Sea Watch, un caso fuori dalla realtà

Il PuntoNave di Vittorio Alessandro

di Vittorio Alessandro

Il governo italiano è soddisfatto che la vicenda Sea Watch si sia chiusa con l’arresto della Comandante, ma la sovranità di uno Stato, la sua forza tranquilla, non deve consistere nella esibizione delle manette. Soprattutto quando va in galera, accompagnato da grida e insulti, chi ha salvato persone dopo aver appreso questo impegno dalla Marina Militare e dalla Guardia Costiera con cui, non a caso, cooperava fino a ieri.

La forza tranquilla dello Stato sta in leggi che non generano crisi morali e confusione nella loro applicazione e che compostamente vengono fatte eseguire.

I porti restano aperti, sia pure nel modo più confuso, e chi ha a cuore i principi della Costituzione ne è confortato, ma la giornata di sabato a Lampedusa è una brutta pagina per il nostro Stato e per i suoi governanti, fanfaroni o ignavi.

L’emergenza non deriva dal fatto che, dopo giorni e giorni di mare dal soccorso, le persone siano o meno cadute, una a una, fino a esaurimento.

L’emergenza è un fattore dello stesso soccorso, non si aggiunge a seconda dei casi. Lo sanno tutti ed è scritto nelle leggi.

Ora che tutta la rabbia e le provocazioni sono state riversate sulla Sea Watch, si osservi con calma quello che sta succedendo appena il giorno dopo.

Undici migranti arrivano ieri in mattinata a Lampedusa senza colpo ferire, e altri 55 sono in rotta, assistiti dalla Guardia Costiera: 4 bambini e 3 donne incinte: undici persone portate a terra urgentemente con alto livello di disidratazione, dopo 3 giorni di mare e di temperatura altissima. Un peschereccio fornisce la prima assistenza e la Open Arms, giunta in zona, viene minacciata.

Non so se siano più le Ong fuori dalla legge, o invece i proclami governativi fuori dalla realtà.

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