Open Arms e Richard Gere: barca che ci doveva accompagnare intimidita da agenti in borghese

Agenti in borghese avrebbero convinto il noleggiatore della barca a non condurre Richard Gere ed il fondatore di Open Arms fino alla nave Ong per rifornirla di viveri. La nave ha poi effettuato un altro soccorso e si trova adesso a bordo 160 persone, 121 delle quali da dieci giorni. Presentato dalla Ong un esposto alle Procure di Roma ed Agrigento dopo l’inoltro della volontà di richiedere asilo dei naufraghi

Da sinistra: Oscar Camps, Riccardo Gatti, Richard Gere

di Mauro Seminara

Nel corso della conferenza stampa tenuta questa mattina a Lampedusa da Open Arms è emersa, tra le altre tristi realtà dei fatti, che la persona con cui la Ong aveva concordato il noleggio di imbarcazione e guida fino alla nave per approvvigionarla sarebbe stata intimidita da agenti delle forze dell’ordine in borghese. Questi, secondo il racconto di Riccardo Gatti, presidente dell’associazione Open Arms Italia, e confermata dall’attore ed attivista Richard Gere, prima della partenza avrebbe negato la precedentemente concordata disponibilità a condurli sottobordo per il rifornimento di acqua e viveri della nave con – al momento dell’approvvigionamento – 121 persone a bordo da nove giorni più l’equipaggio. Il noleggiatore locale, di cui la Ong non ha fatto il nome, si sarebbe scusato spiegando loro che i predetti agenti in borghese lo avrebbero invitato a “pensare alle conseguenze” nel caso in cui avesse accompagnato Oscar Camps, Riccardo Gatti, Richard Gere, Chef Rubio e le scorte di acqua e viveri fino alla nave Open Arms che stava per esaurire appunto acqua e viveri.

La circostanza è stata narrata nel corso della conferenza stampa un po’ a margine dei fatti di primaria importanza. Questi, per gli attivisti e la Ong, sono quelli che riguardano delle persone a cui nessun governo europeo offre un punto di approdo sicuro, malgrado a bordo ci siano oltre 30 bambini tra i quali anche due piccolissimi gemelli di appena nove mesi. Da bordo nave è stata anche inoltrata una richiesta di asilo delle persone soccorse dalla Ong. Questa ribadisce, sul piano giuridico internazionale, il consacrato principio di non respingimento fino a quando non verrà vagliata la condizione delle persone soccorse nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo, dopo il rifornimento fatto in mare aperto, la Open Arms si è spostata a sud per soccorrere un’altra imbarcazione che al momento della segnalazione sembrava navigare più o meno regolarmente ma che alla fine ha subito un cedimento iniziando ad imbarcare acqua. Con il soccorso in questione, le persone a bordo della nave sono adesso 160 e solo per le ultime soccorse, salvate dal mare in area SAR di Malta prima che la lenta e svogliata motovedetta di La Valletta arrivasse, è prevista l’opportunità di sbarco. Situazione che pregiudicherebbe ancora e molto la condizione psicologica a bordo con la discriminazione dei 121 presenti da ormai dieci giorni e lo sbarco quasi immediato degli ultimi arrivati.

“Il problema non è logistico”, ha sottolineato Oscar Camps, il fondatore di Proactiva Open Arms. Il problema, secondo Camps, è fisico e soprattutto psicologico. La nave però non intende seguire le orme dei precedenti casi Sea Watch e Alex. La Open Arms intende seguire la linea del diritto internazionale. Per questa ragione ha ieri depositato un esposto alla Procura di Roma ed a quella di Agrigento con cui la Ong chiede se la negazione di un Place of Safety, un immediato porto sicuro di sbarco, non costituisca una grave violazione del diritto internazionale e quindi un grave reato. Intento, in mare c’è anche un’altra nave Ong, la Ocean Viking. A bordo della nave da 70 metri che ha sostituito la Aquarius per le Ong SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere, ci sono oltre 80 persone soccorse ieri a 60 miglia nord di Tripoli, in acque internazionali. Anche per la Ocean Viking è stato twittato un divieto di accesso alle acque territoriali italiane dal ministro che sta facendo cadere il governo per avere “completi poteri” come un tempo li chiese il Duce Benito Mussolini. Richard Gere, che ha più volte ribadito in conferenza stampa di non voler parlare di politici ed ha anche evitato la domanda rivolta da una giornalista sull’augurio di Matteo Salvini che l’attore si faccia una bella abbronzatura, ha ricordato come l’Italia sia cambiata dal suo ultimo passaggio a Lampedusa per visitare il centro di accoglienza di contrada Imbriacola. Secondo la star internazionale di Hollywood, gli italiani avrebbero perso di vista la propria indole, incattiviti da un convincimento errato inoculato cinicamente da qualcuno.

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