Migranti lasciano la Libia, oltre 200 tra Messina e Lampedusa

Sbarchi nei porti di Lampedusa e Messina di profughi salpati dalla Libia. Interventi di soccorso operati dalla Marina Militare italiana. In Libia oltre 20.000 migranti in condizioni inumane con storie di torture

Il ritorno dei “viaggi della speranza”, oppure vuoti a perdere da smaltire tra le onde del Mediterraneo centrale. Molto mosso risulta infatti quel tratto di mare che conosciamo con il nome di “zona SAR” e su cui si affaccia la costa della Libia. Nave Aquarius all’alba di oggi ha fatto ingresso nel porto di Messina, in Sicilia, con il suo carico di 111 migranti soccorsi da una nave della Marina Militare italiana la notte tra martedì e mercoledì. La nave umanitaria della Ong SOS Mediterranee, in partnership con Medici Senza Frontiere, ha trasbordato i migranti dalla nave della Marina Militare si richiesta dell’MRCC, il Centro per il Coordinamento del Soccorso Marittimo. Tra i migranti, profughi di una guerra che si combatte in questi giorni in Libia, ci sono in prevalenza persone la cui nazionalità dichiarata sarebbe del Sudan e del Marocco.

Questi ultimi, i marocchini, si erano resi protagonisti già sul finire della scorsa settimana di uno sciopero della fame in segno di protesta per le condizioni inumane con cui venivano trattenuti in un centro di “accoglienza” libico. Protesta che era andata avanti per giorni durante il caos delle stime crescenti sul numero di migranti intrappolati in Libia da milizie che ne impedivano la partenza verso l’Europa. L’ultimo dato, fornito dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, parla di circa 20.000 persone. Tra i migranti sbarcati questa mattina nel porto di Messina ci sarebbero anche somali, egiziani, palestinesi, siriani ed un libico. “Il posto era pieno di persone, nordafricani e subsahariani. Le condizioni sono orribili ma per i subsahariani sono impossibili. Vengono continuamente torturati se non cedono alle estorsioni di denaro“. È il racconto, la descrizione delle condizioni in cui venivano trattenuti dai trafficanti, che due fratelli siriani hanno reso al team di soccorso di nave Aquarius.

Anche a Lampedusa sono arrivati – operazioni di sbarco ancora in corso – oltre un centinaio di migranti di provenienza libica e nazionalità mista subsahariana. In questo caso, a far toccare loro terra in un porto ed in un luogo sicuro, sono state le unità navali della Guardia Costiera. I profughi condotti in salvo a Lampedusa si andranno ad unire ai migranti tunisini ancora presenti nell’Hotspot dell’isola. Malgrado l’accelerazione, che ha visto trasferimenti alla media di 200 al giorno da Lampedusa verso la Sicilia, nella struttura di Contrada Imbriacole rimangono oltre 200 nordafricani. In condizioni di sovraffollamento del Centro, i rapporti tra tunisini e subsahariani potrebbe risultare difficile. In compenso pare siano stati trasferiti tutti i minori che ancora soggiornavano nell’Hotspot di lampedusano. Per gli altri, gli adulti, la soluzione all’emergenza posti sul territorio nazionale risulta purtroppo ormai consolidata con la pratica dell’ordine di espulsione che il migrante dovrebbe rispettare abbandonando il territorio autonomamente.

In Libia si stanno scoperchiando orribili pentole negli ultimi giorni. Gli oltre 20.000 migranti stimati dall’Unhcr e detenuti in condizioni estreme sono un enorme quantità di piccoli gruppi in località sparse sulla costa che fanno cumulo con i grossi e disumani centri di contenimento in cui venivano ammassati quanti l’Unione europea non voleva vedere sbarcare sulle proprie coste ed in Italia. In un piccolo magazzino, scoperto tra la città di Zuwara ed il confine con la Tunisia, la polizia libica ha trovato oltre 200 migranti, per lo più di nazionalità eritrea. Tra questi, affidati all’agenzia locale che si occupa dell’immigrazione clandestina, c’erano anche molti bambini di età compresa tra i dieci ed i quindici anni di età. Anche i bambini, come gli adulti, hanno confermato che non mangiavano da cinque giorni e che erano stati picchiati e torturati dai trafficanti. Inumano anche lo stato igienico in cui versava il piccolo magazzino di detenzione e tortura.

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