La velocità dell’italiano medio-coglione

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Tutto molto veloce. Troppo veloce. Irraggiungibile. Il flusso di informazioni è enorme. Esagerato anche per chi di mestiere segue tutte le notizie, come i giornalisti, i politici ed i loro addetti alla comunicazione. L’italiano medio non può informarsi adeguatamente, in maniera completa e scrupolosa dovendo pure lavorare per vivere. Dovrebbe leggere molti giornali, sia italiani che stranieri, e questo non è possibile visto il tempo che il neoliberismo-neoschiavismo lascia libero a chi suda per portare un tozzo di pane a casa. Quindi si deve fidare. Deve avere fiducia in quella edizione giornaliera del Tg che riesce a vedere, o che predilige, e di quel che legge, sia esso condiviso o letto direttamente sul sito. I giornali cartacei vanno in questo ragionamento fuori statistica; con il numero di copie che vendono, di italiani medi ce ne sono proprio pochi la mattina in edicola che spendono la loro rata quotidiana di un abbonamento che grava sulla loro economia per una ulteriore quarantina di euro al mese. Poi ci sono i social. Quelli che devono ridurre l’italiano medio alla massima esemplificazione del coglione medio. Dell’idiota assorbi cazzate. Non è colpa dei social, e neanche dell’italiano. Tutto sommato i social erano uno strumento che potenzialmente avrebbe potuto elevare il livello medio degli italiani. In fondo, se si dialoga con mille persone invece che sempre con le solite quattro, qualcosa in più si imparerà per forza. Ma qualcosa l’hanno imparata, prima dell’italiano medio, quelli che dell’italiano medio hanno bisogno. E questi hanno imparato ad usare i social per poter prendere gli italiani per coglioni ancor più di prima. Così, dall’enorme flusso di informazioni di cui sopra viene centrifugata la polpa e sterilizzata l’essenza, poi viene riletta la notizia in chiave pubblicitaria ed infine scagliata contro l’italiano medio da quelle centinaia di “addetti ai social” con i loro vari profili fake che per lavoro fanno i propagatori di merda. Esempio fulgido è quello delle uova contro l’atleta azzura-“nera”. In Italia, qualcuno inizia a notare, c’è un grave problema di razzismo e sempre più gli italiani si sentono autorizzati a fare il “tiro al negro” in un clima in cui le vittime sono considerate sempre meno come persone: numeri, negri che rimanderanno a casa loro, esseri inutili o anche fastidiosi, non esseri umani. In un simile clima è evidente che anche i cervelli non consegnati alla nascita ritengano di poter “giocare” con i negri che, tanto, stanno sul cazzo pure alle istituzioni…hanno eletto Salvini!…fa il ministro degli Interni! Come si ribalta il concetto è però più semplice di quanto si possa immaginare, basta considerare il popolo come ormai un gregge che segue l’ultima parola d’effetto e non quella più logica precedentemente detta. Esempio: In Italia c’è un problema di razzismo? No, perché l’uovo all’atleta lo ha lanciato il figlio di un consigliere comunale di vattelappesca iscritto al PD. Quale dovrebbe essere il senso logico di questa risposta? Per considerare sub umani i migranti, gli stranieri, e comportarsi in modo razzista bisogna per forza essere iscritti alla Lega altrimenti non è deriva culturale razzista? Se la “goliardata” la faceva il figlio di un consigliere comunale iscritto alla Lega era razzismo, ma visto che babbo è del PD si può tranquillamente escludere che in Italia abbiamo un serio problema culturale e che i figli – non di puttana o di politici, in generale – stanno seguendo questa delirante esclusione dalla fascia umana che i genitori stanno diffusamente applicando agli stranieri di colore.

