Sospendiamo la campagna elettorale?

Editoriale di Mauro Seminara

Figuratevi se non cavalcavano l’onda della notizia di cronaca con tanto di mostri in prima pagina! Da una parte quelli che sventolano il mostro nigeriano quale esempio di bestie che salviamo ed accogliamo, perché per chi sciorina il mostro nero gli immigrati sono tutti uguali. Magari sono pure culturali nella loro patria questo genere di atroci crimini. Quindi sono in uso anche ai Parioli. Perché se dobbiamo generalizzare dobbiamo anche chiedere a chi sta sempre più soffiando sul fuoco del razzismo che differenza c’è tra un Diotallevi del quartiere altolocato della capitale, quello che ha fatto a pezzi la sorella e l’ha gettata nei cassonetti dei rifiuti, e la orrenda bestia nigeriana. A parte che uno è bianco ed italiano e l’altro nero ed immigrato, ovvio. Dall’altra parte c’è invece chi sbandiera il fanatico borderline che ha tentato la strage come il frutto della campagna di odio da anni cavalcata dalla controparte. L’invito a tacere non era rivolto solo a Salvini, che figuriamoci se evitava di proliferar cazzate sulla cresta di un’onda mediatica “favorevole” a chi propone la guerra ai migranti. Valeva anche per la parte opposta; quella pseudo-sinistra che usa l’episodio contro la parte politica rivale e dimentica che comunque in ospedale ci sono sei persone, uomini e donne, in carne ed ossa, ricoverati da sabato per colpi d’arma da fuoco.
Il ministro dell’Interno, subito accorso per l’ordine e la sicurezza di Macerata, non si è chiesto per l’ordine e la sicurezza di chi. Ha persino parlato del farsi giustizia da soli. Ma “giustizia” di che? Sarebbe adesso farsi giustizia sommaria mettersi a sparare su tutti i ferrotranvieri che si incontrano in strada? Perché la notizia di oggi è quella di una ragazzina, coetanea di Pamela, uccisa a coltellate. Gli inquirenti stanno quindi indagando sul tranviere e sulla consorte che pare ospitassero la ventenne da giorni in quell’appartamento milanese di casa Salvini. Ventenne con un passato in comunità per dipendenza da droghe pesanti. Come Pamela, che dalla comunità si era allontanata per trovare la morte dopo, pare, essersi prostituita con un uomo – italiano – pur di comprarsi la dose. In questo letamaio elettorale sembrano tutti unicamente concentrati sui due mostri: Luca Traini e Innocent Oseghale. Nessuno sembra preoccupato dall’aumento di tossicodipendenza da eroina tra giovanissimi ragazzi italiani e nessuno sembra essersi accorto che in ospedale ci sono sei feriti. Pare che l’unico candidato alle elezioni del 4 marzo a farsi vivo in ospedale per far visita alle vittime innocenti di Luca Traini sia stato Maurizio Acerbo, di Potere al Popolo.
Pamela e Jessica avevano in comune due cose: la giovanissima età e la dipendenza da quella droga che credevamo ormai un ricordo degli anni ’70 e ’80. Ma “l’Italia è vintage” rischia di diventare un tormentone e ce lo risparmieremmo volentieri. L’unico problema è che non ci si può risparmiare di assistere a vite spezzate in così tenera età, quando il mondo si dovrebbe schiudere e la vita dovrebbe iniziare ad essere propria e non più di altrui arbitrio. Questa classe politica dovrebbe preoccuparsi dell’astensionismo e della totale assenza di aspettative dei neomaggiorenni che cadono sul consumo di una droga che si credeva fuori mercato ed invece è tornata come torna l’eroina nei periodi in cui la consapevolezza sociale rischia di far ribaltare lo Stato nel modo più democratico possibile e a mali estremi, negato il diritto democratico, con una vera insurrezione popolare. Questa campagna elettorale è viziata come l’aria di un ascensore in cui tutti i presenti scorreggiano. Forse peggio.
Il ministro dell’Interno disse, appena pochi mesi addietro, che ha temuto per la tenuta democratica del Paese. Adesso invece è soddisfatto? Avere indicato il flusso migratorio come causa della suddetta tenuta democratica ed avere ridotto temporaneamente il flusso dalla Libia al prezzo di accordi su cui non poter dormire la notte ha risolto il problema? Scritto a suo tempo e ribadito oggi: la tenuta democratica è stata minata gravemente proprio dalla legittimazione dell’ideologia anti-immigrato delle destre, con l’attacco alle ONG e gli accordi con la Libia di Serraj e, pare ad oggi confermato, la Libia dei trafficanti. La campagna elettorale è viziata da limiti sui temi e limiti sui programmi. Al centro vediamo solo i flussi migratori con cazzate da intervento dell’arbitro immediato, tipo il rimandare a casa 600.000 migranti in caso di vittoria. Poi ci sono flat tax vendute come un vantaggio per il popolo elettore, riduzione delle tasse, e cchiù pilu pi tutti. Ma lo Stato non è solo un criminale preso dalle forze dell’ordine in poche ore, per quanto fuori di testa possa essere il criminale.
Lo Stato è quello che si occupa del ritorno dell’eroina, dei servizi sociali che si perdono ragazze come Pamela e Jessica e del welfare che non promette loro nulla per il futuro. Lo Stato dovrebbe occuparsi della sanità pubblica invece di privatizzarla, e dei servizi che vengono sempre più forniti da associazioni di volontariato – a volte neanche tanto volontario ma ben retribuito – invece che dagli enti pubblici preposti. Un arbitro a questo punto dovrebbe fischiare. Non è prerogativa del presidente della Repubblica? E chi altri può convocare una conferenza stampa per dire pubblicamente che tutte le parti politiche in corsa per la maggioranza di Governo sono ridicole e che se sono questi i soggetti a cui affidare poi il Governo del Paese è innegabile la preoccupazione del garante della Costituzione? Cosa è se non una questione di decoro istituzionale? Credibilità agli occhi degli elettori italiani ma anche del mondo intero. Forse, presidente Mattarella, è giunto il momento che lei dica chiaramente di non essere Giorgio Napolitano e che c’è un bene superiore, anche più della tanto trita “governabilità” del Paese. La stabilità non viene dagli accordi trasversali dei partiti per spartirsi l’Italia. La stabilità viene dal livello di servizi erogati ai cittadini, dal welfare, dalle aspettative e dai sogni dei ragazzi. La stabilità deriva da un popolo che crede nella propria nazione, e gli italiani, caro presidente Mattarella, all’Italia hanno smesso di credere da tempo.

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