Tunisia verso ballottaggio tra Costituzione e populismo

In testa per gli exit poll e già negli ultimi sondaggi il professore di Diritto Costituzionale Kais Saied. Secondo, staccato di circa tre punti ma al ballottaggio per la Presidenza della Tunisia, il magnate televisivo arrestato per evasione fiscale Nabil Karoui. Affluenza molto bassa alle urne tunisine: solo il 45% degli aventi diritto

Il professore di Diritto costituzionale Kais Saied bacia la bandiera della Tunisia

Affluenza in forte calo nella novella democrazia dei tunisini. Alle urne per l’elezione del nuovo presidente si sono recati il 45,2% degli aventi diritto. Nel 2014, dopo la caduta nel 2011 del longevo dittatore Ben Alì, rimasto 23 anni al potere da presidente tiranno e censore, si erano recati ad esprimere la propria preferenza quasi il 65% degli aventi diritto. Alta era stata l’astensione da parte dei tunisini finalmente liberi nel 2014 ed altissima risulta esserlo nel 2019. A confondere le idee e disperdere intenzioni di voto anche il numero dei candidati alla Presidenza: ben 26. Una corsa elettorale folle che vede adesso la Tunisia alle prese con le prime difficoltà da democrazia. Non mancano, in momenti difficili come quello che attraversa lo Stato nordafricano, gli arrembaggi alla poltrona d’oro e le sortite populiste. Nessun candidato, in un contesto del genere, poteva pensare di raggiungere il 50% dei consensi e venire eletto presidente al primo turno. Fortunatamente per i tunisini, sono attualmente in testa due nomi nettamente contrapposti per profilo personale. Da una parte il professore di Diritto Costituzionale Kais Saied e dall’altra il Berlusconi del sud, il milionario Nabil Karoui. Quest’ultimo, in comune con l’anziano populista italiano ha la ricchezza, le emittenti televisive di cui è proprietario, qualche incrocio di affari nel passato con il collega di Arcore e come il suo modello ispiratore anche qualche problema con la giustizia.

Nabil Karoui (in foto), candidato forte per la presidenza in Tunisia, è stato arrestato qualche settimana fa per evasione fiscale. Un vizio probabilmente comune a quanti ritengono di non avere mai sufficiente denaro e quindi optano per l’evasione. Queste accuse mosse contro Karoui dalla giustizia tunisina devono ancora vedere processo e sentenza che prova la colpevolezza, ma nel frattempo hanno visto il vincitore predetto da alcuni sondaggi andare fuori partita ed il più rassicurante costituzionalista Saied di misura al primo turno. La Tunisia ha attraversato un periodo complesso nei cinque anni di prima Repubblica con il presidente Essebsi, da poco scomparso e per la cui dipartita sono state anticipate le elezioni da novembre a settembre. Essebsi aveva avuto il merito di moderare la corrente islamista di Ennahda invece di lasciarla crescere come potenziale corrente integralista all’opposizione. Di contro, nel corso della sua presidenza, la Tunisia aveva sottoscritto l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale che, se da una parte assicurava liquidità per mantenere i conti dello Stato, dall’altra costringeva il Paese – come tutti quelli finiti tra gli artigli del FMI – a grandi sacrifici e tagli contornati da grandi riforme. La campagna elettorale, soprattutto quella del potente Nabil Karoui, si è incentrata quindi sul demonizzare il professore di Diritto Costituzionale, conservatore, Kais Saied (foto in basso).

Il costituzionalista risulta in lieve vantaggio con il suo 19%, secondo gli exit poll, sul populista magnate televisivo Karoui che segue con un 16%. Tra la logica del mantenimento della giovane democrazia con attuazione dei principi costituzionali senza svendita e la logica del rinnovamento rivoluzionario affidato ad un magnate che ancora prima di raggiungere la poltrona da presidente del Paese di corrotti e corruttori – quel che è sempre stato con Ben Alì e famiglia al comando – è stato arrestato proprio per aver rubato, con l’evasione fiscale denaro alla collettività disoccupata ed affamata, la Tunisia si appresta ad inaugurare un nuovo corso della sua giovanissima democrazia. L’esito delle votazioni potrebbe avvicinare ulteriormente la Tunisia all’Unione europea e renderla maggiormente protagonista in nord Africa oppure farla ripiombare in un contesto in cui la corruzione e la disoccupazione ne destabilizzeranno gli equilibri minandone anche gli investimenti esteri.

Al di la del mare, il primo e più vicino partner europeo, l’Italia, che snobbò perfino il cordoglio nazionale per la scomparsa del primo presidente democraticamente eletto dopo Ben Alì, Beji Caid Essebsi, si ritroverà comunque ad avere interlocutori che nulla o poco hanno a che spartire con i precedenti referenti. Abdelfattah Mourou, fondatore del partito islamista, si trova al 12% mentre l’ex primo ministro Youssef Chaed sembra non riuscire a raggiungere la quota dell’8%. Come accaduto in Italia lo scorso anno, il popolo non ha ritenuto di dover confermare la fiducia a chi lo ha affamato. Ma questo rischia adesso di far cadere lo stesso popolo in mani ancor meno rassicuranti di quelle che in qualche modo hanno cercato di condurlo fuori dai vizi e dalla povertà imposti dal dittatore che per 23 anni lo ha sottomesso.

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