Corridoi umanitari, e a Fiumicino i bambini cantano “Viva l’Italia”

Corridoio umanitario da Addis Abeba. Sono 113 i rifugiati accolti in Italia grazie alla CEI ed alla Comunità di Sant’Egidio. Sono atterrati a Fiumicino e hanno cantato “Viva l’Italia” all’arrivo

In copertina: Bambini protetti all'arrivo presso l'aeroporto di Fiumicino, Roma (Ph: Agenzia DIRE)

Vengono da Eritrea, Somalia e Sud Sudan, e all’aeroporto di Fiumicino sono arrivati cantando “Viva l’Italia”. Circa 50 bambini hanno partecipato oggi, con le loro famiglie, alla conferenza di benvenuto promossa nell’ambito del protocollo d’intesa sui corridoi umanitari siglato tra lo Stato Italiano, la Comunità di Sant’Egidio e la Cei, grazie al quale hanno potuto lasciare, ieri notte, l’Etiopia.

I 113 rifugiati vivevano in campi profughi nelle regioni del nord o in alloggi precari nella capitale Addis Abeba

In questo Paese, ha spiegato alla stampa a margine della conferenza, il portavoce della Comunità di Sant’Egidio Roberto Zuccolini, i 113 rifugiati arrivati all’alba di oggi vivevano in campi profughi nelle regioni del nord o in alloggi precari nella capitale Addis Abeba. Ora, assicura alla DIRE il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, “ci sono comunità cristiane, parrocchie, associazioni e famiglie che in varie regioni italiane hanno già preparato le case e gli alloggi, le scuole per l’accompagnamento e l’integrazione di questi bambini”.

Monsignor Galantino a Fiumicino (Ph: Agenzia DIRE)
Monsignor Galantino (Cei): “Non faccio mai polemiche perché sono convinto che quando si fa il bene, il bene parla da solo e condanna da solo il male”
“Dopo che avrete raccattato quei quattro voti in più, andate un po’ in giro per l’Italia, presso le Caritas, nelle Comunitù di Sant’Egidio, nel circuito Sprar. Guardate negli occhi questi bambini e queste persone, e mi direte se potrete continuare ancora a speculare sulla loro storia drammatica”. Lo ha detto a Fiumicino il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, rivolto a “chi fa sciacallaggio pseudo-politico” sul tema dei migranti.
“Il mio compito anche come vescovo è quello di far conoscere il bene, e sicuramente i corridoi umanitari, i progetti che la Chiesa italiana sta facendo grazie all’8 per mille, le collaborazioni con il governo e con Sant’Egidio sono tutte realtà positive”.

Giro: “L’Italia non ha un problema di immigrazione, l’Italia ha un problema di integrazione”

“Le cifre parlano da sole, basta allarmismi”, ha detto il vice-ministro degli Esteri: “Il nostro problema è far entrare nella nostra vita sociale e civile tante persone di cui abbiamo bisogno e grazie a cui ci arricchiamo. Siamo sicuri che qui possiate costruire il vostro futuro, in voi vediamo dei fratelli”. Riprendendo lo slogan proposto dal segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, il vice-ministro ha concluso: “Prima i poveri, e prima l’integrazione, per non cambiare la natura stessa del nostro popolo”.

Impagliazzo (Sant’Egidio): “Con voi l’Italia è migliore”

“Non siamo qui per fare polemiche politiche, siamo qui per creare l’Italia di domani. Le polemiche finiranno, ma l’integrazione sarà il nostro futuro”, ha aggiunto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, parlando alle 113 persone: “Accoglienza e integrazione sono state le parole ripetute più spesso oggi: questa è la via che ci ha indicato Papa Francesco, questa è la via che percorrono le comunità cristiane in Italia. Non avrebbe senso accogliere senza integrare: oggi siete accolti, ma già integrati, nel senso che vi consideriamo già nostri fratelli nostre sorelle, nostri figli”.

Serena Tropea – Agenzia DIRE
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