Ocean Viking abbandonata nella burrasca, 104 naufraghi a bordo

La nave Ong attende da sei giorni un porto sicuro che non le viene assegnato neanche a fronte della burrasca che investe il Mediterraneo centrale. A bordo ci sono 104 persone tra cui oltre 70 minori e due neonati. Dopo il soccorso della nave Ong è stata soccorsa una barca dal rimorchiatore italiano Asso 29 a cui è stato subito offerto supporto con trasbordo dei migranti al largo di Lampedusa

La nave Ong Ocean Viking ed il bollettino meteo grafico dell'Aeronautica Militare

di Mauro Seminara

Il bollettino meteo era chiaro già ieri e la burrasca non ha smentito le previsioni già questa notte appena trascorsa. Mare molto mosso, onde alte, vento forte e temporali sparsi. Per oggi la previsione del servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare annuncia una burrasca con mare 7. In questo scenario c’è la nave Ocean Viking con a bordo, dal 18 ottobre, 104 persone soccorse al largo della Libia. Più nel dettaglio, sulla nave Ong di SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere ci sono 2 neonati, 2 donne in gravidanza, 41 minori non accompagnati e 31 con almeno un familiare, infine 10 donne e 53 uomini. Tutti da 6 giorni abbandonati ed in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro in cui poter sbarcare per chiedere aiuto, protezione umanitaria o affidamento a strutture idonee ai minori senza alcun genitore.

I place of safety, cioè i porti sicuri più vicini per la nave Ong che batte bandiera europea, sono ancora e dopo sei giorni quelli di Lampedusa e La Valletta. Nessuna apertura però è stata concessa dalle autorità italiana e maltese alla nave Ong. Alla Ocean Viking, che ne ha fatto richiesta formale e che attende da quattro giorni in una zona sicura ad est dell’isola italiana di Linosa e tra l’arcipelago italiano delle Pelagie e Malta, non viene assegnato il place of safety da nessuna delle due Centrali per il Coordinamento Soccorso Marittimo che quindi non assumono il coordinamento. La colpa della nave umanitaria è probabilmente quella di non aver accettato lo sbarco nel porto estremamente insicuro di Tripoli, come indicatole dalla Centrale di coordinamento libica, e soprattutto di non essere una nave di ausilio ENI. Circa due giorni dopo il salvataggio effettuato dalla Ocean Viking è stato operato un altro soccorso in mare. L’intervento del rimorchiatore italiano Asso 29, che svolge servizio logistico alle piattaforme petrolifere, pur essendo avvenuto in area SAR di competenza della Libia non ha riscontrato alcun ostacolo all’assegnazione di un porto sicuro italiano.

La Asso 29 non ha avuto alcuna conseguenza da quelli che sarebbero gli accordi vigenti tra Italia e Libia e sembra che nessuno abbia preteso che il comandante del rimorchiatore si prestasse ad un respingimento collettivo riportando in Libia i 68 migranti che aveva preso a bordo. Anche nel caso dell’evento SAR della Asso 29 è difficile fugare ogni dubbio su chi ha assunto il coordinamento dell’operazione, se l’ITMRCC di Roma o il LYJRCC di Tripoli. Nessun comunicato emesso dall’Ufficio relazioni esterne del Comando generale Capitanerie di Porto con il quale è ormai quasi impossibile mettersi in contatto. Il risultato dell’operazione è stato però visibile e lascia intuire qualcosa su come si sono svolti i fatti. La Asso 29, senza indugio, aveva rivolto la prua a nord e si era spostata su Lampedusa. Riparata dalle onde a mezzo miglio nord dell’isola pelagica italiana, è stata raggiunta dalla nave CP 941 della Guardia Costiera, la Diciotti, per un tarsbordo con cui il Corpo dello Stato italiano ha preso in consegna i migranti e li ha poi sbarcati nel porto siciliano di Pozzallo mentre il rimorchiatore aveva già raggiunto il proprio luogo di lavoro.

Alla Ocean Viking  invece è stato riservato diverso trattamento. Il coordinamento SAR ha preteso di assumerlo la Libia, nazione in guerra a cui inspiegabilmente l’agenzia delle Nazioni Unite per l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha concesso una sconfinata area SAR che i libici non sono in grado di coprire e per la quale non possono neanche offrire porti sicuri, e dopo il soccorso le è stato anche e per l’ennesima volta assegnato il “porto sicuro” di Tripoli per lo sbarco. Al rifiuto della Ong, in ottemperanza al diritto internazionale con obbligo di non respingimento, la nave è stata abbandonata in un limbo adesso attraversato da una burrasca. Per quello che riguarda i porti europei di Italia e Malta, quindi l’Unione europea, i 41 minori non accompagnati ed i due neonati dovrebbero essere portati in Libia ed affidati a non si sa chi. La Libia è in guerra, non ha uno Stato unico riconosciuto dalle Nazioni Unite, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani e non ha strutture adeguate alla tutela dei minori. Inoltre è luogo di violenze ai danni dei migranti, con torture, stupri, compravendita di esseri umani ed omicidi in un teatro di connivenza tra trafficanti e guardacoste, tra mafiosi e polizia, come stabilito dal rapporto delle Nazioni Unite trasmesso al Tribunale Internazionale per i Diritti Umani dell’Aja.

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