Lampedusa, 81 profughi questa notte tra barche soccorse e barche scomparse

Una barca è stata fermata in acque territoriali italiane a largo di Lampedusa e i profughi sono stati trasbordati su una unità della Guardia Costiera e sbarcati a Lampedusa. Perse le tracce di 120 persone che avevano chiesto aiuto da un gommone in difficoltà. Altre barche potrebbero già trovarsi vicino alla Pelagie

Gommone affondato fotografato da velivolo Colibrì il 20 giugno 2019

di Mauro Seminara

La Giornata Mondiale del Rifugiato è trascorsa con un imponente dispiegamento di forze aeree europee ed italiane che sorvolavano in lungo ed in largo il Mediterraneo centrale per monitorare le condizioni di navigazione di una piccola flottiglia salpata dalla Libia. Il primo natante che ha raggiunto, sano e salvo, il traguardo è arrivato nei dintorni di Lampedusa già nel tardo pomeriggio ed a sera aveva varcato il confine delle acque territoriali italiane. Fermato dalla Guardia di Finanza in veste di autorità giudiziaria in mare e trasbordato per evidente esigenza SAR su una motovedetta della Guardia Costiera, come ormai da recente prassi, i profughi che si sono lasciati la Libia alle spalle sono giunti nel porto di Lampedusa alle tre di notte. La prima unità navale ad ormeggiare al Molo Favarolo è stata una classe 300 della Guardia Costiera con a bordo gli 81 migranti. Poi è arrivata una motovedetta della Guardia di Finanza con al seguito il barchino, un legno lungo circa sette metri con un motore da giro di pesca sotto costa, con il quale i profughi hanno navigato da Zuwarah fino a Lampedusa.

Circa la metà delle 81 persone soccorse nel mare pelagico italiano sono risultate cittadini del Bangladesh, ma il resto erano cittadini di svariate altre nazioni. C’erano marocchini, algerini, senegalesi, libici e anche qualche siriano. Quattro le donne tra gli 81 passeggeri del ridotto legno che le imponenti forze europee si sono limitate a monitorare dal cielo senza mai intervenire in soccorso, neanche mentre transitavano in area SAR maltese. Delle quattro donne, una era in compagnia del proprio nucleo familiare, composto dal compagno e da tre bambine.

La piccola barca che ha raggiunto Lampedusa, entrando questa notte in porto con i profughi a bordo della Guardia Costiera, è solo una delle varie imbarcazioni avvistate e segnalate nel Mediterraneo centrale. Potrebbe essere quella già avvistata ieri mattina a trenta miglia dalla Libia, a nord di Zuwarah. Ma su questo non c’è ancora assoluta certezza. Intorno a Lampedusa però non era l’unica imbarcazione gremita di profughi che oltre ai velivoli della missione europea Sophia era stata sorvolata da un elicottero ed un aereo della Guardia Costiera italiana. In mare dovrebbero esserci anche un barchino con, pare, una cinquantina di persone, poi il dubbio gommone con altri 80 ed infine un gommone con 120 persone scomparso.

Avvistato ieri ancora poco oltre le acque territoriali libiche, il gommone aveva chiesto aiuto. Una richiesta che era stata ignorata da chiunque, compresa la sedicente guardia costiera libica. Con il natante stracarico aveva stabilito un contatto Alarm Phone, ma anche la centrale d’allarme per il soccorso in mare ha avuto non poche difficoltà nel venire a capo dell’evento SAR disertato nel Mediterraneo. A bordo del gommone, tra le circa 120 persone, ci sarebbero anche 15 donne e 6 bambini. Secondo i primi allarmi lanciati da bordo, quando il gommone distava ancora una ventina di miglia da Zuwarah, c’erano problemi con il motore e persone a bordo che stavano male. La giornata è trascorsa senza alcun intervento di soccorso.

Nessun soccorso ma molte menzogne ed omissioni. Nel primissimo pomeriggio di ieri, la cosiddetta guardia costiera libica, assolutamente indegna di tale responsabilità SAR, aveva dichiarato ad Alarm Phone che il gommone era stato già soccorso. Poi al telefono della Centrale di Coordinamento Soccorso Marittimo della Libia nessuno più rispondeva. Alarm Phone è però riuscita a rimettersi in contatto telefonico con il gommone, dal quale è stato affermato che nessun soccorritore era stato visto da quelle parti. Dopo le false affermazioni della Centrale libica, che ha forse molto professionalmente liquidato con una menzogna gli “scocciatori” di Alarm Phone, il centralino civile per le richieste di soccorso è finalmente riuscito a rimettersi in contatto con i libici che, a questo punto, hanno dichiarato di non aver soccorso alcun gommone. Dei 120 che ieri mattina avevano chiesto aiuto non si sa più nulla e neanche delle altre imbarcazioni, fatta eccezione per gli 81 sbarcati questa notte a Lampedusa dalla Guardia Costiera. Ma il gommone fotografato dal velivolo da ricognizione Colibrì, della Ong Sea Watch, semiaffondato e piegato in due, non fa ben sperare sul numero di vittime che sembrerebbe destinato a crescere a dismisura in breve tempo.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*