Come ti ammazzo o ti salvo un brand nell’era dei “nativi digitali”

Le osservazioni di Massimo Costanza

Melegatti e  Pandora. La prima, industria dolciaria storica del veronese fondata dal “commenda” Melegatti, l’inventore del pandoro, che comunica la chiusura lasciando a casa 90 dipendenti i quali si organizzano lanciando una campagna sui social per salvare il loro posto di lavoro andando in produzione natalizia.
La seconda, nota casa di gioielli danese che da decenni impreziosisce il gentil sesso, finita sotto l’occhio del ciclone per una pubblicità apparentemente sessista posizionata nella metro di Milano.
Due storie strane che sono da giorni sulla bocca di tutti e che a prima vista non hanno nulla in comune.
A guardarle bene però, nonostante il finto ed italico detto comune che “a Natale siamo tutti più buoni”, queste due storie hanno moltissimo in comune.
Non mi riferisco alla scontata battuta della fetta di pandoro al braccio a simulare un Pandora che spopola sui social. No, non mi riferisco a quello.
Parlo della brutale velocità di esecuzione mediatica che noi tutti applichiamo alle notizie e che non risparmia nessuno!
Sia chiaro, lo spot in metro della Pandora è oltremodo scontato e financo offensivo del genere femminile ma l’azienda ha subito corretto il tiro facendo notare come, invece, si voleva porre l’accento proprio sulla parità di sesso tanto decantata. Sarà. Sarà che forse non lo abbiamo capito in molti. Sarà pure che questo Natale l’azienda ne subirà un prevedibile danno economico, e siccome si parla di posti di lavoro, gli stessi che noi “buonisti natalizi” vogliamo salvare tenendo in vita la Melegatti, la questione si fa seria!
Lascio a voi i giudizi sulla qualità dei pandori Melegatti e dei gioielli Pandora. Non entro nel merito di giudizi troppo soggettivi.
Invece entro eccome, a piedi uniti come un Gentile qualsiasi sulle caviglie di Maradona, sulla “questione morale”:
Chi siamo noi per giudicare e decidere la vita o la morte di due aziende sulla base non della qualità del loro prodotto offerto ma sulla giustezza o meno della loro comunicazione mediatica?
Signori, io non mi spingo oltre. Comprerò come ogni anno il mio pandoro Melegatti ma lo affiancherò ad un favoloso mandorlato Maina e ad un classico Fiasconaro. Di contro ho già acquistato un ciondolo Pandora a mia figlia tredicenne che lo richiedeva da mesi. Confesso che non lo avrei mai fatto senza la sua imbeccata e che non sono particolarmente avvezzo a questo genere di cadeau!
Sia chiara una cosa: questo sono io con le mie scelte ed i miei canoni di giudizio e me ne guardo bene dal condizionare chicchessia in funzione di una pubblicità o di una campagna social….non sono buono lo so, men che meno a Natale!

1 Commento

  1. L’articolo mette in luce le contraddizioni di questa nostra epoca digitale. Ormai il mondo virtuale e il mondo reale si confondono a tal punto da non riuscire a volte più a distinguerli. Esule dal web, non dal mondo reale, è colui che vive senza la conoscenza informatica. A questa categoria appartengono diversi tipi di analfabeti informatici, dotati a volte di grande cultura, non interessati per età anagrafica alle potenzialità del web.
    Ma chi è stato contaminato dalla web mania, come noi fruitori dei siti, vive la dicotomia dei due mondi. Nemmeno il Natale potrà riscattare, con il suo inevitabile buonismo, le difficoltà lavorative da cui è attanagliata la nostra società.

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