Sui social si vedono ogni santo giorno delle immagini stereotipate che circolano in modo virale e nel più dei casi – quando evidentemente fake – senza alcun logo di partito o di rivista. Gli italiani medi – che a breve vedranno sostituire la dicitura “medio” con quella “coglione” – condividono queste immagini, in base alle ideologie politiche e a quanto queste facciano sorridere o indignare, contribuendo a spargere il verbo dell’ufficio comunicazione di turno. Nessuno, purtroppo, spiega che quando si vota vengono eletti dei parlamentari che, appena generosamente retribuiti dallo Stato, versano una sorta di “pizzo” mensile ai partiti di appartenenza che a loro volta li investono anche per retribuire degli sfigati (in alcuni casi anche un mezzo migliaio) che passano la giornata a condividere minchiate su più profili di più social in modo da renderle minchiate virali. A capo di questo sistema di falsa corrente c’è il ridottissimo team di comunicazione che partorisce le genialate come quella del babbo iscritto al PD per smentire il problema razzismo. Se l’italiano medio non si sente ancora del tutto coglione, provi a fare un semplice esercizio: sostituisca “razzismo” con “droga” e “padre iscritto al PD” con “padre carabiniere”. Qual è il risultato? Non c’è alcun problema di droga nel nostro Paese perché uno dei ragazzi che si drogava è figlio di un carabiniere? Ecco, potete tutto sommato darvi dei coglioni da soli se avevate seguito l’onda proposta sui social. Perché di onda si tratta. Vedi intorno a te migliaia di persone che condividono una idiozia o si convincono più in generale di una idea di cui anche tu tenderai a convincerti o quantomeno sarai meno critico verso la logica di questa idea, rassicurato dal fatto che se migliaia di persone la condividono non può essere insana o del tutto infondata. Ma le prime migliaia di persone che l’hanno condivisa non esistono. Sono false. L’onda non esiste.

Tutto troppo veloce. Bisogna rallentare. Basta condivisione di immagini stereotipate dell’invettiva politica su temi che non si ha il tempo di approfondire. Il distillato di quanto realmente accade arriva a voi con una “opinione” preconfezionata e voi ve la bevete, ve la condividete, vi indignate e vi motivate su ragioni che spesso non esistono. Come credete che si è ridotta l’Italia, dall’oggi al domani, ad avere un problema di intolleranza razziale? L’italiano medio-coglione si è svegliato una mattina con l’idea che i negri devono morire in mare e che quelli già arrivati bisogna spararli? Oppure al branco inferocito è stato lentamente e quotidianamente lanciato l’osso ideale? Pigiate il tasto “rewind”. Da quanto tempo si prepara questo delirio culturale non lo sapete, perché non ve ne siete accorti. Non ve ne accorgete neanche adesso. Magari continuate a comprare sempre la stessa insulsa carta stampata, imbrattata, deturpata da invettiva razzista a partire proprio dalla prima pagina, dove le notizie sono il bollettino di guerra con tutti i crimini commessi dal nemico nero. Vi focalizzate da tempo su quanti reati commettono gli stranieri in Italia, senza saperlo, e da tempo avete dimenticato quanti reati che restano impuniti commettono gli italiani. Poveri italiani coglioni. Ieri si è celebrato il trentottesimo anniversario della strage alla stazione ferroviaria di Bologna. Nessun mandante è ancora noto, dopo 38 anni, e le uniche cose che sappiamo riguardano italiani che hanno fatto esplodere altri italiani. Non c’erano taleban, integralisti islamici vari, Isis, nessuno ha urlato “Allah akbar!”.

