La Libia è fuori controllo. Aeroporto di Tripoli tra scontri armati

Nuovo tavolo a Tunisi ma la Cirenaica lo abbandona. Vertice a Zawiya sugli scontri di Sabrata. Aeroporto di Tripoli di nuovo chiuso. Gheddafiani minacciano Tripoli e trattano con sudanesi per attacco alla capitale

“Durante i colloqui si è prevalso uno spirito cooperativo e positivo“, avevano dichiarato dall’UNSMIL al termine della prima giornata di lavori a Tunisi del secondo giro di dialogo tra le parti sull’accordo siglato nel 2015 a Skhirat, in Marocco. L’unico neo sull’ottimistica dichiarazione dell’organo delle Nazioni Unite è stato l’annuncio del capo del comitato di dialogo della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Abdelsalam Nesiya, che a sera ha dichiarato sospesa la loro partecipazione ai negoziati in Tunisia presso la sede centrale dell’UNSMIL. Al tavolo sedevano l’Alto Consiglio di Stato di Tripoli ed il mediatore “inviato speciale” per la Libia Ghassan Salamé in vece appunto dell’organismo creato dalle Nazioni Unite per il sostegno alla Libia. Le trattative che dovevano condurre a prossime condivise elezioni si sono quindi interrotte anche per la diplomazia delle due fazioni. La sessione di lavoro nella capitale della Tunisia doveva raggiungere l’obiettivo di ridurre il titolo dell’Alto Consiglio di Stato e del suo primo ministro. In breve, Fayez al-Sarraj avrebbe dovuto cedere un po’ di terreno per costituire parti diverse con pari diritti e doveri verso la riunificazione a mezzo elezioni democratiche. La meta quindi era quella di pervenire ad un Governo temporaneo ibrido fino al voto. Ma secondo il delegato della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Abdelsalam Nesiya, i rappresentanti del Consiglio di stato non manifestavano alcun interesse verso il superamento delle controversie rendendo quindi impossibile la mediazione. Nesiya ha quindi definito ai media libici che la sospensione durerà fino a quando la parte di Tripoli non si assumerà le responsabilità della rottura di dialogo mettendo nero su bianco le criticità per essa non negoziabili.

Altre voci darebbero la versione di Abdelsalam Nesiya quale semplice foglia di fico per distogliere l’attenzione da un punto che invece la Camera dei rappresentanti di Tobruk non intende e non può concedere. La transizione di Tunisi dovrebbe condurre ad un Governo temporaneo ibrido, cioè che include parti della Tripolitania e parti della Cirenaica, ma anche l’azzeramento delle cariche e dei ruoli militari in entrambe le opposte fazioni per nuove nomine nella Difesa. Tradotto in soldoni: il generale Khalifa Haftar perderebbe ogni titolo anche in Cirenaica ed ogni sua azione sarebbe quindi perseguibile dalle Nazioni Unite con immediate risoluzioni perché egli non sarebbe più comandante di alcunché. Haftar questo non intende concederlo, tanto più che proprio ai danni dell’ex comandante di una delle Forze militari di Muammar Gheddafi si sta adesso preparando il faldone per la prossima sentenza. Della questione si sta occupando l’attivista politico Emadeddin Muntasser, che qualche giorno addietro – il 10 ottobre – avrebbe incontrato funzionari del Governo degli Stati Uniti direttamente a Washington per consegnare loro una “denuncia” di trecento pagine contenente tutti i crimini di guerra commessi dal generale Khalifa Haftar. Un documento ampio e dettagliato che segue quello già consegnato alla Corte Penale Internazionale. Non sarà difficile riempire fascicoli con i crimini di chi ha appena e per l’ennesima volta minacciato di invadere Tripoli. L’ultimo annuncio risale a sabato mattina e nel caso il generale Haftar ha dichiarato che le sue Forze hanno ormai il controllo di 1.660.000 km2 su 1.730.000 km2 di Libia. Lo stesso annuncio in cui Haftar paventava l’accerchiamento di Tripoli quale scenario della sua guerra. Tripoli che nel frattempo vede attacchi provenienti anche da sud. Le milizie gheddafiane, fedeli al figlio dell’ex leader libico, hanno interrotto l’approvvigionamento idrico della capitale e si sono scontrati con l’SDF (Forze speciali di Tripoli, ndr). Secondo la comunicazione dell’SDF, a seguito degli scontri sarebbe stato arrestato un sedicente comandante di un gruppo armato agli ordini di Saif al-Islam Gheddafi che vanterebbe anche una milizia sudanese di 120 mercenari ed i cui piani prevedono il controllo degli accessi alla capitale.

Gli scontri tra le Forze Speciali di Deterrenza di Tripoli e le milizie che insidiano la capitale da sud procedono senza quartiere e l’aeroporto della capitale continua a trovarsi al centro del conflitto. Era stato temporaneamente riaperto ieri e subito chiuso per motivi di sicurezza l’aeroporto di Mitiga, alle porte di Tripoli, per gli scontri a fuoco ripresi con violenza questa mattina. A fronteggiare il nemico e difendere un punto sensibile e prezioso come l’aeroporto c’è l’SDF. Di fronte ai militari speciali del Consiglio di Stato c’è il resto della Libia. Gheddafi conta su miliziani già all’interno della capitale per prenderne il controllo o per assediarla, e l’interruzione dell’approvvigionamento idrico è un tipico approccio da strategia militare. Poi, un po’ più fuori, c’è Haftar che potrebbe incunearsi nel momento in cui la Difesa di Tripoli dovesse vacillare. In questo ginepraio di parti armate potrebbe configurarsi un intervento militare estraneo alla “sovranità” della Libia. Nel caso, potrebbe non essere una coincidenza che l’MRCC italiano abbia intimato alle navi delle Ong – le poche rimaste nel Mediterraneo centrale – ed ai Paesi di appartenenza delle rispettive associazioni di allontanarsi sensibilmente dalle acque libiche fino a 70 miglia dalla costa nordafricana. Una distanza di sicurezza ulteriore rispetto alle 30, 40 miglia già mantenuto da Codice di Condotta italiano in poi. Esperti militari consultati si sono limitati a suggerire quale motivo plausibile l’avvicinamento alla costa di una flotta militare per azioni mirate sul territorio libico, ma senza alludere alla effettiva conoscenza di simile missione e neanche a quale nazione potrebbe condurla. Semplicemente, che se si chiede l’allontanamento della marineria civile, di solito, vuol dire “work in progress” militare. Ipotesi da non tralasciare anche in virtù di altre attività registrate in Libia. Il vice capo del Dipartimento di Sicurezza Centrale della regione orientale della Tripolitania, Fauzi Dersi, è stato vittima di un tentato omicidio. Un gruppo armato – secondo il viceministro degli Interni al Consiglio Presidenziale, Faraj Egaiem, affiliato con la polizia militare Al-Marij delle forze di Haftar – avrebbe aperto il fuoco sull’auto di Fauzi Dersi ad Al-Marij. Secondo il sindaco di Tobruk, Al-Naji Mazik, Haftar avrebbe ordinato l’arresto dell’amministratore delegato della General Electricity Company di Libia (GECOL, ndr), reo di un accordo con il Consiglio di Stato di Tripoli per la costruzione di una centrale a gas da 500 milioni di dollari in Tobruk. L’operazione è fallita, malgrado il dirottamento del volo da Tobruk a Bengasi, perché l’uomo da arrestare non era sull’aereo.

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