La strada giusta

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Lo slogan, tormentone, che ci stiamo abituando a sentire e leggere sui social da quando il Governo si è insediato è questo: La strada giusta. Lo troviamo in giallo ed in verde ogni volta che qualcuno si oppone ad una qualunque iniziativa di governo, sia essa legittima o fuori di senno. Se l’opposizione si oppone, siamo sulla strada giusta. Se l’Ue boccia qualcosa, siamo sulla strada giusta. Se la magistratura critica un decreto legge o indaga un ministro siamo sulla strada giusta. Se la stampa attacca un esponente del Governo siamo sulla strada giusta. Se un decreto legge è incostituzionale siamo sulla strada giusta. Se un decreto legge, o qualunque altra azione del Governo, è a dir poco immorale, siamo sulla strada giusta. Ma la strada giusta non è la retta via, e neanche il percorso migliore per il raggiungimento di un obiettivo. La strada giusta è semplicemente “La strada giusta!” Cioè il contrario di quanto asserito da quelli che non sono d’accordo. Il problema, grave, è che la “strada giusta” non l’hanno inventata quelli che adesso se ne fanno scudo, ma è stata tracciata da quelli che hanno in ogni modo tentato di nasconderla. Un paradosso.

Parliamo quindi di un paradosso che ha causato una conseguenza potenzialmente irreversibile. Abbiamo esaurito le voci contrarie credibili, e la maggioranza dei votanti italiani adesso ritiene, ogni giorno di più, il Governo credibile e rassicurante. Anche quando questo propone, o produce, leggi che calpestano i principi costituzionali di difesa del popolo, con il rischio che domani sarà lo stesso popolo italiano a non disporre più di tutele. Tutto quello che il Governo formato da Lega e M5S fa è giusto ed ogni critica è la dimostrazione che questa è “la strada giusta”, almeno per quel 60% di elettori che oggi si dice pronto a votarli di nuovo. Se questi eroi, questi salvatori della patria autodefiniti, dovessero pretendere poteri illimitati per risolvere i problemi “causati dai poteri forti”, a consultazione referendaria, la maggioranza degli italiani voterebbe a favore instaurando così la dittatura in Italia. Può anche sembrare un esempio, casuale o provocatorio, ma non lo è affatto. Qualche Governo addietro, un certo Silvio Berlusconi propose di “ottimizzare” il funzionamento delle Camere con una riforma della Costituzione che avrebbe concesso diritto al voto in aula ai soli capigruppo. Fortunatamente la brillante idea trovò giusta opposizione che impedì una riduzione dei costi di eventuale contrattazione, se non di eventuale corruzione, per ogni singolo parlamentare e mantenne invariata la proporzione – già gravemente pregiudicata dal continuo deterioramento delle leggi elettorali – della rappresentanza territoriale in Parlamento. Qualche tempo dopo arrivò quel Matteo Renzi che propose addirittura di abolire un ramo del Parlamento, il Senato della Repubblica, riuscendo perfino ad ottenere che la riforma fosse licenziata dalle Camere. Fortunatamente il Parlamento non se la sentì di spingersi fino al baratro e la approvò senza la necessaria proporzione, chiamando così in causa il popolo consultato nel referendum con cui la riforma venne respinta. Adesso arrivano i “siamo sulla strada giusta”, e propongono di tagliare oltre trecento parlamentari per ridurre inutili sprechi, i costi della politica e simili idiozie, e il 60% degli elettori votanti appalude fino a spellarsi le mani. Eppure, i salvatori della patria pare abbiano già dimenticato la riforma della legge elettorale che dovrebbe ridare al cittadino italiano facoltà di scelta dei propri rappresentanti a scapito dei nominati dal partito. Così come l’obbligatorietà dei vaccini è stata buttata alle spalle insieme a quel secco NO al Tap, “costi quel che costi”, che fece conquistare la Puglia ai Cinque Stelle, ed anche qualche altro principio fondante delle cinque stelle come l’acqua pubblica, i trasporti, stelline varie e soprattutto l’applicazione della Costituzione piuttosto che la sua riforma.

