Lo sbarco delle donne a Lampedusa, una aveva già le contrazioni

Rischiava di partorire a bordo del barcone una delle tre donne in gravidanza che ieri hanno raggiunto Lampedusa con un secondo anomalo assortimento di profughi imbarcati. A bordo della carretta del mare salpata dalla Libia c’erano 33 donne e 15 bambini su un totale di 77 persone

di Mauro Seminara

Ieri pomeriggio è entrata in porto, a Lampedusa, una motovedetta della Guardia di Finanza – che aveva fermato la barca in legno gremita di profughi salpati dalla Libia a dieci miglia sud dell’isola – ed una della Guardia Costiera per sbarcare al Molo Favarolo 77 persone. La conta delle persone, dopo lo sbarco, ha evidenziato una nuova particolare circostanza. A bordo del natante c’erano infatti più donne che uomini. Già lo scorso 10 luglio era giunto fino alle porte di Lampedusa un barchino con un solo uomo adulto e, sui dodici presenti a bordo, il resto tutti bambini e qualche donna. Uno sbarco insolito cui segue adesso l’evento di ieri con la strana composizione dei passeggeri: 33 donne, 29 uomini e 15 bambini tra minori accompagnati e non.

Tra le donne, già a terra sulla banchina del Molo Favarolo, i medici dell’ASP che si occupano dello screening allo sbarco avevano individuato tre donne in avanzato stato di gravidanza. Due di esse erano all’ottavo mese inoltrato ed una accusava le contrazioni di un travaglio in corso. Per le tre donne si è quindi reso necessario il trasferimento in elisoccorso presso una struttura ospedaliera con sala parto. Per una delle tre è stato disposto il trasferimento d’urgenza e le due all’ottavo mese sono state invece inviate per un ricovero preventivo. Dalla Libia sembra quindi che sia in atto una sorta di evacuazione “clandestina” dei soggetti in assoluto più vulnerabili come donne e bambini. I trafficanti non avevano infatti mai riconosciuti ragioni prioritarie per i soggetti vulnerabili ed avevano permesso al massimo una piccola quota di donne e minori tra le persone imbarcate.

La barca con cui sono arrivati fino alle acque territoriali italiane di Lampedusa era comunque una imbarcazione a rischio, sia per l’eccessivo carico di persone a fronte della scarsa sicurezza del natante che per l’assenza della dotazione di bordo obbligatoria secondo il codice della navigazione. Che una barca in queste condizioni debba obbligatoriamente ricevere soccorso lo dimostra in qualche modo il fatto che in acque territoriali è intervenuta la Guardia Costiera, in ausilio alla Guardia di Finanza, per mettere in sicurezza le persone con un trasbordo. Ma tra le gravi precarietà che si possono rilevare sulla barca in oggetto c’era anche quella di una donna che avrebbe rotto le acque da un momento all’altro, rischiando così di partorire a bordo di una carretta fatiscente, sporca e senza alcuna assistenza. L’intervento sulla barca è stato effettuato in acque territoriali per immigrazione clandestina, ma l’imbarcazione già avvistata ore e decine di miglia prima dell’ingresso nella fascia territoriale dai velivoli della missione europea Sophia, aveva bisogno di immediato soccorso da parte di qualunque autorità navale in grado di intervenire.

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