Chi vola vale

Il tema “migranti”, a torto o a ragione, è fra i più avvertiti dagli agrigentini. Lo scenario di Lampedusa e del Canale è infatti molto prossimo alla città; da Agrigento le istituzioni irradiano direttive e attività giudiziarie; Villaggio Mosè ospita un grande centro di accoglienza e la città fa i conti tutti i giorni (bene, tra l’altro) con la presenza di migranti.

di Vittorio Alessandro

Il tema “migranti”, a torto o a ragione, è fra i più avvertiti dagli agrigentini. Lo scenario di Lampedusa e del Canale è infatti molto prossimo alla città; da Agrigento le istituzioni irradiano direttive e attività giudiziarie; Villaggio Mosè ospita un grande centro di accoglienza e la città fa i conti tutti i giorni (bene, tra l’altro) con la presenza di migranti.

Negli ultimi mesi, la presenza a Porto Empedocle della nave-quarantena Moby Zazà e la fuga di alcuni tunisini dalla struttura di Cannatello ha posto la città al centro dell’interesse nazionale. Il 9 giugno scorso il sindaco Firetto ha dichiarato che il centro di accoglienza va chiuso e il 24 agosto il candidato Zambuto ha plaudito all’iniziativa del governatore Musumeci di chiudere tutti gli hotspot in Sicilia.

Ho cercato la parola “migranti” (e sinonimi) e l’espressione “centro di accoglienza” nei programmi dei sei candidati a sindaco del comune di Agrigento. Risultato: zero, con l’unica eccezione di Marcella Carlisi del Movimento Cinque Stelle, che invoca la “sensibilizzazione delle famiglie sull’istituto dell’affidamento degli immigrati” (pag. 12). Peccato che le possibilità di ricorrere all’affido di minori siano state azzoppate dai decreti Sicurezza di Salvini votati dal M5s.

Di migrazioni la Carlisi si occupa con riguardo all’avifauna migratoria e alle “tantissime specie di volatili migratorie” che stazionano nella “Riserva Maddalusa” (pag. 30), ma la riserva di Maddalusa non esiste ancora, benché molti ne sollecitino l’istituzione (avrebbe potuto essere un buon punto del programma).

Fra i migranti, dunque, solo chi vola vale, come diceva lo slogan di Italo Balbo riportato sulle magliette di Otto Grunf.

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