Migranti tra soccorsi, naufragi e contese mediterranee – VIDEO del naufragio

Due naufragi certi: uno con 11 morti e l’altro pare con una vittima. Ieri oltre mille migranti nei porti siciliani. Sbarchi di migranti tunisini a Lampedusa. Open Arms nel Mediterraneo al fianco della Guardia Costiera

In copertina: Barcone precario si capovolge durante i soccorsi - Vedi video all'interno dell'articolo

Circa 1.400 migranti soccorsi in pochi giorni al largo della Libia, un naufragio e decine di harragas tunisini sbarcano a Lampedusa. Il bilancio della schiarita meteo nel Mediterraneo vede una riapertura dei flussi ed anche una restituzione di ruoli, come nel caso della Astral, il vascello della Ong catalana Proactiva Open Arms che ha operato fianco a fianco con la Guardia Costiera italiana la dove 11 migranti sono morti e 83, fortunatamente, sono state tratte in salvo ed anche sulla scena di un altro naufragio in cui 63 migranti sono stati tratti in salvo ma una donna pare non ce l’abbia fatta. La tragedia, la prima, si è consumata domenica al largo della Libia, a poco più di 40 miglia nordovest di Tripoli. Due i natanti carichi di migranti da soccorrere, quelli di domenica, tra i quali quello della tragedia, sotto il coordinamento soccorso libico. L’altro aveva a bordo 180 migranti a cui è toccato il destino che ormai sempre più attori definiscono “respingimenti per procura”. Nel corso della giornata di ieri sono invece sbarcati in Italia oltre cinquecento migranti a Trapani da nave Aquarius, un centinaio in serata a Messina da nave Sea Watch 3 e circa quattrocento nel porto di Catania da una nave della Guardia Costiera.

Barcone soccorso da nave Aquarius il. 21 aprile 2018 – Ph Anthony Jean – SOS Mediterranee
Nave Aquarius, della Ong internazionale SOS Mediterranee in partnerariato con Medici Senza Frontiere, è approdata ieri mattina nel porto di Trapani dove sono sbarcate 537 persone. Tra queste anche 85 donne di cui 4 in evidente stato di gravidanza, 3 neonati ed un notevole numero di minori: 125. Un carico umano di persone in fuga da un inferno a cui l’Italia si ostina a delegare soccorso in mare ed affidamento in terra. Ma gli accordi sembrano vacillare e le partenze sono riprese a pieno ritmo con lo schiarire delle condizioni meteo marine. La prima operazione di soccorso nave Aquarius l’aveva effettuata già mercoledì scorso. Su un gommone i trafficanti avevano stipato 164 persone. Una follia che, se un tubolare avesse ceduto, avrebbe potuto causare 164 vittime. A bordo del lungo tappeto gonfiabile c’erano anche donne e bambini e il soccorso è stato effettuato con il supporto della nave Seafuchs, della Ong Sea Eye, e di un elicottero della Marina Militare italiana sotto il coordinamento della sala operativa IMRCC italiana.

Neonato soccorso dal barcone – Ph: Anthony Jean – SOS Mediterranee
Successivamente, sabato mattina, un barcone in legno, precario e sovraffollato con 222 persone a bordo, ha richiesto l’intervento dei soccorritori di nave Aquarius e ore di lavoro per mettere tutti in sicurezza a bordo della nave. La nave arancione della Ong internazionale SOS Mediterranee ha poi soccorso altre 72 persone nella giornata di sabato in collaborazione con la nave Astral della Ong catalana Proactiva Open Arms e con il supporto del velivolo Moonbird della Ong tedesca Sea Watch. Infine, nave Diciotti della Guardia Costiera italiana ha trasbordato su nave Aquarius altre 79 persone che, insieme alle 458 già a bordo, potevano così fare rotta verso Trapani come indicato dalle autorità italiane.

