Lampedusa, recuperati sette corpi del naufragio

Sulla banchina del Molo Favarolo di Lampedusa i corpi di sette vittime del naufragio del 7 ottobre. Tra le salme c'è anche il corpo della donna e quello del neonato che stringeva tra le braccia. Domani i guardacoste procederanno al recupero delle altre vittime localizzate intorno al relitto della barca

La motovedetta CP 312 con i corpi delle vittime del naufragio del 7 ottobre recuperati dal fondo del mare

di Mauro Seminara

Tra le prime sette vittime, delle dodici avvistate nei dintorni del relitto, ci sono anche la giovane donna ed il piccolo che stringeva tra le braccia quando l’acqua è entrata nei loro polmoni. Il recupero è avvenuto oggi, dopo mezzogiorno, e la motovedetta CP 312 è entrata in porto con il suo orribile carico alle 15:30. Un lavoro orribile quello dei guardacoste e dei sommozzatori, i primi coperti da speciali tute bianche o gialle e mascherine – probabilmente poco efficaci – ed i secondo impegnati nel recupero dei corpi straziati a 60 metri di profondità. Le salme giacevano sul fondo del mare dalla notte tra il 6 ed il 7 ottobre. Dieci giorni a frollare nell’impietoso rigor mortis in cui sono rimasti. Corpi con le braccia protese verso l’alto. Verso l’aria. Il corpo della donna ancora avvolto intorno al bambino di appena otto mesi che teneva tra le braccia quando la barca si è capovolta ed ancora mentre sprofondavano decine di metri sotto il cielo della libertà.

Una volta riemersi, quei corpi dai tessuti ormai sfaldati, hanno rilasciato l’odore nauseabondo ed oleoso che rimarrà per giorni nelle narici di quanti li hanno recuperati prima e riposti nei sacchi dopo. Ed è un odore che non va via, neanche dopo che la mucosa olfattiva se ne sarà liberata. Ricorderà per il resto della vita quei corpi, le loro espressioni, il loro sguardo con gli occhi aperti e sgranati immaginabili anche se probabilmente già mangiati dai pesci. Verranno sepolti, ed è già un minimo riconoscimento di dignità alle ennesime vittime di naufragi che si possono evitare, ma sono stati “recuperati” dalla Guardia Costiera. Il prestigioso corpo italiano che le vite in mare le salva, non le recupera dopo un orribile decesso.

Non è stato possibile, almeno in questa fase, recuperare anche la barca che li ha condotti alla morte. Il relitto rimarrà ancora in fondo al mare, fino al completamento del lavoro con le vittime localizzate nei dintorni. Le salme invece verranno prima ispezionate dal medico legale e dopo il tampone genetico per un campione di DNA per futuro riconoscimento si procederà con la saldatura delle bare presso un vano del cimitero dell’isola. Successivamente verranno trasferite presso la Casa della Fraternità, i locali parrocchiali che già avevano ospitato le altre salme fino al trasferimento. Come per le prime 13 vittime, recuperate nelle ore successive al naufragio, la sepoltura non avverrà nel piccolo e saturo cimitero di Lampedusa. Si presume quindi una replica di trasporto in cella frigorifera, come nel caso delle dodici donne e della bambina. L’alternativa potrebbe essere un trasferimento sul ponte scoperto di una nave militare. Domani proseguirà il lavoro della Guardia Costiera per il recupero degli altri corpi.

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