Caso Gregoretti, i 5 Stelle allo sbando e Salvini ha paura

Per Luigi Di Maio il caso Gregoretti non è analogo al caso Diciotti e fu soltanto propaganda, ma il Movimento 5 Stelle ed il premier Conte glielo lasciarono fare assistendo al sequestro per propaganda di 131 persone su una nave della Guardia Costiera italiana senza muovere un dito

di Mauro Seminara

Se ancora vi fossero dubbi sull’inesistenza politica del Movimento 5 Stelle, nato per rimettere a posto le cose in Italia e finito per essere la causa del caos, arriva la risposta di Luigi Di Maio a Matteo Salvini per risolvere ogni quesito. Il segretario della Lega, sul cui capo pende un processo che lo vedrebbe in carcere fino ad una pena massima di 15 anni in caso di condanna, aveva lanciato l’appello al Movimento 5 Stelle dicendosi pubblicamente “curioso di vedere che posizione terrà il Movimento 5 Stelle che sulla vicenda analoga della Nave Diciotti votò contro la richiesta del Tribunale dei ministri”. La risposta del capo politico è arrivata a stretto giro, lo stesso giorno in cui in qualità di ministro degli Esteri si era recato in Libia per mettere qualche pezza alla disastrosa politica estera italiana: “Diciotti fu atto di governo, Gregoretti fu propaganda”. La differenza tra i due casi che hanno visto il sequestro delle due navi della Guardia Costiera italiana, con quello della nave Diciotti durato molto di più ed alla quale è stato negato lo sbarco dopo giorni nel porto di Catania, non è dato comprenderla.

Nel caso di nave Diciotti, al tempo M5S e Lega alleati di governo e Di Maio e Salvini entrambi vicepremier, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepresidente Luigi Di Maio ed il responsabile del dicastero dei Trasporti Danilo Toninelli si erano assunti al corresponsabilità del sequestro contestato dai giudici asserendo che fu azione di governo condivisa e volta alla difesa degli interessi nazionali. Il “preminente interesse nazionale” del caso Diciotti, ad agosto del 2018, non sarebbe però lo stesso del caso Gregoretti di luglio 2019, quando il consenso proiettato al record storico per la Lega iniziava a far annunciare al leader della Lega nuove pretese sul governo e mentre la crisi tra gli azionisti di maggioranza dell’esecutivo portavano il presidente del Consiglio ad un pubblico discorso sull’impossibilità di sostenere un dialogo tra le parti. Un outing che passerà alla storia quello di Conte in sala stampa a Palazzo Chigi, quando dopo un lunghissimo periodo di annunci su rose e fiori tra M5S e Lega è stato reso pubblico uno stato dell’esecutivo privo di qualunque base per azioni di governo condivise.

Adesso, dopo che il Movimento 5 Stelle aveva disperatamente inseguito Matteo Salvini sulla sua propaganda anti Ong ed anti migranti, fino al punto di intestarsi la responsabilità dei sequestri di persona finalizzati alla coazione, cioè al ricatto agli Stati membri perché prendessero una quota delle persone a bordo altrimenti l’Italia avrebbe negato lo sbarco nel porto sicuro più vicino, Luigi Di Maio dichiara che in Giunta per le immunità parlamentari il suo partito voterà a favore di un processo contro Matteo Salvini. Una ammissione indiretta di inconsistenza ideologica e politica che, come già annunciato su queste pagine al tempo del caso Diciotti votato in Giunta per le immunità, ha vincolato il M5S in quel caso ed in tutti quelli a venire pur di salvare l’alleato, il Governo e quindi le poltrone. Inevitabile adesso l’aggressione leghista al “leader” pentastellato, già definito dall’allora sottosegretario della Lega al Viminale, Nicola Molteni, “un piccolo uomo”.

La decisione del Movimento 5 Stelle, annunciata dal suo sedicente capo politico, sembra essere già presa e non discutibile. Nel caso Diciotti però era stata mobilitata la base del partito e la decisione era stata spalmata con responsabilità su tutto l’ambiente Rousseau. Ma se Matteo Salvini dovesse finire in carcere, il Movimento 5 Stelle sarebbe definitivamente destinato all’estinzione, considerando che se risultasse frutto di mera propaganda il caso Gregoretti, a differenza di quello Diciotti, il partito pentastellato ed il suo premier sarebbero colpevoli – invece che di corresponsabilità in azione di governo – di aver lasciato che un ministro di quell’esecutivo sequestrasse platealmente 131 persone senza fare nulla per impedirglielo.

La Giunta per le immunità parlamentari si riunirà oggi alle 13:00 per aprire i lavori sulla richiesta di rinvio a giudizio del senatore ed ex ministro Matteo Salvini. Non tarderà quindi ad arrivare la conta dei pentastellati che voteranno per far processare l’ex alleato di governo che proprio in questi giorni, scatenando l’ira dell’alleata in coalizione Giorgia Meloni, aveva teso una mano al Governo aprendo ad un possibile sostegno all’alleanza M5S-PD da parte della Lega. Segno di paura ed indebolimento di Matteo Salvini che questa volta vede le sbarre di una prigione possibili e vicine. Il M5S ha quindi l’avversario forte steso a terra come uno zerbino e potrà decidere se accettare il prezzo che certamente Salvini sarà disposto a pagare se pur altissimo oppure lasciarlo tra le braccia della magistratura che da adesso in poi ne potrà disporre per tutti gli abusi ad esso imputati.

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