Sfatiamo il Giglio: non è più magico!

Senza voler tanto entrare nel merito del profilo personale ci si limita a constatare che anche la cugina di Matteo Renzi, la “zarina” Elisa Simoni, ha deciso di lasciare la nave che affonda per arruolarsi a bordo del Mdp. E la Zarina porta con se parecchi “compagni” toscani. Il Giglio magico sembra destinato a divenire un cerchio senza più alcuna magia. Da Pisapia è nata “Insieme” e con essa la base per ricostituire un nuovo centrosinistra in stile Ulivo. I presupposti ci sono e i nomi pure. Dietro il volto comunista di Giuliano Pisapia si aggregherebbero le correnti di Bersani, Letta, Prodi, D’Alema, Civati e l’ultima portatrice di voti sinistrorsi smarriti Elisa Simoni. Pierluigi Bersani ha dichiarato al quotidiano La Stampa che “di fronte all’umiliazione di una intera generazione, mi stupisco che non sia ancora partito un nuovo ’68”. Prove tecniche di comunicazione. In questo periodo, peraltro, di facile riscontro visto che anche Salvini oggi prende a sberle il segretario del Partito Democratico con sberleffi d’ogni sorta. La cugina Simoni dice che il PD somiglia ormai troppo alla Forza Italia del ’94 e Berlusconi gongola nel vedere che il maghetto di Hogwarts che lo ha resuscitato non gli sopravviverà. Quel giglio magico che pretendeva un partito patronale che “se non sei d’accordo vattene” rischia adesso di restare composto dal solo Giglio magico e non un iscritto in più. Perfino Claudio Velardi, ex spin doctor di Massimo D’Alema poi entrato a far parte dei fedelissimi renziani, lo ha redarguito con una severa critica sul proprio blog. Un po’ come una fidanzata che non si prende neanche la briga di dare spiegazioni mollando il partner con un messaggino su Whatsapp. Con la stessa delicatezza Velardi scrive: “Matteo, non ti si può più ascoltare”. A dare l’allarme definitivo di “abbandonare la nave!” è stato il libro “Avanti” dello stesso segretario Dem, ampiamente e negativamente citato dalla cugina Simoni nell’intervista pubblicata dall’Huffingtonpost, solo anticipato dal clamoroso autogol del “Aiutiamoli a casa loro” che tanti voti sta togliendo al PD quanti ne sta regalando alla Lega Nord ed ai Fratelli d’Italia. Così il confuso Renzi inizia una delle sue campagne elettorali stile ariete, e pensando di recuperare inizia a prendere a capocciate la porta del consenso smarrito. Tra le ultime uscite da cancellare c’è un annuncio che neanche Berlusconi ai tempi d’oro della prima Forza Italia: “Buttiamo giù il debito ma torniamo a Maastricht e a un deficit del 3%. Rottamiamo il Fiscal Compact e tiriamo giù le tasse a famiglie con figli, ad artigiani e piccoli imprenditori, e a chi non ce la fa”. Roba da far ricordare che a Firenze lo chiamavano “il bomba“. Bastano gli elettori, memori del fatto che il novello “Cchiù pilu pi tutti” ha governato un migliaio di giorni senza mai avere una simile ardita idea, a congedare il leader Dem senza neanche prenderlo in reale considerazione. Ma la stoccata arriva lo stesso, e non dall’Italia. Giusto per mettere i puntini sulle “I”, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha precisato appena che “non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme”. Anche in casa, i mal di pancia si fanno sentire su Economia e Finanza. Il ministro Pier Carlo Padoan, al riguardo, si è limitato a considerare la fantasiosa proposta di Renzi con un “mi sembra siano temi per la prossima legislatura”. Talmente privo di diritto d’appello la sentenza politica di Padoan che Renzi ha dovuto anche precisare che la proposta, come si legge a pagina 167 del suo libro, era appunto per la prossima legislatura. Quindi per la campagna elettorale. Ma la prossima campagna elettorale non vedrà il PD di Renzi al centro del dibattito. Osmosi fisiologica ha costretto il Partito Democratico a continuare la sua storia fuori, e sotto altro vessillo, lasciando dentro soltanto il batterio che lo aveva incancrenito. E sarà dura, senza una base elettorale e senza una identità ideologica che un tempo ci fu, riuscire a tenere un confronto elettorale quando non si riesce a sostenere neanche una intervista con il conduttore Mentana. Nessun contraddittorio nello studio di Bersaglio Mobile se non il conduttore Enrico Mentana, eppure le gaffe di Renzi sono già virali sui social. Ed ancora non si fa nemmeno sul serio. Abbandonare la nave!

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