A scuola dal 1 settembre con la riforma Fedeli

Inizia la sperimentazione dei licei brevi con cento istituti già selezionati ed altri 92 in itinere. La “nuova scuola” inizierà l’1 settembre. L’Autorità intanto valuta sanzioni per gli insegnanti che hanno scioperato lunedì contro la sentenza del Consiglio di Stato

Come annunciato lo scorso agosto, dall’anno scolastico 2018/19, saranno almeno 100 gli istituti tecnici e licei che permetteranno ai propri studenti di raggiungere il diploma in quattro anni anziché cinque. In attesa del via libera del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (Cspi) che, nella seduta del prossimo 18 gennaio potrebbe dare via libera al decreto ministeriale che aggiunge, ai primi 100 istituti già selezionati altri 92, si avvia la sperimentazione diffusa del percorso breve nei primi istituti. Obiettivo primario del Ministero, che ha già avviato la sperimentazione in dodici istituti, quello di ridurre il tempo di attesa per l’accesso al mondo del lavoro attraverso un percorso più breve ma, si spera, più intenso. La scelta del percorso breve permetterà – analogamente ai loro coetanei di Belgio, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Regno Unito e Portogallo – agli italiani di affacciarsi all’età di diciott’anni al loro futuro, sia professionale sia formativo. La selezione tra i duecento istituti preselezionati, ha privilegiato quelli che hanno messo al centro la qualità dei percorsi di studio e l’innovazione didattica. L’operazione coinvolge quarantaquattro istituti al Nord, ventitré al Centro e trentatré al Sud. Si tratta di settantatré scuole statali e ventisette istituti paritari e complesso ci sono settantacinque istituti con indirizzi liceali e venticinque con indirizzo tecnico. Tra questi troviamo il liceo classico Flacco di Bari, il linguistico Malpighi di Bologna, il Majorana di Brindisi e il classico Sannazzaro di Napoli.

La ministra Valeria Fedeli promette che non verrà fatto nessuno sconto su contenuti e obiettivi formativi. Gli istituti selezionati, e a questo è servita la selezione, assicureranno il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno al termine del quarto, garantendo così il raggiungimento delle competenze previste dai singoli profili. “I percorsi quadriennali non nascono oggi – afferma Valeria Fedeli – ma sono il frutto di un dibattito che va avanti da lungo tempo e di una riforma scritta nel 2000 quando era ministro Luigi Berlinguer. Con il bando emanato a ottobre abbiamo deciso di imprimere una svolta”.
Gli studenti che decideranno di aderire alla sperimentazione potranno, già dal prossimo 16 gennaio, scegliere uno degli Istituti che propongono l’accorciamento del percorso di studi superiore. Caratteristiche del percorso saranno, tra gli altri, l’insegnamento di una materia, non linguistica, interamente in una lingua straniera, un nuovo format per i laboratori didattici e per l’utilizzo delle nuove tecnologie oltre al ritorno del “Diritto” come materia di studio e di “Storia dell’Arte”. Alternanza scuola lavoro da compiersi nei periodi delle pause estive, natalizie e pasquali, al fine di non ridurre l’orario formativo. Anche l’anticipo dell’inizio dell’anno scolastico per gli istituti che seguono la sperimentazione ha già una data: per loro la campanella inizierà a squillare l’1 settembre.

Ma lunedì 8 gennaio, giorno in cui era previsto il rientro dalle vacanze natalizie, la campanella non è suonata in tutte le scuole elementari e per l’infanzia d’Italia. In piazza sono scesi i docenti che hanno protestato per quella che definiscono “una vergognosa sentenza” del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali, che sono stati esclusi dalle graduatorie. Manifestazioni a Roma, Bari, Catanzaro, Palermo, Genova, Bologna, Cagliari, Milano e Torino. Lo sciopero è stato organizzato da Anief, Saese e Cub, con l’adesione dei Cobas. L’organizzazione comunica che lo sciopero ha coinvolto oltre ventimila precari e oltre cinquemila di loro hanno animato le piazze italiane. “Abilitate quando serve, licenziate quando conviene”, recitava uno degli striscioni apparsi nelle manifestazioni. La ministra Fedeli, nel comunicare che l’adesione allo sciopero ha riguardato meno del 3% del personale docente, ha assicurato: “Abbiamo chiesto all’Avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza emessa dal Consiglio di Stato. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni”. Risulterebbe violata, secondo l’autorità garante per gli scioperi, la regola del preavviso di 15 giorni e il mancato tentativo di conciliazione presso il Ministero da parte dei Cobas e ha quindi dichiarato illegittima la loro astensione, trattandosi, le loro, di motivazioni diverse da quelle indicate da Saese nella proclamazione della giornata di sciopero. “Pertanto – scrive in una nota l’Autorità di garanzia per gli scioperi – nel corso della prossima seduta, l’Autorità valuterà l’apertura del procedimento, per l’irrogazione delle relative sanzioni”.

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