Riace: Mimmo Lucano ai domiciliari, il GIP perplesso e Salvini esulta – Tutta la notizia

Accertate varie violazioni alle vigenti normative finalizzate ad agevolare la permanenza di migranti a cui era stato negato asilo in Italia e per il ritorno occupazionale riacese con copperative locali a cui erano stati affidati servizi dal Comune. Il GIP del Tribunale di Locri: “Il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”

di Mauro Seminara

Mimmo Lucano nello studio di Porta a Porta

“Proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge”, asserisce il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, nel contesto di un discorso intercettato dalla Procura della Repubblica di Locri. Il primo cittadino del piccolo Comune italiano, calabrese, simbolo di un progetto di integrazione studiano con interesse anche all’estero, era indagato per la vicenda della gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria. Nel corso delle indagini sono emerse altre circostanze in violazione della legge, consapevole, da parte di Mimmo Lucano. All’alba, la Guardia di Finanza ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito il sindaco di Riace. Nel contesto della stessa esecuzione è stato notificato il divieto di dimora per la compagna del primo cittadino, Tesfahun Lemlem. Le principali accuse rivolte al sindaco sono di gestione illecita dei finanziamenti, violazioni di legge nell’affidamento del servizio di raccolta rifiuti nel Comune calabrese e di aver “combinato” matrimoni tra riacesi e ospiti del sistema di accoglienza al fine di garantire a questi ultimi la permanenza nel territorio.

La notizia dell’arresto è stata accolta con soddisfazione dal ministro degli Interni Matteo Salvini che ha così commentato su Twitter: “Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati!”. Lo scrittore, Roberto Saviano, di suo ha replicato asserendo che l’arresto di Mimmo Lucano rappresenta “un passo verso uno Stato autoritario”. Il GIP presso il Tribunale di Locri ha tuttavia affermato che: “Ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S., ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”

La notizia completa

Questa mattina, all’alba, i finanzieri del Gruppo di Locri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Locri che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, sindaco del Comune di Riace, ed il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, nell’ambito dell’operazione denominata “Xenia”. La misura cautelare arriva a chiusura delle indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.

Nel corso dell’attività di indagine è emersa la particolare spregiudicatezza del sindaco, Mimmo Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell’organizzare veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. Gli elementi di prova raccolti hanno permesso di dimostrare infatti come il Sindaco Lucano, unitamente alla sua compagna Tesfahun Lemlem, avessero architettato degli espedienti, in violazione delle vigenti leggi, tanto semplici quanto efficaci e volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere il diritto al soggiorno in Italia. Secondo gli inquirenti si sono rivelate particolarmente allarmanti non solo la lunga serie di irregolarità amministrative e di illeciti penalmente rilevanti che costellavano la realizzazione del progetto, ma anche e soprattutto l’estrema naturalezza con la quale Mimmo Lucano e la sua compagna decidevano la violazione di norme civili, amministrative e penali.

Le indagini hanno registrato la chiara consapevolezza del sindaco di Riace, in termini che non potevano in alcun modo essere equivocati, nel rendersi materialmente protagonista, spendendosi in prima persona, per l’organizzazione di matrimoni “di comodo”. Significativi appaiono i dialoghi intercettati dalla Guardia di Finanza, ad esempio, in merito all’illecita organizzazione del matrimonio di una cittadina straniera cui era già stato negato – per ben tre volte – il permesso di soggiorno. Nelle registrazioni si sente la voce di Mimmo Lucano spiegare che: “… se ne deve andare, se ha avuto per tre volte il diniego … ecco perché non lo rinnovano più. Ti spiego dal punto di vista dei documenti lei non può stare … mica dipende da … questo purtroppo, dico purtroppo perché io non sono d’accordo con questo decreto, come documenti lei non ha diritto di stare in Italia, se la vedono i carabinieri la rinchiudono … perché non ha i documenti, non ha niente … da un punto di vista umano ovviamente le possibilità che ha a Riace di non avere problemi sono più alte, si confonde in mezzo a tutti, però lei i documenti difficilmente ce li avrà, perché ha fatto già tre volte la commissione, ecco perché non rinnovano il permesso di soggiorno, se lei va alla Questura di Siderno se parla di documenti … io la carta d’identità gliela faccio … io sono un fuorilegge, sono un fuorilegge, perché per fare la carta d’identità io dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità … in più lei deve dimostrare che abita a Riace, che ha una dimora a Riace, allora io dico così, non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità e gli dico va bene, sono responsabile dei vigili … la carta d’identità tre fotografie, all’ufficio anagrafe, la iscriviamo subito …”

