“2011 – Lampedusa nell’anno della Primavera araba” – In esclusiva su Mediterraneo Cronaca

Torna di attualità il documentario che attraverso le sole voci dei protagonisti, con un insolito e coinvolgente stile narrativo ed impreziosito dalla colonna sonora dei Sudd MM, racconta come e perché nel 2011 Lampedusa è stata travolta da una vergognosa emergenza umanitaria a causa di maldestre scelte di campo nella “lotta ai flussi migratori” che interessavano l’Italia.

A distanza di cinque anni dalla produzione del documentario tornano di estrema attualità molti dei fatti narrati, ed insieme a questi anche alcuni personaggi. Il dottore, Pietro Bartolo, che si accinge a lasciare la sua trincea in prima linea a Lampedusa per una partecipazione politica attiva. La portavoce dell’UNHCR, Laura Boldrini, che aveva lasciato l’Alto Commissariato per la politica divenendo presidente della Camera dei deputati. Per Laura Boldrini adesso i centri scommesse vedono basse le quotazioni per l’ingresso nella stessa formazione politica a cui partecipa Pietro Bartolo.

I fatti si ripetono e tornano di attualità con scelte che pare debbano pagare solo sul piano del consenso elettorale. Nel 2011 pare che l’emergenza umanitaria che ha travolto Lampedusa ed i suoi abitanti sia stata una scelta motivata dall’approssimarsi delle elezioni in molti comuni italiani fra cui tanti del nord Italia. L’ondata migratoria conseguente alla “rivoluzione dei gelsomini”, meglio conosciuta in Italia come “primavera araba”, avrebbe dovuto far scattare misure preventive che invece non arrivarono neanche quando su Lampedusa i migranti fuggiti dalla Tunisia stavano raggiungendo numericamente quello della popolazione residente. E lo raggiunsero, superandolo pure. I lampedusani, quasi seimila, si trovarono in minoranza.

Migranti all’addiaccio nella zona portuale di Lampedusa
In questo stesso periodo del 2010 il centro di accoglienza per migranti di Contrada Imbriacole in Lampedusa era chiuso per volontà del Ministero dell’Interno e pur essendo operativo, con personale preposto all’interno, i migranti venivano alloggiati negli hotel dell’isola piuttosto che nella struttura dedicata. All’esplodere della primavera araba il centro rimase chiuso, anche quando sull’isola arrivarono migliaia di harragas in poche ore. La necessità di trovare riparo in quel freddo febbraio del 2011 diede vita a quella che dalla stampa venne ribattezzata “collina della vergogna”. Un’area a monte del porto commerciale, dislocata esattamente alla fine della pista aeroportuale, in cui i migranti costretti all’addiaccio misero in piedi una sorta di tendopoli di fortuna con materiale sottratto sull’isola. Per Lampedusa fu un anno disastroso sotto ogni punto di vista.

Migranti all’addiaccio alla stazione marittima di Lampedusa
La stagione turistica isolana venne azzerata dalle immagini di invasione e vergogna che fecero letteralmente il giro del mondo. La popolazione residente subì, in modo rilevante, gli effetti psicologici negativi derivanti dall’esposizione ad un simile capovolgimento dell’ordine sociale. Lo Stato divenne un nemico di Lampedusa, e l’allora ministro dell’Interno non si fece vedere sull’isola. Da quel momento non ci mise mai più piede. Il disastro seguiva l’intenzione di risolvere il problema dei flussi migratori con idee che si rivelarono poco felici. La prima era quella di realizzare su Lampedusa un Centro di Identificazione ed Espulsione che trasmettesse al Mediterraneo un messaggio: da Lampedusa non si può che tornare indietro. Ma i lampedusani non ci stavano a fare da ostaggio con un centro di primo soccorso ed uno di espulsione sugli stessi venticinque chilometri quadrati e si ribellarono al progetto. Poi venne la chiusura del centro di Contrada Imbriacola, aperto e funzionante, ma “fuori servizio” e quindi fuori statistica di presenza migranti. Infine si aprì il flusso conseguente alla primavera araba prima, con gli harragas tunisini, e alla guerra in Libia dopo. I bombardamenti sul suolo libico, volti al rovesciamento del Paese e conclusi con l’esecuzione sul campo dell’allora leader Muammar Gheddafi, causarono una emorragia di migranti ospiti della Libia e costretti a fuggire dalla guerra. Da quell’anno la Libia è un Paese dilaniato dai conflitti interni, instabile, e con una nuova guerra che gli pende sul capo. Una guerra che potrebbe trovare cause, o scuse, già entro la prossima primavera. Quindi prima della fatidica quanto ipotetica data del 18 marzo in cui i libici dovrebbero votare per l’elezione di un unico vero Governo nazionale. Il candidato in pole position è il generale Khalifa Haftar, e questa sembra già un motivo di presunzione per una nuova guerra.

A quel tempo il record di arrivi annuale era pari ad appena 36mila migranti – dato del 2008 – che raggiungevano l’Italia attraverso il Mediterraneo centrale, ma già si urlava all’invasione e si definiva il fenomeno una grave emergenza. Negli anni, qualunque fosse il numero annuale e la nazionalità dei migranti accolti, il tema dei flussi migratori ha sempre rappresentato un motivo di utile dibattito politico-elettorale. Anche il 2011 è stato caratterizzato da scelte condizionate dal dibattito politico. Sono trascorsi sei anni da quel 2011 del documentario che adesso vi proponiamo per la prima volta in versione integrale ed in esclusiva su Mediterraneo Cronaca. “2011 – Lampedusa nell’anno della Primavera araba” sembra però avere molte ragioni di attualità e di riflessioni, anche alla luce del verdetto che il Tribunale Permanente dei Popoli ha pronunciato mercoledì a Palermo. Riteniamo pertanto utile rileggere la storia, in questo caso recente, e riflettere su come le decisioni politiche possano attenersi alla sola accezione più negativa della politica ed in mero spregio dei diritti umani e della popolazione nazionale.

In “2011 – Lampedusa nell’anno della Primavera araba” il resoconto dei fatti è affidato alle voci di Laura Boldrini, Pietro Bartolo, Federico Geremicca, Dino De Rubeis, Federico Miragliotta, Ezio Bellocchi, Cono Galipò e Gianmaria Sparma. Le voci narranti si alternano a quelle dei protagonisti loro malgrado, tra cui anche l’allora presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi con il suo celebre discorso-show alla popolazione insulare. La colonna sonora è dei “Sudd MM” ed impreziosisce il racconto rendendo narrazione anche le parti prive di voce narrante. Le sequenze del disastro umanitario e sociale sono state realizzate nel corso dell’intero anno e contengono tutto il crescendo di eventi. Nel corso dell’inverno 2011-2012 sono invece state raccolte le interviste-testimonianze dei protagonisti, tra Lampedusa, la Sicilia e Roma. La post-produzione del documentario è stata chiusa nella primavera del 2012. Dalla sua presentazione fuori concorso, dovuta, al “Lampedusa in Festival” del 2012, il documentario è stato proiettato in tutte le città italiane con vari bis, in molte capitali europee ed anche in nord Africa. Non è mai stato trasmesso in Tv e non è mai stato distribuito in Dvd. Un documentario quindi libero per chiunque volesse meglio comprendere cosa realmente accadde nel 2011 a Lampedusa e soprattutto perché. Adesso Mediterraneo Cronaca lo ripropone pubblicandolo integralmente e gratuitamente per i propri lettori.

“2011 – Lampedusa nell’anno della Primavera araba” dura 56 minuti. Si consiglia pertanto una connessione WiFi per la visione integrale del documentario.

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