Giusto che qualcuno informi gli italiani sui rischi, gravissimi, che stanno correndo. Ma chi? Di certo non l’opposizione, che in Italia, fino alla completa scomparsa, è rappresentata dal Partito Democratico; lo stesso PD che con il proprio operato renziano, non richiesto e mai proposto, ha causato questa emorragia culturale ed elettorale in Italia. Non l’Unione europea, che con la propria austera politica economica ha determinato l’impoverimento di uno degli Stati membri più ricchi di risparmi e proprietà private oltre che meraviglie pubbliche. Non può essere nemmeno la Banca Centrale Europea, né mai Confindustria e manco la stampa nazionale che, dal canto suo, ha forse le colpe più gravi. Perché, purtroppo, ancora oggi sta lì, con i propri vassalli incoronati d’alloro, a demonizzare il reddito di cittadinanza e criticare le ovvietà più ridicole, mentendo sapendo di mentire con i propri blasonati analisti. Giochi di parole sullo stare sul divano mantenuti dallo Stato e offese ai meridionali che avrebbero nel DNA Il fancazzismo e l’assistenzialismo, che quindi non migrerebbero per cercare lavoro dignitosamente retribuito, ma lascerebbero casa solo per trovare altre nazioni che li mantengono per stare sul divano a girarsi i pollici. Allora, come può pretendere il tal “Al lupo! Al lupo!” che il popolo gli creda quando l’allarme è reale? La pretesa di condizionare l’esito delle elezioni ha sortito “effetti americani” e se pur giusto fosse l’allarme, la stampa pare aver dimenticato che non può e non deve decidere per il popolo ma solo offrirgli gli strumenti perché esso possa prendere nel migliore dei modi le proprie decisioni. La politica economico-finanziaria sul fronte europeo è pericolosa ed in caso di fallimento avrebbe effetti devastanti per l’Italia, ma se i giornali, o i prestigiosi salotti Tv, sostengono questa realtà dei fatti, niente altro appaiono – ormai – se non i rosiconi sconfitti che confermano l’attuale esser sulla “strada giusta” del Governo di Salvini e Di Maio.

Quello che doveva essere il primo e miglior alleato degli elettori, la stampa, si è diffusamente comportata da foglio di propaganda di partito, sia da una parte che dall’altra, riducendo il perché delle proprie analisi a ragioni di bandiera. Ancora adesso continuiamo ad ascoltare, e leggere, teorie inverosimili sul reddito di cittadinanza, sia dai partiti che da autorevoli esponenti del mondo dell’informazione. L’ultima genialata per demonizzare la misura è che molti italiani approfitteranno del reddito minimo garantito pur continuando a lavorare in nero – non stavano sul divano a non fare un cazzo di niente? – e pertanto sarebbe un grave errore erogare il contributo. Come se la proposta M5S fin qui presentata non prevedesse l’impegno socialmente utile durante i tre mesi di sostegno economico. Come se analogo importo non possono truffarlo allo Stato, per anni e non soltanto tre mesi, quanti lavorano in nero e non dichiarano proprietà usufruendo di sgravi fiscali ed agevolazioni varie oppure ancora casse integrazioni. Nel frattempo però si sta sgretolando tutto il castello di promesse elettorali che hanno condotto Movimento e Lega e governare insieme. Il “Decreto sicurezza” riempirà le città di invisibili migranti resi clandestini non più integrabili come il progetto Sprar sembrava poter fare. L’effetto contrario di quanto dichiarato dagli autori. I vaccini adesso fanno tutti bene, anche se tutti insieme e per obbligo, ed anche il TAP in Puglia è meglio farlo che non farlo perché i miliardi e le penali e “scusate, abbiamo appena scoperto che in campagna elettorale non sapevamo di cosa stavamo parlando”, sono elevate e non conviene impedirne la realizzazione. Perfino la fatidica “onestà, onestà” ha ceduto il passo a paci fiscali e condoni edilizi. Ma siamo in campagna elettorale per le europee, oltre che permanente da anni in Italia, e gli elettori non hanno più un faro che li guidi in questo delicato momento storico. Moscovicì, quando era responsabile dell’economia francese, aveva fatto quello che questo Governo tenta di fare sul piano finanziario, spendendo più di quanto gli accordi europei di rientro avevano stabilito. Nell’insieme, Moscovicì e sodali, rappresentano l’establishment che il primo Governo populista e popolarmente eletto si propone di mandare a casa, quindi la combriccola degli Juncker, Oettinger, e compagnia non è credibile e conferma piuttosto che Matteo e Luigi sono sulla strada giusta. La stampa accusa chi non mantiene le promesse elettorali, ma la risposta del popolo giallo-verde tira in causa un non analogo zelo nell’attaccare chi in passato non ha – mai – mantenuto neanche una delle promesse fatte prima delle elezioni. Quindi, se li attaccano, anche in questo caso, vuol dire che il Governo è sulla “strada giusta”.