La consapevolezza di Mimmo Lucano, artefice dell’accoglienza integrata “modello Riace”, nel violare le norme a fini umanitari si evince anche da altre intercettazioni: “…allora, io fino ad ora la carta d’identità l’ho fatta così, li faccio immediatamente, perché sono responsabile dell’ufficio anagrafe e stato civile, come sindaco. L’impiegato che c’era prima è andato in pensione. Sotto i 3.000 abitanti l’ho assunta io questa delega, quindi ho doppia valenza diciamo, sia come sindaco e soprattutto come responsabile dell’ufficio … proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge però non è che le serve molto che ha la carta d’identità …”. Il sindaco della città dei bronzi manifesta quindi palesemente la disponibilità a violare la legge per offrire opportunità di permanenza a qualcuno che, dopo essersi integrato con la comunità riacese, ha ricevuto tre volte picche dalla Commissione territoriale che ha valutato la domanda di asilo. Lucano spiega quindi, nel corso della conversazione intercettata, che è disposto a emettere una carta di identità per la quale la persona in questione non avrebbe titolo, ma che questa non le garantirà il diritto al soggiorno in Italia e non la tutelerà dall’espulsione in caso di fermo ed accertamenti.

Risulta inequivocabile, come precisato dalla Procura di Locri, come Mimmo Lucano abbia consapevolezza dei crimini commessi sul piano giuridico per aggirare leggi che egli definisce ingiuste e al solo scopo umanitario: “…allora guarda qua, non andare avanti, analizziamo la sua situazione sul piano giuridico. Oggi lei è una diniegata per tre volte, lei non può fare più una commissione, non è più una ricorrente, se è come dice lei che è stata diniegata per tre volte non c’è una quarta possibilità, lei ha solo la possibilità di ritornare in Nigeria però … fammi andare avanti … sai qual è secondo me l’unica strada percorribile, volendo spremere le meningi? Che lei si sposa! come ha fatto Stella … Stella si è sposata con Nazareno, io sono responsabile dell’ufficio anagrafe, il matrimonio te lo faccio immediatamente … con un cittadino italiano … guarda come funziona Daniela, se lei … però dobbiamo trovare un uomo che è libero come stato civile … divorziato, sì … se lei si sposa a noi deve portare soltanto come richiedente asilo … almeno io non sto là a guardare se i suoi documenti sono a posto, mi fa un atto notorio dove dice che è libera di poter contrarre matrimonio e siccome è una richiedente asilo non vado ad esaminare i suoi documenti perché ovviamente uno che è in fuga dalle guerre non ha documenti con lei e mi basta una sua dichiarazione, un atto notorio … dovremmo chiedere all’ambasciata, ma mi basta un’autocertificazione dove mi dice che lei è libera. Quello che invece è italiano che si vuole sposare con lei deve portare i documenti che è libero per sposarsi. Se succede questo in un giorno li sposiamo. Poi, dopo, mi chiede al Comune il certificato di matrimonio … va alla questura di Siderno e chiede un permesso di soggiorno per motivi familiari perché si è sposata in Italia con cittadino italiano e non gli deve portare niente … solo il certificato di matrimonio … in quel modo, dopo che lei ha il permesso di soggiorno per motivi familiari, i tre dinieghi non hanno nessun valore, è subentrata un’altra situazione civile … non solo, dopo un po’ di tempo prende anche la cittadinanza italiana”.

Beppe Fiorello e Mimmo Lucano durante le riprese della fiction sul sindaco di Riace e sul modello di accoglienza della città dei bronzi

La conversazione esprime con chiarezza, oltre alla disponibilità personale del sindaco, la conoscenza della materia giuridica con cui Mimmo Lucano suggerisce modi utili ad aggirare gli ostacoli. Nel corso della conversazione qui riportata non emerge però l’intervento di Mimmo Lucano in qualità di sensale che propone la persona con cui far sposare la donna nigeriana a cui è stato negato il diritto d’asilo. Appare piuttosto una mediazione con consulenza giuridica nel corso della quale il primo cittadino, che ha anche assunto la delega per la dirigenza dell’Ufficio anagrafe del Comune di Riace, manifesta la propria disponibilità ad omettere alcune verifiche preventive che le norme italiane vigenti suggeriscono per una più agevolazione di nozze civili che lo stesso sindaco officerebbe. Un Lucano deus ex machina dell’accoglienza. Un sindaco votato alla disobbedienza civile per aiutare i migranti che il suo Comune ha accolto e che hanno salvato ripopolandolo e rendendolo nuovamente vivo e produttivo dopo l’abbandono del piccolo resiliente centro abitato calabrese, circondato da una cancrena che ha devastato il territorio ormai da decenni sotto il controllo assoluto della ‘ndrangheta ed in cui, nella varie province, si registrano Comuni in cui i Consigli vengono sciolti per infiltrazioni mafiose e nei quali alcuna lista si presenta alle elezioni. La situazione di Mimmo Lucano però, malgrado i fini umanitari e non dettati da interessi personali ed economici, è complicata e i nobili scopi non lo mettono al riparo dall’applicazione della legge e dal rinvio a giudizio che seguirà sicuramente alle indagini della Procura della Repubblica di Locri.

