La discontinuità e la discriminazione: era meglio Salvini

Un anno dopo il caso di Carola Rackete che su Sea Watch 3 dichiarò lo stato d'emergenza e venne arrestata per essere entrata in porto dopo che nessuno aveva risposto assumendo il controllo della nave, con un ministro dell'Interno diverso si ripete la circostanza e la nave rimane al largo con tentati suicidi a bordo e grave disagio per 44 persone cui è stata negata l'evacuazione medica urgente

di Mauro Seminara

Sono trascorsi pochi giorni dal primo “anniversario” dell’arresto di Carola Rackete (in foto), poi sgonfiatosi della propaganda che lo aveva avvolto e rivelatosi come la prova che tutti i decreti messi in atto fino a quel punto dal ministro dell’Interno non avrebbero potuto negare l’obbligo di soccorso, sia una nave Ong a passare da dove persone sono in pericolo oppure un porto a dover offrire riparo a chi ha rischiato la vita e viene costretto per troppo tempo a bordo di una nave trasformata suo malgrado in una prigione senza prospettive. Poi ci fu la sbornia del consenso culminata al Papeete con l’annuncio della crisi di Governo e la nuova maggioranza che mise da parte il ministro Salvini promettendo discontinuità.

La discontinuità è ancora attesa e chi si aspettava che la nuova coalizione di maggioranza avrebbe subito messo mano ai decreti Salvini, varati tra note di incostituzionalità ed appunti del Quirinale su criticità da correggere assolutamente, mai si sarebbe potuto immaginare che il ministro dell’Interno successore avrebbe fatto rimpiangere Matteo Salvini (a destra al Papeete Beach). Il leghista, nel suo fare propaganda invece che politica, nel suo twittare invece che amministrare, aveva il pregio di prendere enormi cantonate sotto il tiro dell’opinione pubblica da egli stesso informata degli eventi che riguardavano i soccorsi in mare ai migranti naufraghi. Tecnicamente si poteva definire come un utilissimo incapace. Forse proprio per questa sua incapacità, non certo per la sua utilità, una nutrita parte della Lega sembra adesso pretendere un nuovo segretario di partito.

Al suo posto si è insediata Luciana Lamorgese (in foto). Niente account social, niente propaganda. Una persona che sembra amare così poco la comunicazione personale da dare l’impressione di estendere questo suo approccio anche alla stampa. Sarà un caso infatti, ma le notizie che riguardano i migranti che arrivano in Italia in modo irregolare sono scomparse dai radar di ogni testata o agenzia. E se si risale la corrente, per capire come mai tali informazioni mancano dai lanci, dalle pagine dei giornali e dai servizi dei telegiornali, la scoperta è addirittura orribile: chi possiede tali informazioni tace. La Guardia Costiera, la Guardia di Finanza, le forze dell’ordine in generale ma anche le agenzie delle Nazioni Unite che si occupano proprio della tutela ai migranti e richiedenti asilo, o sono assenti o tacciono. Per sapere se a Lampedusa sono arrivati dei migranti si fa prima ad introdursi di nascosto nel centro di prima accoglienza e chiedere agli ospiti quando sono sbarcati.

Il caso della nave Ocean Viking, della Ong internazionale SOS Mediterranee, va però ben oltre le più pessimistiche aspettative; superando perfino il classico “peggio di così non può andare” nato ai tempi del ministro dell’Interno Marco Minniti e poi peggiorato con il suo successore leghista Matteo Salvini. Tra le navi Mare Jonio e Sea Watch 3 e la Ocean Viking si subito compreso che qualcosa di diverso stava accadendo. La prima richiesta di place of safety (luogo sicuro di sbarco) la Ocean Viking l’aveva inviata alle autorità di Italia e Malta già il 26 giugno, dopo aver soccorso due barche in pericolo con un totale di 118 naufraghi. Oggi la nave umanitaria ha a bordo 180 persone – erano 181 ma uno è stato trasferito per evacuazione medica urgente a Lampedusa – e da ieri è stato dichiarato lo stato d’emergenza a bordo. Ci sono 44 persone che vanno evacuate urgentemente e per le quali nessuna autorità marittima competente accorda il “medevac”. Due migranti si erano gettati in mare e sono salvi grazie alla tempestività dei soccorritori della Ocean Viking ma anche per le condizioni meteo che non ne hanno fatto immediate vittime come nel caso del migrante che si gettò dal ponte della Moby Zazà.

La Ocean Viking ha quindi soccorso quelle persone che nessuna autorità marittima nazionale soccorreva. Ed ha continuato a farlo mentre navigava in attesa di un porto sicuro di sbarco richiesto già 9 giorni fa. Nessuno le concede un luogo sicuro in cui sbarcare i naufraghi che ha a bordo, malgrado le condizioni conclamate di grave disagio, di tentati suicidi e la già lunga permanenza in un limbo che si chiama “a voi nessuno vi vuole”. Differente però è stato il caso delle navi Mare Jonio e Sea Watch 3. La prima, per ben due volte, dopo un primo soccorso ha subito impostato la prua verso la costa sudest della Sicilia ed all’arrivo in acque territoriali le era stato assegnato il place of safety su cui si era diretta. Nel primo caso addirittura neanche obbligo di quarantena all’equipaggio. La seconda, la Sea Watch 3, ha dovuto tentennare circa un giorno nel Canale di Sicilia, a breve distanza da vari porti utili, prima di vedersi assegnare il place of safety dall’autorità italiana. Alla Sea Watch 3 è stato imposto il periodo di quarantena alla fonda come alla Mare Jonio. La Ocean Viking rimane in stato di emergenza da ieri e nessuno spiega perché alla grande nave arancione viene riservato questo trattamento, che potrebbe apparire discriminatorio ma che in realtà potrebbe essere semplicemente di “discontinuità”.

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