Quello che nessuno, oggi, è accreditato per poter spiegare agli italiani, riguarda la metamorfosi politica mondiale in cui il Governo italiano sta giocando un ruolo importante ma estremamente pericoloso e che potrebbe produrre effetti socioculturali devastanti tali da far tornare indietro nel tempo la società per oltre mezzo secolo. Non si parla dello sbandierato fascismo con tanto di camicie nere di ronda per le strade, spauracchio da talk show, anche questo esageratamente citato come se ci fosse una marcia su Roma già consumata. Si parla dell’insieme, dell’evoluzione compiuta negli ultimi cinquant’anni con la libera circolazione in Europa, l’abbattimento del muro di Berlino, i tentativi di disarmo nucleare, i movimenti pacifisti, le leggi sull’aborto, sulla psichiatria, sul welfare, l’interculturalità e l’accesso allo studio ed alla salute. Si parla quindi di un presidente di “proprietario coloniale”, quali sono gli Stati Uniti d’America, che intende stracciare qualunque trattato sulla non proliferazione di armi nucleari, di leader europei che pretendono il sovranismo assoluto a discapito della condivisione di intenti e del miglioramento di un modello che, per quanto nato male come appunto è l’Ue, potrebbe restituire al mondo una terza superpotenza capace di fare da ago della bilancia tra due contendenti dei quali uno in ascesa e l’altro ormai in declino. In un momento così delicato per l’intero corso storico del genere umano, ci troviamo di fronte a false verità rese vere solo a suon di tweet e post e flebili opposizioni ideologiche zittite a suon di “siamo sulla strada giusta”. Opposizioni che in effetti di ideologico non hanno assolutamente nulla. Tranne alcune, delle quali però gli elettori non sono a conoscenza perché sono state omesse alla pubblica opinione. Come “La mossa del cavallo” di Giulietto Chiesa ed Antonio Ingroia, recentemente accantonato come progetto perché non è riuscito ad aggirare gli ostacoli – come appunto fa il cavallo con la propria mossa sullo scacchiere – mentre in Tv andavano e ritornavano, quali ospiti in prima serata, i leader di movimenti politici antagonisti e di estrema destra come Casa Pound e Forza Nuova.

Sono stati gettati tra le fiamme di un inceneritore i fari e le bussole, nessuno sa più tracciare una rotta guardando le stelle e se qualcuno osa criticare la più folle, delirante, malsana iniziativa di Governo viene anche classificato come un oppositore del popolo che conferma la fatidica “strada giusta”. Chi sta analizzando i propri errori e le proprie inadempienze? La sinistra? La stampa? I blog? I cazzari dei social messi su direttamente o indirettamente dagli stessi partiti ed a cui il popolino crede come fossero la realtà rivelata? L’establishment conservatore che farebbe di tutto, anche uccidere, pur di mantenere lo status quo? I chiacchieroni twittanti ed interessati d’oltreoceano? I censurati leader degli Stati asiatici le cui parole non devono mai raggiungere l’opinione pubblica occidentale? Chi? Chi potrà illuminare il cammino di un popolo che ormai ondeggia felicemente, alla deriva, su una barca senza motore e senza bussola? Domande che ci si deve porre ed alle quali tutti devono provare a dare una risposta prima che i leader dell’attuale Governo italiano giungeranno alla conclusione delle conclusioni: quella secondo cui, per riuscire a realizzare quanto promesso al popolo, in barba ai rosiconi che dimostrano l’esser sulla strada giusta, ci vogliono maggiori poteri; che possono arrivare solo riformando la Costituzione. Salvini e Di Maio chiederanno maggiori poteri? Se lo faranno, rileggete questa riflessione ed auguratevi che il Parlamento non raggiunga i voti necessari per approvare la riforma e che il popolo si sia ravveduto prima di esprimere la propria opinione in consultazione referendaria.

Salvate la Costituzione, sempre; anche fosse il messia in persona a chiedervi di riscriverla.

Informazioni su Mauro Seminara 705 Articoli
Giornalista palermitano, classe '74, cresce professionalmente come fotoreporter e videoreporter maturando sulla cronaca dalla prima linea. Dopo anni di esperienza sul campo passa alla scrittura sentendo l'esigenza di raccontare i fatti in prima persona e senza condizionamenti. Ha collaborato con Il Giornale di Sicilia ed altre testate nazionali per la carta stampata. Negli anni ha lavorato con le agenzie di stampa internazionali Thomson Reuters, Agence France-Press, Associated Press, Ansa; per i telegiornali nazionali Rai, Mediaset, La7, Sky e per vari telegiornali nazionali esteri. Si trasferisce nel 2006 a Lampedusa per seguire il crescente fenomeno migratorio che interessava l'isola pelagica e vi rimane fino al 2020. Per anni documenta la migrazione nel Mediterraneo centrale dal mare, dal cielo e da terra come freelance per le maggiori testate ed agenzie nazionali ed internazionali. Nel 2014 gli viene conferito un riconoscimento per meriti professionali al "Premio di giornalismo Mario Francese". Autore e regista del documentario "2011 - Lampedusa nell'anno della primavera araba", direttore della fotografia del documentario "Fino all'ultima spiaggia" e regista del documentario "Uomo". Ideatore e fondatore di Mediterraneo Cronaca, realizza la testata nel 2017 coinvolgendo nel tempo un gruppo di autori di elevata caratura professionale per offrire ai lettori notizie ed analisi di pregio ed indipendenti. Crede nel diritto all'informazione e nel dovere di offrire una informazione neutrale, obiettiva, senza padroni.

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