Il referendum catalano fa paura alla Spagna

350 mila catalani in corteo al grido di "voteremo, che vi piaccia o meno!" mentre il referendum indetto dal Governo catalano per il 1 ottobre viene dichiarato illegale dal Governo nazionale del premier Rajoy

Carles Puigdemont
La Catalogna è unita contro la Spagna che di referendum non vuol sentir parlare. El Mundo ha pubblicato il sondaggio nazionale di Sigma Dos da cui emerge un netto 60,3% degli spagnoli contrari alla secessione. Sarebbe favorevole invece, secondo l’istituto demoscopico, il 29% della popolazione nazionale. Ma a fronte del dato nazionale bisogna considerare quello catalano: sui 948 sindaci della regione catalana ben 600 pare siano con il presidente della Catalogna Carles Puigdemont. Una maggioranza schiacciante dei catalani quindi intende il rapporto con la Spagna chiuso. La spaccatura è insanabile da anni ormai e si evince anche solo attraversando la Catalogna: i catalani si rifiutano di parlare la lingua madre della Spagna. Per loro l’unica lingua è il catalano ed’una palese smorfia compare sui loro visi quando sono costretti all’uso della lingua nazionale.

Mariano Rajoy
La Catalogna ha purtroppo già una sconfitta alle spalle con la consultazione referendaria sulla secessione. Ma questo non gli impedisce di credere nell’agognata autonomia totale. Forse questa autodeterminazione è questa volta talmente forte da far paura anche alla Capitale. Il premier spagnolo Mariano Rajoy, nei giorni scorsi, ha affermato con determinazione con “non ci sarà” nessun referendum il primo giorno di ottobre. Secondo Rajoy la convocazione della consultazione referendaria di Puigdemont è “un chiaro e intollerabile atto di disobbedienza alle nostre istituzioni democratiche”. Proprio alla Costituzione sta quindi facendo appello il Governo nazionale per impedire che i catalani esprimano la loro opinione. Tanto da appellare alla Corte Costituzionale la “Legge di rottura” adottata dal Governo della regione catalana.

Corteo con bandiere catalane
L’azione legale intrapresa con il Consiglio di Stato dal Governo nazionale però è solo una riserva in caso di vittoria del Si al referendum che i catalani intendono comunque esperire. Perché al momento il ricorso alla alta Corte ha di fatto sospeso il referendum. Intanto resta che la capitale Madrid dichiara la consultazione del 1 ottobre “illegale” sulla scorta della sospensione della Corte Costituzionale mentre la capitale catalana Barcellona intende invece procedere con il referendum. La circostanza che si verrebbe quindi a creare in caso di vittoria dei secessionisti sarebbe per certi versi analoga a quella di Ucraina e Crimea. In quest’ultimo caso il referendum non è stato considerato legale dalle Nazioni Unite, ma di fatto la Crimea si è autodeterminata rifiutando l’appartenenza all’Ucraina. Se ciò dovesse accadere anche in Spagna sarebbe praticamente impossibile, a meno di una guerra civile, negare l’autonomia nazionale ai catalani che rifiutano categoricamente l’appartenenza alla Spagna. Oggi, circa 350.000 catalani hanno sfilato in corteo, in occasione della giornata di festa nazionale, inneggiando in coro “voteremo piaccia o no” e sostenendo il Governo di Carles Puigdemont con un tripudio di bandiere catalane.

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