Migrazioni Libia, 213 persone salvate dalle Ong

Tre imbarcazioni soccorse da navi Ong nelle ultime 24 ore. In totale a bordo delle due navi umanitarie ci sono 213 persone. La Ocean Viking ha soccorso due barche con 151 persone ed altre 62 sono state salvate dalla Alan Kurdi mentre si trovavano su un gommone

Un uomo ed un bambino soccorsi dalla nave Alan Kurdi il 25 gennaio 2020

In un gennaio anomalo per il clima fin troppo mite, dopo qualche giorno di mare mosso, nel Mediterraneo centrale sono apparse nuove barche cariche di persone che si lasciano alle spalle la Libia. Fatta eccezione per le barche libiche che anche su indicazione dei velivoli europei bloccano i profughi e li riconducono in un territorio non sicuro, l’unico dispositivo di soccorso umanitario in mare è oggi rappresentato dalle navi delle Organizzazioni non governative. Le partenze dalla Libia sono iniziate la notte tra il 23 ed il 24 gennaio, alla prima timida schiarita meteo marino. La Ocean Viking, delle Ong SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere, e la Alan Kurdi, della Ong Sea Eye, sono in questo momento le uniche due navi umanitarie in missione. La Sea Watch 3 e la Open Arms si trovano infatti ferme, rispettivamente in Spagna ed in Sicilia, per soste tecniche, ed a fronteggiare il pericoloso flusso invernale di persone messe in mare con condizioni meteo assai mutevoli sono soltanto Ocean Viking ed Alan Kurdi.

Il piccolo naufrago salvato il 24 gennaio dalla Ocean Viking

Prima dell’alba di ieri, la Ocean Viking, la più grande delle navi Ong, ha trovato e soccorso un gommone con 92 persone a bordo. La presenza del gommone era stata segnalata dalla centrale d’allarme civile Alarm Phone che ne aveva ricevuto richiesta di soccorso. Per la ricerca si erano coordinate la Ocean Viking e la Alan Kurdi e pochi minuti prima delle tre di notte la nave di SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere ha individuato il gommone. A bordo ci sono 39 uomini e 15 donne, ma anche 38 minori di cui 32 senza un familiare al seguito. Ci sono anche 4 donne in gravidanza e due bambini piccoli tra i naufraghi salvati dalla Ocean Viking. I medici a bordo, equipe di Medici Senza Frontiere, hanno inoltre constatato la fragile condizione fisica delle persone prese a bordo dalla nave Ong. Alle 05:05 del 24 gennaio l’operazione SAR è conclusa, ma non la missione della nave. Inizia intanto la solita procedura di rito con la nave Ocean Viking che informa la sedicente Centrale di Coordinamento Soccorso Marittimo della Libia, e per conoscenza anche quella di Italia e Malta e la missione EunavforMed, dell’avvenuto soccorso e della conseguente richiesta di un porto sicuro di sbarco.

Trascorse 24 ore, alle 05:08 del 25 gennaio, la Ocean Viking ha completato l’operazione di soccorso di 59 naufraghi a bordo di una piccola barca in legno. Tra le persone tratte in salvo questa mattina 34 uomini e 3 donne, ma tra essi 22 sono minori e 21 dei quali senza un genitore al seguito. A bordo della Ocean Viking ci sono quindi 151 persone che sono fuggite dalla Libia. Un nutrito gruppo di profughi di un territorio in guerra, che per questo ed altri motivi non può essere riportato in Libia. Le nazionalità dei naufraghi sono infatti diverse – Marocco, Bangladesh, Gambia, Somalia, Costa d’Avorio, Camerun, Mali Senegal, Guinea Conakry, Guinea Bissau e Benin – e non è possibile garantire loro il rispetto dei diritti umani minimi sanciti dagli accordi internazionali a partire dalla Convenzione di Ginevra. Entrambe le imbarcazioni sono inoltre state soccorse in acque internazionali, oltre la fascia contigua delle acque territoriali libiche, e ricondurli in Libia equivale ad un respingimento. Principio del diritto internazionale che si applica anche alla terza imbarcazione soccorsa tra ieri ed oggi nel Mediterraneo centrale.

La Alan Kurdi ha soccorso un gommone carico di persone alle prime luci odierne (foto a destra). A bordo c’erano 62 persone, tra le quali 8 donne e 7 bambini. Uno dei piccoli profughi salvati dalla nave Ong, il primo che i naufraghi hanno passato alle braccia dei loro soccorritori, ha appena sei mesi. A bordo delle due navi Ong ci sono adesso in complessivo 213 naufraghi. Anche la Alan Kurdi è adesso in attesa di un Place of Safety (un porto sicuro) che non può essere della Libia. Ma l’attesa dell’assegnazione di porto sicuro di sbarco è in questo momento secondaria alle esigenze delle due navi Ong di mettere al sicuro eventuali altre persone messe in mare dai trafficanti libici. Il giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, esperto nel monitoraggio e tracciamento di navi e velivoli nel Mediterraneo centrale ed attento osservatore dei movimenti migratori, ha infatti allertato su attività intorno alla piattaforma petrolifera Bouri Field che potrebbe riguardare un’altra imbarcazione carica di migranti in difficoltà. La piattaforma off shore è uno dei punti di riferimento delle imbarcazioni cariche di migranti ma prive di “scafisti” alla guida, e per questa ragione, visibili da molte miglia di distanza vengono puntate per tenere la rotta. Ma non è l’unica ragione. Intorno alle piattaforme per l’estrazione di idrocarburi si muove un gran numero di navi e rimorchiatori che, in caso di pericolo, potrebbero soccorrere i naufraghi come già accaduto in passato.

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