Sequestrati beni per 1,6 milioni di euro ad affiliato cosca Nicosia

Il patrimonio sottoposto a sequestro sarebbe stato ceduto in maniera fittizia al fine di svincolarlo dal rischio di sequestro e lucrarci con indebiti contributi comunitari erogati dall’Agea

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caltanissetta hanno dato esecuzione questa mattina, in provincia di Enna, ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, di 80 ettari di terreno, una azienda agricola, conti correnti e assegni circolari. I destinatari del decreto sono Maurizio Giuseppe Nicosia, il fratello Fabrizio Michelangelo Nicosia e la moglie di quest’ultimo, Carmela Stagno.
Maurizio Giuseppe Nicosia, 44enne, è un pluripregiudicato più volte arrestato e condannato per reati contro la persona, contro il patrimonio, stupefacenti (associazione e traffico), omicidio volontario tentato, porto abusivo di armi, lesioni personali, indebita percezione di contributi pubblici nel settore agricoltura e allevamento e inosservanza degli obblighi sulla sorveglianza speciale. Maurizio Giuseppe Nicosia è stato anche sottoposto a misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per quattro anni dal 2003 al 2007.
Le attività di indagine avevano inoltre dimostrato che Nicosia apparteneva a Cosa Nostra, affiliato al clan Nicosia di Villarosa, in provincia di Enna. Nel corso di indagini era anche stato rilevato che Maurizio Giuseppe Nicosia, principale indagato, ha ceduto circa 80 ettari di terreni per complessivi € 400.000,00 al fratello Fabrizio Michelangelo ed alla cognata Carmela Stagno, moglie del fratello. Per l’ampio patrimonio agricolo acquistato, i coniugi hanno poi chiesto e ottenuto ingenti contributi comunitari dall’ente AGEA.

L’interposizione fittizia dei parenti e dei congiunti di Maurizio Giuseppe Nicosia era stata concepita al fine di svincolarsi formalmente dei beni per salvaguardare il patrimonio da un’eventuale aggressione da possibili misure di prevenzione. I tre soggetti sono indagati in concorso, oltre che per la fittizia intestazione dei beni, anche per truffa aggravata. Con la loro condotta avrebbero infatti continuato a beneficiare di contributi pubblici per l’agricoltura e l’allevamento. Tutti i reati sono stati contestati con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan mafioso di appartenenza. Le indagini hanno quindi permesso di porre sotto sequestro beni per circa 1,6 milioni di euro. I sequestri odierni si aggiungono ai risultati già ottenuti dalla Guardia di Finanza nissena nel corso di tutto il 2017 ed all’inizio del 2018 nello strategico settore del contrasto alla criminalità organizzata ed alle sue proiezioni economiche. Risultati che hanno permesso di porre sotto amministrazione dello Stato beni per oltre 73 milioni di euro appartenenti a soggetti legati alle famiglie mafiose delle provincie di Caltanissetta ed Enna.

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