La mattanza dei migranti, a Lampedusa un’altra barca si è capovolta: 20 dispersi

Ricerche in corso con quattro motovedette e mezzi aerei per i dispersi del barchino che oggi pomeriggio si è capovolto ad appena 800 metri da Lampedusa. Stesso punto e stessa distanza del naufragio del 3 ottobre 2013. La barca con circa 170 persone a bordo si è capovolta davanti alle motovedette della Guardia Costiera. La presenza del barchino segnalato da un lampedusano e non dai velivoli dell'Unione europea

Alcuni superstiti del naufragio occorso a Lampedusa, oggi, 23 novembre 2019

di Mauro Seminara

Anche in questo caso avevano raggiunto la salvezza e si trovavano a mezzo miglio dalla costa di Lampedusa i 170 migranti la cui barca si è capovolta, di nuovo, sotto gli occhi dei soccorritori. Mezzo miglio nautico equivale a circa 800 metri. E loro si trovavano a circa 800 metri dalla punta di Cala Galera, in area marina protetta dell’Isola dei Conigli. Due motovedette della Guardia Costiera stavano abbordando il barchino per un intervento SAR, ma a quel punto il piccolo peschereccio di circa dieci metri si è capovolto e le persone sono finite tutte in mare. La Guardia Costiera ha emesso un comunicato stampa alle 18:39, insolito, vista la ormai stabile chiusura delle comunicazioni del loro ufficio relazioni esterne, che è giunto alla stampa quando dalla seconda motovedetta entrata in porto con i superstiti erano appena sbarcati, bagnati ed infreddoliti, i migranti salvati poco prima. I sopravvissuti sono 143, ma dalle loro testimonianze pare fossero in totale 170 su quel barchino.

Il mare sotto costa a Lampedusa è decisamente mosso e la barchetta non poteva garantire ad un simile carico la dovuta stabilità. Onde alte anche un paio di metri dove la costa aumenta il moto ondoso facendo scontrare le correnti in salita con quelle di ritorno. Stando alla nota della Guardia Costiera, sul posto, si erano recate addirittura quattro motovedette ed immediatamente “allertati un elicottero ed un aereo della Guardia Costiera di Catania”. L’aereo è arrivato a Lampedusa intorno alle 20. Sempre da nota stampa della Guardia Costiera, “un cittadino ha segnalato alla Guardia Costiera di Lampedusa di aver avvistato un barchino in difficoltà a meno di un miglio dalla costa”. La barca non era stata quindi avvistata dai velivoli della missione europea che sorvolano il Mediterraneo centrale e che avrebbero dovuto vedere il natante stracarico durante le ricerche di un altro barchino, con circa 45 migranti a bordo, di cui si sono perse le tracce da un giorno.

Discordanti le informazioni lanciate da agenzie di stampa, che parlano di due corpi già a bordo di motovedette. Secondo la nota della Guardia Costiera, diramata prima delle 19, “Attualmente non sono stati avvistati corpi privi di vita”. Da riscontro tra quanto dichiarato già al momento dello sbarco dai superstiti e quanti la Guardia Costiera ne ha salvati, in mare dovrebbero esserci ancora tra le 20 e le 25 persone. Prendendo per buono il recupero dei due corpi, sarebbero quindi circa una ventina i dispersi. La tragedia che si è consumata oggi a Lampedusa ricorda molto la dinamica del naufragio della notte tra il 6 ed il 7 ottobre, sempre al largo dell’isola. Anche in quel caso, le motovedette erano davanti il piccolo peschereccio in legno con 70 migranti a bordo. Anche in quel caso qualcosa è andato storto ed il barchino si è capovolto sotto gli occhi dei soccorritori. Ancora ci sono il relitto e tre corpi, che non è stato possibile recuperare, sul fondo del mare di Lampedusa.

La sequenza di incidenti, quelo del 6 ottobre, quello odierno, quello di due giorni addietro al largo di Khoms, quello al largo della Tunisia, hanno tutti in comune lo stesso motivo di base che l’Italia aveva provato a scongiurare al tempo del Governo di Enrico Letta con la missione umanitaria Mare Nostrum, avviata dopo il naufragio del 3 ottobre 2013, nello stesso punto in cui oggi si è capovolto il piccolo peschereccio. I soccorsi sotto costa, quando i migranti sono ormai arrivati e ad attenderli c’è una contestazione di immigrazione clandestina, è una mattanza che i governi europei intendono far procedere con queste regole d’ingaggio. Sfatata la bufala propagandistica del “pull factor” che le navi delle Ong causerebbero, ci troviamo adesso a dover prendere atto, con la dovuta amarezza, di una nuova statistica secondo cui forse i soccorritori delle navi umanitarie perdono meno vite della Guardia Costiera italiana nel corso delle operazioni SAR. Circa una cinquantina le vittime del 6 ottobre 2019, finite in mare davanti la Guardia Costiera intervenuta a brevissima distanza da Lampedusa. Circa una ventina i dispersi di oggi, finiti in mare con due motovedette accanto. Moltissimi i corpi sul fondo del Mar Mediterraneo, accumulatisi nel corso degli anni ed ai quali si aggiungono i circa 800 di cui si ha notizia per l’anno in corso. L’approccio securitario non funziona, ma a Bruxelles come a Roma importa poco se a Lampedusa le vittime disegnano un nuovo fondale marino, diverso da quello che la natura aveva donato e fatto di relitti di barche e corpi di naufraghi.

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