Nel Mediterraneo si continua ad assistere a scene da pirateria, ma l’oggetto del contendere sono persone disposte a gettarsi in mare senza giubbotti di salvataggio, ed annegare, piuttosto che tornare in Libia con le unità navali della sedicente Guardia Costiera libica. Un episodio recente è stato documentato domenica dalla nave della Ong Sea Watch. Su un “target” indicato dalla sala operativa dell’MRCC italiano era giunta la Sea Watch 3 ed era intervenuta per mettere in sicurezza i migranti che navigavano in precarie condizioni, ma l’ordine giunto via radio ha impedito loro di prendere a bordo le persone. Dopo un enorme lasso di tempo, circa tre ore, è giunta sul posto la Guardia Costiera libica e, alla vista del pattugliatore, i migrati si sono lanciati in mare rischiando di annegare mentre urlavano “No Libia”. Dell’evento sono stati testimoni inconfutabili la giornalista inviata di Rai News 24, Angela Caponnetto, con il suo cameraman. Dopo la contesa tra i soccorritori e i “respingitori” libici, la Libia ha acconsentito a che la Ong soccorresse i migranti. A bordo della Sea Watch 3 sono quindi saliti 90 migranti che, altrimenti, sarebbero stati respinti in Libia e costretti ad ulteriori maltrattamenti. La Ong tedesca ha ricevuto Messina quale porto di destinazione per lo sbarco dei migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale ed ha fatto il suo ingresso nel porto siciliano questa notte. Le operazioni di sbarco, iniziate questa mattina, dovrebbero terminare prima di mezzogiorno.

Nella giornata di ieri, in mattinata, sono stati soccorsi altri 63 migranti nel Mediterraneo Centrale in un’operazione di soccorso coordinata dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma. Anche in questo caso, per il soccorso sono intervenuti a sostegno della Guardia Costiera italiana i soccorritori di una Ong che opera nel Mediterraneo: Proactiva Open Arms con la Astral. Secondo quanto affermato dalla Ong già ieri, una donna di circa 25 anni non sarebbe sopravvissuta al naufragio. Malgrado gli sforzi di tutti i soccorritori, la donna sarebbe scomparsa tra le onde del Mediterraneo. Tutti gli altri migranti sono stati tratti in salvo, miracolosamente, dal team SAR che ha immediatamente lanciato giubbotti di salvataggio e ciambelle salvagente perché i naufraghi vi si potessero aggrappare. La Astral è una imbarcazione che fu donata alla Ong catalana e che in queste ore sta sostituendo la più grande ed attrezzata Open Arms – omonima della Ong – che ha ripreso il mare il 16 aprile dopo un mese sotto sequestro nel porto di Pozzallo su richiesta della Procura di Catania. Le immagini, sia quelle video della Guardia Costiera italiana che quelle fotografiche diffuse dalla Ong catalana spiegano, più di mille parole, quali drammi si consumino nel Mediterraneo centrale non appena le condizioni meteo schiariscono ed i trafficanti riprendono il loro mercato di esseri umani e di morte.

Le sequenza con il copovolgimento del barcone già prossimo ad affondare

Il fronte libico non è l’unico ad aver registrato una riapertura dei flussi. Nei giorni scorsi sono arrivate decine di migranti tunisini a Lampedusa. Tre imbarcazioni, due sono giunte fino a terra violando le acque territoriali e profilando in tal modo e senza dubbio l’immigrazione clandestina. Un gruppo di una decina di migranti tunisini è stato avvistato sabato al porto, fermato e condotto nell’hotspot dell’isola. Nello stesso giorno un gruppo di 9 migranti nordafricani era stato intercettato da un pattugliatore della Guardia di Finanza che ha fatto ingresso in porto solo per sbarcare un caso sanitario grave ed ha ripreso il mare conducendo i migranti direttamente in Sicilia. Il caso sanitario è stato invece trasferito in ospedale mediante l’elicottero del 118. All’alba di domenica una barca con altri 29 migranti ha raggiunto la costa, nella zona sudovest di Lampedusa e i migranti, tutti tunisini, sono stati fermati a terra e condotti anch’essi nell’hotspot di Contrada Imbriacole in cui dovrebbero a breve partire i lavori di ristrutturazione.

Gommone sgonfio e vuoto trovato da nave Aquarius – Ph: Anthony Jean – SOS Mediterranee
Dubbi su possibili altri naufragi nel Mediterraneo. Un gommone era stato segnalato alle unità in transito al largo della Libia già sabato e non è chiaro se questo è stato trovato e soccorso da altre unità, anche libiche. Un avviso era stato diffuso anche domenica per la ricerca del gommone con indicativamente oltre cento persone a bordo. Un tubolare sgonfio e vuoto era invece stato trovato da nave Aquarius martedì scorso, il 17 aprile. Dei passeggeri nessuna notizia. L’alternanza di responsabilità tra il Maritime Rescue Coordination Centre italiano e quello libico, ed una possibile leggerezza nelle comunicazioni tra quello libico e quello italiano, potrebbe causare anche enormi buchi neri in cui sarà molto difficile sapere se e quante vittime della tratta possono esserci state.

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