Ieri, nel giorno in cui si doveva riflettere sul perché non sappiamo nulla sui mandanti e sul perché della strage di Bologna 38 anni dopo, della strage di via D’Amelio 26 anni dopo e di tutti i più gravi crimini consumati in questo Paese di coglioni, una notizia ha reso la fotografia delle condizioni in cui ci troviamo ma che non riuscite a vedere senza le cazzate che i troll di partito vi propinano sui social: dopo appena 19 anni sappiamo finalmente che un paracadutista delle nostre Forze Armate non è morto per caso ma che è stato un atto di nonnismo di cui potrebbe essere colpevole anche un caporale. Dopo appena 19 anni! E in questi 19 anni, in questi 26 anni da Via D’Amelio, in questi 38 anni dalla stazione di Bologna e dal DC9 Itavia caduto nei pressi di Ustica, in tutti questi anni non avete avuto negri al Governo, non avete avuto un ministro degli Interni negro o un ministro della giustizia negro. Non avete mai avuto neanche giustizia. Con chi. Ve la prendete quindi? Certo, se lo staff di un ministro avesse ieri proposto una bella vignetta sul caso, tipo ministro con espressione arrabbiata e braccia conserte che dichiara con un solo e semplice hashtag sottopancia “#AdessoGiustizia” piuttosto che “#TribunaliAperti”, sareste tutti super incazzati ed indignati e magari che il giovane testa di minchia aveva il padre di un partito invece che ferroviere o poliziotto vi sarebbe passato in secondo o terzo piano. Ecco che l’italiano medio è adesso l’italiano coglione, che non ha il controllo delle proprie idee, delle proprie opinioni. Veste quelle degli altri, come uno sbadato che calza una scarpa che non è sua e non si rende conto di avere ai piedi due scarpe diverse. Magari una sportiva e l’altra col tacco, in conflitto tra loro. Stupidamente scomode insieme. Ma non c’è tempo per pensare quale sia la scarpa giusta, quella ideale. Bisogna correre. Correre e condividere. Correre, condividere ed indignarsi. E mi piace. E faccina arrabbiata. E ancora indignato e ancora condividere. Ecco: condiviso! Quindi, se sta sulla mia bacheca vuol dire che la penso così anche io. Ecco, la mia identità da italiano coglione è fatta.

Sicuramente è utile, ai fini di una più completa riflessione su quanto sopra proposto, ricordare come qualche anno addietro ci ritrovammo a dover affrontare un terribile nemico che per un certo periodo rappresentò in un’unica entità tutti i mali della nostra società: l’acaro. D’un tratto la popolazione scoprì questo microscopico flagello, con cui il genere umano convive sin dalla notte dei tempi, e i supermercati si affollarono di inutili e costosissimi prodotti anti-acaro che si vendevano come il pane. Che fine hanno fatto gli acari? Perché non ve ne preoccupate più? Come mai avete smesso di acquistare spray e meraviglie della scienza che vi proteggono da questo letale mostro? Ecco, non vi viene il dubbio che vi state polarizzando contro degli acari mentre i ratti girano indisturbati per casa, magari armati di lupara ed avvocati, e per avere giustizia dopo aver denunciato il crollo della vostra casa dovete attendere trenta o quarant’anni? Se poi il vostro problema continuate a credere che siano centomila acari all’anno, ed intendete anche sparargli addosso mentre chinate la testa, con estrema riverenza, ogni volta che un ratto vi passa davanti, allora non siete dei coglioni ma dei coglioni vigliacchi. Linguaggio forte, provocatore, politicamente scorretto: vero. Ma è anche vero che, a giudicare dai social e dalle campagne fake che vi girano su e che l’italiano medio condivide con gioia, a dare del coglione a un italiano si cattura sicuramente di più la sua attenzione. Adesso i lettori possono tranquillamente dividersi in due distinte categorie: quelli che hanno compreso la dura provocazione di queste righe e quelli che sono senza dubbio alcuno davvero coglioni.

1 Commento

  1. L’importante è sempre darsi una rilettura dei propri fallimenti, per non dover ammettere di essere i pirla che si è.
    Così anche la velocità diventa un pretesto, e sempre meglio veloci che idioti, corrotti, luridi, ridicoli, esibizionisti, infantili, imbroglioni, bugiardi, senza dignità, mistificatori, tignosi nell’errore, volgari, grossolani, maleducati, mafiosi in una parola.
    Sempre meglio riraccontarsela.

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