Lampedusa, 12 giorni al Natale e i netturbini alla fame

Stallo permanente sul nuovo contratto per la gestione dei rifiuti solidi urbani a Lampedusa e Linosa. Nessuna riunione in Prefettura per risolvere la vicenda dei lavoratori licenziati. Il Comune non ha ancora ricevuto la trasferenza regionale e gli operatori ecologici avanzano ancora sei mesi di stipendio e TFR

di Mauro Seminara

Mancano soltanto dodici giorni alla vigilia di Natale,giorno in cui più o meno tutti in Italia preparano una cena da festività in famiglia e regali sotto l’albero per figli e nipoti. Del milione di euro promesso, quello che la Regione avrebbe dovuto trasferire al Comune di Lampedusa e Linosa per saldare fatture al RTI che a sua volta avrebbe così pagato stipendi arretrati ai lavoratori, ancora nessuna traccia. La situazione,per gli operatori ecologici di Lampedusa e Linosa, permane quindi in quello stesso disastroso stato di licenziamento senza garanzie di riassunzione con il nuovo contratto che il Comune delle isole Pelagie dovrebbe firmare, senza gli ultimi sei mesi di stipendio, senza parte della quattordicesima mensilità,senza TFR. Tutti aspetti che il sindacato USB fa notare al sindaco di Lampedusa e Linosa, al presidente della Regione Sicilia ed al prefetto di Agrigento con una nota trasmessa ieri. In particolare, con riferimento alla parte di diretta competenza della Prefettura ed attualmente ancora in sospeso, i tre firmatari della USB scrivono: “Non sappiamo ancora quando ci sarà la riunione in Prefettura per definire il passaggio dei lavoratori alla nuova gestione della nettezza urbana.”

La nuova gestione, come definita dai sindacalisti Mucci, Sferlazzo e Del Volgo, dovrebbe partire con i tempi previsti da legge successivamente alla sottoscrizione del contratto da parte del contraente Comune di Lampedusa e Linosa. In data 29 novembre, il gruppo di consiglieri comunali di opposizione, ha scritto al sindaco Martello, al prefetto, al presidente della Regione ed anche al gruppo parlamentare siciliano del M5S e dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Una nota unica con cui il gruppo consiliare“Fare Lampedusa e Linosa” esponeva i fatti, a beneficio di tutti i destinatari –Procura di Agrigento inclusa – e formulava delle richieste. Tra queste, per quanto assurda possa apparire in un teorico stato di Diritto, la proposta già formulata nel corso dell’ultimo Consiglio comunale urgente all’indirizzo del sindaco: “Di inserire all’interno dello stipulando contratto con il nuovo Raggruppamento una clausola o altra soluzione vincolante per le aziende che garantisca che garantisca il pagamento delle retribuzioni in favore degli operatori ecologici nel rispetto delle scadenze mensili.” Questa insieme alla richiesta che il milione di euro venga trasferito con la massima urgenza, che le aziende paghino quindi tutte le mensilità arretrate inclusi TFR e interessi per i ritardati pagamenti e che vengano assicurati i livelli occupazionali con il riassorbimento dei lavoratori licenziati ed a pieno numero di ore di lavoro.

Dettaglio planimetria progetto per il CCR di Lampedusa

Trascorso quasi un mese dal licenziamento degli operatori ecologici conseguente la chiusura dei rapporti tra il Comune di Lampedusa e Linosa ed il vecchio Raggruppamento con capofila Iseda, sull’isola stanno ancora lavorando meno di dieci operatori ecologici – in trasferta da Agrigento – in avviamento temporaneo del nuovo contratto con il nuovo Raggruppamento capofila Iseda. Niente di nuovo all’orizzonte, a parte i carabinieri all’opera nel CCR di Lampedusa in cui erano presenti, dentro e fuori della recinzione, rifiuti di ogni sorta. Compresi materiali di risulta e amianto. Il Centro di Conferimento Rifiuti comunale, tra l’altro, è sempre lo stesso che qualche anno addietro era stato aperto ed impiegato con ordinanza sindacale contingibile e urgente, per la durata di sei mesi, nelle more della realizzazione del nuovo CCR per il quale era pronto il progetto e c’erano già tutti i pareri favorevoli. Un progetto realizzato dal Dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione Sicilia, che aveva ottenuto tutti i nullaosta e che si sarebbe dovuto realizzare con quei fatidici milioni di euro che l’allora Presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi aveva stanziato per il Comune di Lampedusa e Linosa quale misura risarcitoria per la crisi chele isole subirono nel 2011. Dopo il 2016, altre ordinanze sindacali urgenti e contingibili prorogarono l’apertura dell’area in cui doveva sorgere il CCR coni “fondi Berlusconi”; altre proroghe ebbero anche le ditte del Raggruppamento Iseda, altre sequenze di mesi senza stipendio hanno subito gli operatori ecologici e nulla è cambiato.

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