, di Paternò, il 15 maggio 2020. La ditta della provincia di Catania, che si è aggiudicata l’appalto, è la stessa che avrebbe dovuto provvedere alla rimozione delle barche dei migranti accumulate in secca vicino al campo sportivo. Quest’area da bonificare, già affollata al 15 maggio, era la prima su cui la ditta sarebbe intervenuta se non fosse stato per l’incendio che la notte tra il 5 ed il 6 giugno, venti giorni dopo l’affidamento alla Cubo Costruzioni, distrusse completamente il sito costringendo l’area al sequestro da parte della Procura.

Questa mattina, dopo lo stralcio del capitolato d’appalto, sotto la supervisione del soggetto affidatario, i lavori hanno visto finalmente il via e le prime barche affondate al molo militarizzato degli sbarchi hanno iniziato ad andar rapidamente via. Per risolvere il problema del molo Favarolo c’erano due ostacoli di natura burocratica. Uno riguardava le barche che, pur relitti, erano ancora sotto sequestro e che per essere rimosse per lo smaltimento dovevano prima avere la documentazione di dissequestro pronta. L’altro riguarda l’area in cui le barche ancora vincolate per sequestro in capo dovevano essere posizionate dopo la rimozione dall’arenile. Per l’affidamento dei relitti ancora sottoposti a sequestro è stata individuata la proprietà della ditta EdilScami, e le barche verranno quindi collocate in una sorta di rimessa privata d’occasione.

L’incendio delle barche di “Cala salina” ha distrutto 59 relitti e la stazione appaltante ha dovuto modificare l’elenco delle imbarcazioni da far rimuovere alla ditta che si è aggiudicata l’appalto. Dell’intervento, di cui l’Agenzia delle Dogane è affidataria per le barche e Stazione Appaltante per i lavori, affidato alla ditta di Paternò fanno parte anche la rimozione del motopeschereccio in ferro “Haj Youssef”, oggetto di un procedimento penale in corso ed ormeggiato nel Porto Nuovo di Mazara del Vallo. Le barche di Lampedusa ed il grosso peschereccio in ferro di Mazara del Vallo non sono gli unici interventi affidati. Tra le rimozioni ci sono anche barche a Licata e a Siculiana, entrambe in provincia di Agrigento. Tutte le rimozioni fanno parte di un appalto ma hanno diverse destinazioni secondarie. Alcune barche, come già sopra specificato, andranno in secca sotto custodia. Altre invece verranno triturate e smaltite a norma di legge.

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