Ultimo week end di Governo?

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Tiene banco da giorni la questione TAV, con le opposte posizioni delle due forze di maggioranza, e la conseguente crisi di Governo. Crisi alla fine paventata anche dalle parti. Quella rappresentata dal leader del Carroccio, spavaldo, ha la pistola fumante in mano ed il Contratto di Governo in bagno, al posto del rotolo di carta igienica. Quella rappresentata dal leader del Movimento invece pare accogliere la sfida ma con la mano tremante. I messaggi che i due si inviano sono diretti, al punto che gli analisti brancolano nel buio avendo perso il senso le indicazioni di palazzo. Nel palazzo, in effetti, sono tutti anche più confusi degli osservatori. Un fulmine a ciel sereno, il cui boato è stato percepito in ritardo a causa dello stile narrativo del Governo, sempre teatrale, sempre capace di dare enfasi ad episodi insignificanti pur di guadagnare visibilità sui temi prescelti e distrarre la massa da quelli scomodi. Ma la vicenda TAV pare non facesse parte di questo copione. Quindi questo è l’ultimo fine settimana del Governo giallo-verde? Forse.

Tra i “messaggi diretti” di cui sopra, ce ne sono evidenti già nelle ultime 24 ore. L’attacco di Salvini, ospite in Tv durante la riunione del M5S sulla posizione pentastellata, che ha fissato l’aut aut sulla TAV a scapito del Governo è uno di questi. Un altro è sicuramente l’uso della sala stampa di Palazzo Chigi da parte dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che, oltre a definire il collega semplicemente come “segretario della Lega” invece che vicepremier o ministro, ha anche rimarcato l’appartenenza di partito del presidente del Consiglio assente in conferenza stampa. Il leader del M5S è però apparso molto nervoso, quasi livido, e sicuramente meno sicuro di se rispetto alla comunicazione solitamente monodirezionale. Quasi umile ed in cerca di consenso. Di fatto, il problema è proprio il consenso.

Per meglio comprendere cosa sta accadendo è probabilmente utile proporre i possibili conseguenti scenari. E questi sono legati al consenso politico più che al Contratto di Governo. Un appunto, ineludibile, va però fatto su un tema specifico che riguarda il ministro dell’Interno. Queste sono forse le ultime ore, o gli ultimi giorni, in cui Matteo Salvini potrà riempirsi la bocca vantando di aver bloccato i flussi migratori. Premesso che il titolare del Viminale leghista non li ha bloccati ma ha solo beneficiato appena insediato del lavoro svolto dal suo predecessore, poi è arrivato l’inverno ed adesso sta per ripartire la stagione dei barconi che pone fine alla sua propaganda. Non è una premessa a caso, perché intorno alla data di scadenza delle bugie si muove adesso la crisi di Governo. Una crisi fatta da chi ha da perderci e chi ha da guadagnarci.

Se cadesse il Governo, il presidente della Repubblica non scioglierebbe di certo il Parlamento. Quindi dovrebbe far giurare un altro esecutivo. In tal caso potrebbe proporsi nuovamente l’alleanza di centrodestra, ma si esclude che Mattarella possa far rientrare dalla finestra il partito di Governo uscito sbattendo la porta. Inimmaginabile anche una maggioranza composta da M5S e PD che, premesso che i dem non accetterebbero mai di farsi trascinare al fondo ancor prima d’essere tornati su, farebbe rientrare i pentastellati dalla stessa suddetta finestra. L’unica ipotesi praticabile sarebbe quindi quella di un Governo di tecnici nominato dal presidente. Governo che libererebbe le mani dei partiti che oggi rappresentano la maggioranza e che potrebbero dedicarsi unicamente alla campagna elettorale per le europee senza dover fornire giustificazioni sulle scelte di governo del Paese mal riuscite e del tutto errate. Fino ad oggi, secondo la narrazione-propaganda, il Governo ha attuato – ad eccezione del punto TAV – buona parte del Contratto di Governo. In modo frettoloso, forse tarocco, ma può dire di averlo fatto. Quota cento, reddito di cittadinanza, legittima difesa, blocco dei flussi migratori e perfino la ripartenza economica del Paese. Tra qualche tempo, prossimo, Lega e M5S dovranno spiegare però le ragioni per cui i migranti sono tornati sui barconi, l’industria continua a calare, il PIL non cresce, quota cento non funziona ed il reddito di cittadinanza è una misura in stile gattino cieco di mamma frettolosa.

Se in questo momento la Lega toglie la spina al Governo, questa potrà vantare – in vista delle europee – di aver promesso e mantenuto il blocco dei migranti, la cosiddetta quota cento ed anche la legittima difesa. E lo farebbe in un momento in cui il Movimento 5 Stelle sta pagando il prezzo delle politiche in materia di immigrazione, almeno con il suo elettorato di sinistra, di aver salvato Matteo Salvini in Giunta sul caso Diciotti addossandosi equa parte della responsabilità politica, di aver cambiato opinione sul TAP, sul free vax, e su molto altro, dato che nel caso in cui il Governo cadesse, i pentastellati dovrebbero anche frettolosamente cambiare la regola dei due mandati prima di restare fuori dal Parlamento con il prossimo giro di elezioni politiche. Quindi, l’elettorato di sinistra a cinque stelle è deluso mentre quello di destra è pronto a migrare nella squadra del “capitano”. La Lega andrebbe alle europee con quel 35% attribuito da recenti sondaggi, e forse anche con qualche punto in più che il M5S sembra stia donando. Al Governo tecnico del presidente rimarrebbe da rimettere a posto le cose, anche con l’eventuale manovra correttiva conseguente della politica finanziaria giallo-verde.

Lo scenario ideale per qualunque politico o partito populista, figuriamoci per quelli attualmente al Governo. In altre parole, significa che colui che pare voler far cadere il Governo potrà lasciare l’alleato di maggioranza in mutande e poi dire che si era fatto tutto come promesso – immigrazione e sicurezza, quota cento, legittima difesa – ma i tecnici del Governo del presidente hanno disfatto tutto, ma se si va in massa in Ue vincendo le elezioni europee si rimette tutto a posto. Scenario idilliaco per chi vive di promesse non mantenute e soluzioni mai trovate, e basa tutta la comunicazione elettorale sul nemico da offrire di volta in volta agli elettori. In questi mesi il nemico pubblico numero uno era stato l’immigrato, adesso sarà di nuovo l’Europa tecnocratica e nel frattempo si punterà con violenza il dito contro i tecnici che il presidente della Repubblica avrà mandato a governare per rimettere le cose a posto. Loro, questi ultimi, saranno i colpevoli di tutte le conseguenze dei pochi mesi di governo a sei stelle. E i “grillini”? Non potranno neanche ordire vendetta in Senato autorizzando il Tribunale dei ministri a processare Salvini, perché ormai hanno detto che la colpa è dell’intero Governo. Scenari ipotetici, ovviamente, ma plausibili, a differenza di quello in cui Salvini concede di bloccare la Torino-Lione a discapito del suo elettorato settentrionale a quasi due mesi dalle europee ed anche di quello in cui il M5S fa harakiri dicendo sì alla stessa linea TAV dopo essersi così tanto sbilanciato. Molto più ragionevole, per tutti loro, staccare la spina adesso, prima dei decreti attuativi con cui far funzionare ciò che probabilmente è un aborto e prima di dover porre rimedio alla crisi economica di un Paese di nuovo in recessione.

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