Neanche un giorno e già uccisa di nuovo Daphne di Malta

Editoriale di Mauro Seminara

Resti auto Daphne Caruana Galizia

Non vedevamo un’auto imbottita di esplosivo saltare per aria da parecchio tempo. Le ultime che immediatamente tornano alla mente sono quelle di Capaci e di via D’Amelio, nel 1992. Quelle che ci piace ricordare come le grandi stragi di mafia. La mafia! Un’auto è stata imbottita di esplosivo. Il botto è stato potente. L’auto, completamente distrutta, è stata scaraventata ad un paio di decine di metri da luogo in cui Daphne Caruana Galizia aveva ruotato la chiave per metterla in moto. Non ci troviamo però in Sicilia: siamo a Malta. Una piccola isola-Stato a qualche miglio nautico sudest della mafiosa Sicilia. Daphne non stava indagando sulla diga degli interessi corleonesi, e per Mario Francese la mafia ha sparato, come era ed è abituata a fare. Una simile carica di esplosivo la associamo alla strategia della tensione, all’intimidazione di massa e non alla volontà di fermare ad ogni costo una sola persona. Una esecuzione con questa firma la associamo appunto alle stragi eccellenti in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Laura Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Paolo Borsellino, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina ed Emanuela Loi. Stragi a suon di tritolo su cui pende l’ombra di apparati diversi da quelli dei quattro deficienti con l’argilla tra i piedi che dalle stragi hanno avuto solo da perdere. Un’ombra, niente più. Perché certamente non verrà mai dimostrata la presenza di parte dello Stato se non sarà lo Stato a costituirsi, o quantomeno a voler collaborare.
Assurdo ma vero: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano in comune con Daphne Caruana Galizia più di quanto in prima analisi si possa immaginare. Perché possiamo anche crederci se ne abbiamo voglia, ma Cosa Nostra, quella da coppole e lupara, non usa e non impiega tutto questo esplosivo per un magistrato o una giornalista colpevoli di aver causato il carcere a qualche sicario mafioso o capomandamento. E questo esplosivo prevede una lunga preparazione, degli specialisti da film hollywoodiani, denaro, pianificazione e volontà di esagerazione. Gli interessi toccati sono altri e ben più alti: finanza, corruzione di Stato, circolazione di capitali miliardari e traffici internazionali di denaro e potere, influenze sulla gestione della cosa pubblica, accordi politici internazionali. Questi sono interessi enormi, al cospetto dei quali il pizzo ed il traffico di droga di coppole e lupare appaiono niente più delle briciole che il generoso padrone lascia cadere in terra. Altro aspetto che i magistrati martiri siciliani e la giornalista maltese hanno in comune è la protezione ricevuta. Daphne aveva ricevuto minacce di morte che aveva denunciato ma, se non è stato protetto Paolo Borsellino dopo la strage con cui uccisero Giovanni Falcone, che speranze aveva la povera giornalista?
Un merito in particolare bisogna riconoscerlo a Daphne Caruana Galizia: lei non era il volto di punta di un colosso internazionale dell’informazione. Daphne non era il mastino di una importante testata giornalistica, ben pagata perché specializzata in inchieste da prima pagina e milioni di copie vendute. Daphne non era neanche dipendente di un giornale. Chi era Daphne Caruana Galizia, la donna di 53 anni che aveva scoperchiato una pentola d’oro come quella maltese? Daphne Caruana Galizia era una blogger! Si, una giornalista che pubblicava inchieste giornalistiche di interesse mondiale sul proprio blog. Una giornalista vera, appassionata, che il mondo ha scoperto e poi nascosto quando lo scorso aprile è arrivata a toccare perfino il premier maltese Joseph Muscat.
Il suo lavoro mortifica, o almeno dovrebbe, quei signori pagati decine di migliaia di euro al mese per informare la popolazione con il servizio pubblico. Una mortificazione tale da dover fare insorgere il mondo dei giornalisti. Da levata di scudi, come si suol dire. Ci si aspettava infatti una apertura a reti e giornali unificati sulla vicenda. Perché non si può “assistere” ad una simile morte di una collega che faceva il suo lavoro al posto dello Stato – in questo caso è giusto dire “degli Stati” – per un blog, senza garanzie né tutela, senza protezione o assistenza legale, e restare in disparte. Non si può relegare la notizia ad apertura di cronaca nera, mettendo in prima pagina la sindaca “grillina” di Torino indagata per l’ipotesi di falso in atto pubblico, perché così facendo si dimostra una cosa sola: Daphne Caruana Galizia era una blogger morta perché la vera informazione ormai la fanno i blog. E non si incazzino, non si risentano i “grandi giornalisti”, quelli che sputano veleno sui social ad ogni post giudicato falso da loro, Dei dell’Olimpo. Perché tra mille blog cazzari, nati forse proprio per confondere l’opinione pubblica, ce ne sono molti su cui scrivono giornalisti al cospetto dei quali ci si deve inchinare. In questo caso ci si dovrà inchinare sulla tomba di una giornalista che dalle pagine del suo blog aveva messo a nudo i conti dei potenti d’Europa e del Mediterraneo. Ci si deve cospargere il capo di cenere e chiedere anche scusa ad una collega che era sola prima ed è morta sola per la seconda volta già adesso, appena 24 ore dopo, tra l’indifferenza verso la notizia. Daphne ed Ophelia, la prima la giornalista uccisa a Malta con un’autobomba, la seconda è l’uragano con cui molti telegiornali nazionali aprono la loro edizione di pranzo. Oggi, i signori dell’informazione hanno dato un piccolo contributo per uccidere altri giornalisti veri – anche se scrivono su blog – e l’informazione stessa. Perché se ne uccido uno, in modo così eclatante, e tutti voltano il loro sguardo altrove, guardando al meteo oppure al treno del segretario di un partito in campagna elettorale, dovrebbe apparire chiara la complicità nel gioco intimidatorio che stanno subendo oggi quanti domani dovessero trovarsi in mano documenti che scottano pensando alla loro pubblicazione. Dovremmo quindi condannare blog e social perché vespaio di stupide opinioni e fake news? Spegnete piuttosto la Tv e smettete di andare in edicola, perché i nomi di chi attenta alla democrazia – a suon di tritolo – ed alla vostra povera economia ve li stanno dando persone come Daphne Caruana Galizia, blogger, Wikileaks o semplicemente persone che scambiano notizie attendibili in altre lingue e di altri Paesi e ve li traducono e sintetizzano su un social media. Gratis

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