Un Governo senza porti

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Doveroso chiedersi cosa sarebbe questo Governo senza porti da chiudere. Una banca l’hanno salvata anche loro, l’acqua “pubblica” c’è il rischio che la privatizzino del tutto già in alcune regioni, l’ex Ilva continua a mietere vittime inquinando più di quando era Ilva, gli F-35 voleranno via felici dalle tasche degli italiani ed altri sette miliardi verranno spesi per prepararci a non si sa quale altra guerra su commissione, i 600mila migranti irregolari non sono stati espulsi ed in compenso sono stati devastati i progetti di inclusione che funzionavano, le accise sul carburante non sono state eliminate e forse ne verranno introdotte di nuove oltre al previsto aumento Iva. L’unica bandiera che questo Governo sventola, l’unico nemico più povero dei poveri italiani da minacciare, rimane il migrante che tenta di raggiungere con gli unici mezzi consentiti l’Europa. Contro oppressi e soccorritori si sta concentrando tutta l’energia, almeno quella comunicativa, dell’esecutivo italiano.

Il flusso migratorio è crescente per via dello stato di conflitto in cui versa la Libia, adesso meno controllabile di prima e senza un referente a cui delegare il ruolo di carceriere nero delle persone indesiderate. Non ci sono presupposti di risoluzione con lo slogan vuoto di aiutarli a casa loro, perché anche i fondi per la cooperazione vengono impiegati in Europa per l’accoglienza e tra un po’ non ci sarà più accoglienza e neanche fondi. Neanche di un vecchio progetto di Unione europea Unita, che vede i flussi come accesso comune e non come da Regolamento di Dublino. Progetto accantonato proprio grazie alla Lega ed al Movimento esastellato che non ebbero alcun interesse ad approvare la completa riforma quando questa approdò in Europarlamento. Elly Schlein, prima firmataria del progetto di revisione del Regolamento di Dublino, propose in Commissione LIBE una nuova era in cui veniva completamente superata la regola della richiesta di asilo nel Paese di primo approdo europeo. Esattamente ciò che aveva sempre lamentato l’Italia, malgrado anche nel 2003 il Governo di Berlusconi con la Lega approvò la riforma penalizzante per l’Italia. Nel 2018 era finalmente condiviso dalle Commissione europea il superamento di questa gestione nazionale dei flussi, ma misteriosamente, giunto il disegno in aula del Parlamento Europeo, la Lega si astenne ed il Movimento 5 Stelle voto direttamente contro. Il Regolamento di Dublino rimase com’è.

Un mistero, si fa per dire, che trova continuità di operato che le riunioni dei ministri degli Interni europei a cui il ministro italiano dei porti chiusi non partecipa anche se si parlerà di gestione dei flussi migratori. Bipolarismo psichiatrico o schizofrenia, tutto è possibile. Di fatto però l’Italia gioca tutta la sua quotidiana campagna elettorale eterna sulla questione dei migranti, ma non fa assolutamente nulla per risolverla. Un meccanismo che tanto ricorda quello della dialisi: perché risolvere con un trapianto se si può tenere un malato dipendente a vita dai trattamenti? I porti chiusi sono un gioco al massacro contro dei poveri disgraziati che nulla possono contro uno Stato straniero al quale avrebbero voluto chiedere aiuto. Ogni volta che il dibattito politico lo chiede, perché c’è da nascondere il fallimento della flat tax o distogliere l’attenzione su una procedura di infrazione o su un aumento Iva, ecco che tornano i porti chiusi. Una nave sequestrata in alto mare, una quarantina di profughi torturati fino allo sfinimento sulla ondeggiante nave rovente per il caldo torbido che ne scalda il ferro fino a liquefarlo, pronti a rinunciare perfino al loro nome pur di mettere piede a terra. Ecco che si torna a parlare solo di porti chiusi e scompaiono i fallimenti economici e finanziari di un esecutivo che del Paese non lascerà neanche i cocci. Allora, cosa sarebbe questo Governo se non ci fossero porti da chiudere, niente?

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