A Olbia va in scena il nuovo “modello Lampedusa” della Lega

Diretta Facebook del depuato leghista e presidente del Comitato parlamentare Schengen da Olbia durante lo sbarco dei 125 naufraghi dalla nave Ong "Alan Kurdi". Il capo missione della Ong tedesca "Sea Eye" Gorden Isler: "Sicuramente vuole fare carriera in politica. Non c'è altro modo per spiegarlo"

Olbia, il deputato Eugeno Zoffili seduto in terra davanti la Alan Kurdi il 25 settembre 2020

di Mauro Seminara

Il “modello Lampedusa” ormai lontano, quello dell’accoglienza nel rispetto della persona e della gestione sostenibile degli arrivi, quello che risale agli anni 2007 e 2008, pare ormai essere stato sostituito da un modello alternativo e meno onorevole. Si tratta della protesta social con diretta streaming con cui si rende la vita difficile alle forze dell’ordine, che nel corso della sceneggiata vengono più volte ringraziate e lodate, mentre si annuncia la volontà di impedire lo sbarco dei migranti. Volontà di impedire lo sbarco che ha pressappoco la stessa autonomia della batteria di uno smartphone. Infatti, come già visto a Lampedusa i più casi, dopo qualche ora di diretta streaming e frasi chiave del tutto infondate ma di chiaro effetto per quegli elettori cui sono rivolte, la ferma volontà di impedire lo sbarco si spegne dopo aver perso l’audience sui social. Nel caso di Lampedusa, le sceneggiate leghiste suonate con gli slogan dell’ignoranza hanno avuto fine con la denuncia dei due leader delle manifestazioni illegali con rischi per la salute pubblica e reiterata interruzione di pubblico servizio. Ma il “modello” di propaganda funzionava, tanto che ieri è andato in scena anche a Olbia, in Sardegna.

All’arrivo della nave della Ong tedesca Sea Eye, la Alan Kurdi, sulla banchina del porto di Olbia si è seduto un deputato della Lega di Salvini. Anzi, della Lega di “Salvini premier”. Perchè bisogna distinguere la Lega Nord di cui Matteo Salvini è segretario federale, ma che deve restituire agli italiani – in circa 80 anni di comode rate – la cifra di 49 milioni di euro, dalla “Lega Salvini premier” che non deve restituire 49 milioni agli italiani. In ogni caso, ad Olbia si è seduto per terra, armato del suo sacro smartphone per la diretta streaming, il leghista Eugenio Zoffili. Un nome noto, anche se non di vertice del partito. Un nome che ritorna sul tema dei migranti perché quello del presidente del “Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen”. Lo stesso cui il giorno precedente, il 24 settembre 2020, la ministra per gli Affari Interni Luciana Lamorgese aveva relazionato – tra le altre cose – proprio sul caso Alan Kurdi e l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Olbia.

Rivolgendosi certamente ad un pubblico non proprio avvezzo alla lettura, Zoffili non è mancato di ricordare che con Salvini al Governo quello sbarco non sarebbe avvenuto, anche se, dal giuramento nelle mani del presidente all’ubriacatura estiva al Papeete, Matteo Salvini non ha mai impedito ad una nave Ong con migranti a bordo di sbarcare in porto. Con l’intervento della magistratura che ha imposto lo sbarco per sequestro probatorio della nave ed una udienza ormai prossima per rinvio a giudizio dovuto ad uno dei tentativi falliti di farlo, ma Salvini non c’é mai riuscito. Uno degli obiettivi dell’irremovibile messinscena di Zoffili è stato quindi raggiunto: convincere i suoi followers su Facebook che con Salvini i “clandestini” non sarebbero sbarcati. Tra le denunce, fatte dal presidente del Comitato parlamentare Schengen ad Olbia, anche quella dell’impossibilità di accedere all’area di sbarco per i rappresentati politici locali della Lega. Eugenio Zoffili ha quindi proposto in diretta streaming una interrogazione parlamentare sul caso. Peccato che l’onorevole deputato non abbia proposto una interrogazione parlamentare – anche in precedenza, dopo le visite a Lampedusa – per capire come è possibile che la questione dei migranti sia ormai un’area off limits alla stampa, dai centri di accoglienza ai porti in cui li si fa sbarcare.

Il siparietto del deputato, a margine di una operazione già di per se lenta e complessa, è stato fotografato anche dal team della Ong Sea Eye che si trovava a bordo della Alan Kurdi. La foto di Zoffili seduto in terra è stata quindi pubblicata dal capo missione Gorden Isler con questa didascalia: “Un uomo difende l’Italia contro uomini, donne e bambini in cerca di protezione con un sit-in. È un bene che abbia il cellulare con sé, altrimenti nessuno scoprirà questa stupida azione. Sicuramente vuole fare carriera in politica. Non c’è altro modo per spiegarlo.” Gorden Isler ha fatto una foto impeccabile della scena, non con il suo smartphone ma con la descrizione del caso. Infatti, è ormai noto che in Italia la carriera politica all’interno di un partito non si fa con le doti dirigenziali, frutto di studio e preparazione, ma con le sortite mediatiche. Ne sa qualcosa il compagno di partito del deputato Zoffili, quel tale Angelo Ciocca che nel 2014 tentò di raggiungere – almeno da annuncio – la Libia partendo da Lampedusa. In quel caso sull’audace impresa di Ciocca si stese un velo pietoso perché il leghista dovette fare i conti con la differenza tra la forza della disperazione dei migranti e la passeggiata di un politico candidato alle europee. Infatti, Angelo Ciocca e la piccola armata Brancaleone leghista che organizzò le cose da Lampedusa si ritirarono dopo poco più di mezza giornata: il mare era mosso ed il mal di mare lo ha convinto a rinunciare.

Il deputato Eugenio Zoffili fotografato dalla Alan Kurdi durante la sua diretta Facebook nel porto di Olbia il 25 settembre 2020

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