Alan Kurdi naviga verso Malta, Salvini è ancora il ministro dell’Interno

I ministri Salvini, Trenta e Toninelli continuano a firmare di comune accordo le interdittive per le navi Ong mentre non si fermano gli sbarchi autonomi e gli sbarchi fantasma che coinvolgono Lampedusa e la Sicilia

Alan Kurdi e Mare Jonio vicine in attesa sotto Lampedusa

Dal suo incarico di ministro dell’Interno, ancora mantenuto fino alla formazione di un eventuale nuovo esecutivo, Matteo Salvini ha firmato il divieto di accesso e transito in acque territoriali italiane anche per la nave Ong tedesca Alan Kurdi che aveva soccorso 13 persone a sudest di Lampedusa. La nave si era avvicinata al porto sicuro più vicino, affiancando l’altra nave Ong, la Mare Jonio, che da giorni attende a largo dell’isola con 34 persone ancora a bordo e problemi igienico-sanitari dovuti all’assenza di acqua nell’impianto idrico del rimorchiatore da soccorso umanitario. Il ministro dell’Interno ha firmato l’interdittiva per la Alan Kurdi come aveva fatto per la Mare Jonio e la Eleonore ancora prima. In tutti e tre i casi, in netta contraddizione con la posizione che il responsabile del Ministero della Difesa, Elisabetta Trenta, aveva preso nel secondo tentativo di interdire il mare italiano alla nave Ong spagnola Open Arms, il divieto è stato firmato anche dai ministri della Difesa e dei Trasporti.

Mentre M5S e PD discutono su punti di programma politico che sembrano aumentare ogni giorno di più ed il partito di Luigi Di Maio conferma la propria vena leghista difendendo i decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini, i ministri pentastellati Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli continuano a firmare divieti per le navi Ong che rappresenterebbero un “pericolo per la sicurezza della nazione”. Nel caso specifico, il pericolo sarebbe rappresentato da 34 persone a bordo della nave Mare Jonio dalla quale la Guardia Costiera ne aveva sbarcati a Lampedusa 64 tra donne incinta, bambini di età inferiore ai dieci anni e uomini feriti oltre che gravemente provati psicologicamente. L’altro grave pericolo per la sicurezza della nazione lo rappresentava la nave Alan Kurdi, che aveva soccorso 13 tunisini in mare aperto e diretti a Lampedusa con un barchino in legno in cui trovavano appena posto per sedersi. Nel caso dei migranti tunisini, considerati “migranti economici”, l’Italia ha un accordo bilaterale con lo Stato di provenienza che prevede il rimpatrio dopo l’identificazione ed il riconoscimento da parte del Consolato nordafricano. Altra storia è invece quella degli “sbarchi fantasma” che arrivano direttamente sulla costa sudovest della Sicilia senza che le autorità italiane sappiano – nel più dei casi – chi è arrivato e per fare cosa e gli sbarchi autonomi che continuano a verificarsi a Lampedusa ed anche a Linosa in netto spregio ai cosiddetti “porti chiusi”.

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