Nel corso delle indagini la Guardia di Finanza ha infatti anche raccolto inconfutabili elementi circa il fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina riacese che ha impedito l’effettuazione delle necessarie procedure di gara, previste dal Codice dei contratti pubblici, favorendo invece due cooperative sociali: la “Ecoriace” e “L’Aquilone”. Le predette cooperative sociali difettavano infatti dei requisiti di legge richiesti per l’ottenimento del servizio pubblico, poiché non iscritte nell’apposito albo regionale previsto dalla normativa di settore. Le indagini hanno dimostrato che Mimmo Lucano, con il preciso intento di ottenere il suo fine favorendo il lavoro delle cooperative locali, a seguito dei suoi vani e diretti tentativi di far ottenere quella iscrizione, si sia determinato ad istituire un albo comunale delle cooperative sociali cui poter affidare direttamente, secondo il sistema agevolato previsto dalle norme, lo svolgimento di servizi pubblici. Il sindaco riacese approntava così le condizioni per incaricare, in maniera solo apparentemente conforme al dettato legislativo, la “Ecoriace” e “L’Aquilone” della raccolta e del trasporto di rifiuti nel territorio comunale riacese. Attività espletata dall’ottobre 2012 e fino all’aprile del 2016.

Con tale decisione, in sostanza, Lucano procedeva fraudolentemente all’artificioso riconoscimento – del tutto sganciato dalla normativa vigente e dunque sprovvisto di validi effetti – in capo alle due cooperative dei presupposti necessari per la disapplicazione delle regole in materia di selezione, da parte delle amministrazioni pubbliche, dei soggetti cui aggiudicare servizi, lavori od opere. Un’altra serie di perseguibili azioni finalizzate alla chiusura di un’economia precaria, quella riacese, nella quale avrebbero potuto prendere legittimamente appalti cooperative non del territorio a discapito dell’occupazione dei giovani del luogo. Lucano dunque, rilevato a seguito del suo quanto meno inopportuno interessamento per conto delle due cooperative, che queste non sarebbero mai riuscite ad ottenere l’iscrizione tempestiva nel citato albo regionale, si risolveva fraudolentemente ad ammantare di legalità l’assegnazione diretta dei servizi alle citate cooperative. Per il raggiungimento dell’obiettivo, prima faceva approvare alla Giunta da lui presieduta un albo comunale simile a quello previsto dalle norme, poi suggeriva con successo al Consiglio comunale di procedere alla suddetta assegnazione diretta, infine reiterava alla Giunta comunale la proposta di proroga dell’affidamento che risultava infine effettivamente concessa.

In conclusione, affidando in via diretta alla “Ecoriace” ed a “L’Aquilone” i servizi di raccolta e trasporto rifiuti, il sindaco Mimmo Lucano ha impedito l’effettuazione delle necessarie e previste procedure di gara. In tal modo ha inevitabilmente condizionato le modalità di scelta dei contraenti da parte dell’ente amministrativo da lui gestito e violato il principio di libera e sana concorrenza, producendo inoltre, in capo alle due cooperative sociali un ingiusto vantaggio patrimoniale quantificato in circa un milione di euro. La vasta attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza e diretta dalla Procura della Repubblica di Locri, ha poi riguardato numerosi e diversificati profili relativi alla gestione dei rilevanti flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dell’accoglienza dei migranti nel Comune di Riace, al cui esito sono emerse e riscontrate diffuse e gravi irregolarità anche in merito ad altre e diverse procedure di affidamento diretto alle associazioni operanti nel settore dell’accoglienza, alla irregolare rendicontazione dei criteri riguardanti la lunga permanenza dei rifugiati, all’utilizzo di fatture false tramite le quali venivano attestati fraudolentemente costi gonfiati o fittizi, al prelevamento dai conti accesi ed esclusivamente dedicati alla gestione dell’accoglienza dei migranti di ingentissime somme di denaro cui è stata impressa una difforme destinazione. Di tali somme però non vi è alcun riscontro in termini di corrispondenti finalità.

Sulla ricostruzione di tali circostanze, così come rappresentate nel corpo della richiesta di applicazione delle misure cautelari, il GIP presso il Tribunale di Locri ha tuttavia affermato che: “Ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S., ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”. È evidente che su tali profili, sui quali lo stesso GIP si sofferma per evidenziare che nella delicata materia dell’immigrazione sono stati riscontrati comportamenti superficiali ed improntati ad un diffuso malcostume, la Procura della Repubblica di Locri, doverosamente, procederà nei prossimi giorni ad approfondire ogni opportuno aspetto per presentare l’eventuale apposito ricorso presso il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, fermo restando che dalle indagini è comunque emersa una pluralità di situazioni che, nell’immediatezza, impone la trasmissione degli atti alla Procura Regionale della Corte dei Conti ai fini dell’accertamento del connesso danno erariale.

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