Migrazioni, riprendono anche gli arrivi dalla Libia: 180 solo stamane

Tre barche partite dalla Libia sono arrivate stamattina a Lampedusa. Altre erano approdate sulla maggiore delle Pelagie. Fermi per un giorno i trasferimenti il centro di accoglienza torna a quota mille

di Mauro Seminara

Il flusso migratorio che investe Lampedusa non si arresta ma, anzi, all’ondata di barchini tunisini a raffica si stanno adesso aggiungendo anche varie barche cariche di migranti partiti dalla Libia. Gli accordi con i trafficanti investiti del ruolo di guardacoste pare non stiano producendo i risultati che il governo misto sedicente centrosinistra sperava. Neanche la recente approvazione dalla maggioranza parlamentare del finanziamento della missione italiana in Libia mediante la quale si forniscono risorse economiche, mezzi e presunta formazione – i guardacoste hanno recentemente ucciso tre migranti dopo lo sbarco a Khoms – alla cosiddetta “Guardia costiera della Libia” (che in realtà riguardano solo singoli comparti alleati del GNA di Fayez Serraj e non l’intera Libia), sta impedendo che i barconi che salpano da Zuwara e Zawiya arrivino fino a Lampedusa.

Questa mattina ne sono arrivate tre di barche partite dalla Libia. Tutte e tre, da quanto si apprende al momento da fonti sul posto, partite dal porto dei trafficanti di Zuwara, ad ovest di Tripoli. La prima imbarcazione, con 52 persone a bordo di varie nazionalità, è stata intercettata in acque territoriali dalla Guardia Costiera ed alle nove del mattino era già avvenuto lo sbarco nel porto di Lampedusa. In sequenza, liberato il punto di ormeggio in cui attracca la nave traghetto di linea che questa mattina non ha raggiunto Lampedusa, un’altra motovedetta della Guardia Costiera ha lanciato le cime alle bitte del porto commerciale per lo sbarco di altre 63 persone migranti.

Questa seconda barca di matrice libica aveva a bordo una maggioranza di migranti di nazionalità eritrea. La terza barca, già in acque territoriali durante lo sbarco delle prime due, è stata soccorsa dalla prima motovedetta SAR classe 300 che aveva sbarcato i migranti al molo commerciale. A bordo della terza imbarcazione c’erano 64 persone, in prevalenza di nazionalità somala. Queste ultime potrebbero essere le stesse barche in distress segnalate dalla centrale d’allarme civile Alarm Phone, rispettivamente con “circa 63” e “circa 65” persone a bordo. Altri 97 erano arrivati già ieri sera sull’isola con lo stesso protocollo di intervento della Guardia Costiera.

Un’altra barca, in questo caso un gommone che, anche in questo caso segnalato da Alarm Phone, pare si stia sgonfiando, si trova adesso in acque internazionali di competenza e responsabilità SAR (ricerca e soccorso) di Malta ma a brevissima distanza da Lampedusa. Secondo la Convenzione di Amburgo, Malta – informata da Alarm Phone della presenza della barca in pericolo – deve obbligatoriamente assumere il coordinamento dell’operazione SAR ma facendo ausilio delle unità navali della Guardia Costiera di Lampedusa in assenza di barche utili nelle immediate vicinanze da “arruolare” per il salvataggio.

Nel frattempo, l’assenza di un piano nazionale con logistica e strutture idonee a fronteggiare eventuali nuove impennate dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo centrale, come quella in corso, il sistema sta andando in tilt e la prima stazione a ritrovarsi sotto estrema pressione è proprio quella del cosiddetto “hotspot” di Lampedusa. Sull’isola si è adesso giunti all’impiego dei locali parrocchiali della “Casa della Fraternità” per non sovraccaricare ancora oltre le mille presenze il centro di prima accoglienza e soccorso di contrada Imbriacola. Quel fatidico “hotspot” inaugurato nel 2015 dall’Unione europea a Lampedusa, cui seguirono quello di Pozzallo e quello in Grecia, non ebbe mai alcun seguito nell’accordo europeo e lo smistamento immediato dei richiedenti asilo ricollocati in altri Stati membri dell’UE morì ancora prima di nascere. Ultim’ora, battuta dall’agenzia di Stampa Ansa e ripresa da altre testate giornalistiche, è quella del sindaco di Lampedusa che pretende che il centro di prima accoglienza non accolga più migranti fino al suo completo svuotamento.

Bisogna svuotare immediatamente l’hot spot di Lampedusa dove per ora sono ospitate circa 950 persone, recita il virgolettato che Ansa attribuisce al sindaco di Lampedusa e linosa Salvatore Martello. “Non possiamo aspettare la nave domani – continua il sindaco sull’agenzia nazionale – perché non sappiamo cosa accadrà per tutta la giornata e di notte“. Salvatore Martello ritiene che “non si possono tenere 1.000 persone dove possono esserne ospitate 95“. La posizione del sindaco diffusa da Ansa è chiara sulle finalità e sull’urgenza: “Non capisco perché il presidente del Consiglio non dichiari lo stato di emergenza considerato che in due settimane abbiamo avuto 250 sbarchi. Cinquemila persone in 28 giorni sono un numero superiore a quello del 2011: in quel caso il governo dichiarò lo stato di emergenza“. La conclusione annunciata dall’agenzia, tecnicamente incompatibile con l’autorità del primo cittadino, riguarda una presunta chiusura del centro di prima accoglienza da parte di Salvatore Martello. Il centro di contrada Imbriacola è infatti una vera e propria enclave del Ministero dell’Interno.

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