Il conflitto ideologico del ministro Trenta

Il post che Elisabetta Trenta ha pubblicato per giustificare la propria firma al divieto di Salvini contro la nave italiana Mare Jonio esprime un conflitto interiore degno di personalità multipla. Il ministro ritiene che la nave debba entrare in acque territoriali italiane ma ne firma l’interdizione respingendo i profughi soccorsi

di Mauro Seminara

“Ieri ho firmato l’ennesimo decreto interministeriale su divieto di sbarco perché tecnicamente, dal punto di vista militare, non vi erano ostacoli a ciò.” Inizia così il post che il ministro della Difesa ha pubblicato questa mattina sul suo profilo Facebook. La pentastellata conferma, con l’ultima firma apposta sull’ultimo divieto imposto da Matteo Salvini ad una nave Ong, che su cosa sia giusto e cosa sbagliato non ha le idee chiare. La confusione ideologica della ex “grillina” si era già palesata con il caso della nave Open Arms, di bandiera ed Ong spagnola. Elisabetta Trenta, attenendosi agli accordi di Governo ed in linea con il Sicurezza bis, aveva firmato insieme al collega pentastellato del Ministero dei Trasporti l’interdittiva alla nave con a bordo prima 121 e poi 160 naufraghi. Interdittiva sospesa dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che aveva così evidenziato le contraddizioni del decreto di Salvini convertito in legge da un Parlamento di ignavi con voto di fiducia imposto dal Governo.

Dopo l’autorizzazione del TAR del Lazio che, sospendendo gli effetti del divieto di Salvini aveva fatto entrare la Open Arms in acque territoriali, il ministro dell’Interno aveva preteso di impugnare la disposizione – non sapendo che la legge non lo permette – e poi di emanare un nuovo divieto, analogo a quello già sospeso dal Tribunale amministrativo cui si era rivolta la Ong. Scoprendo forse che anche questo non è consentito dalla Legge. Ma prima ancora che il TAR spiegasse cosa poteva o non poteva fare, il nuovo divieto si era fermato sui tavoli di Trenta e Toninelli che avevano negato la loro firma. In quella occasione, la pentastellata responsabile della Difesa, Elisabetta Trenta, aveva annunciato che “la politica non poteva essere disumana”. Una motivazione nobile della negata firma al collega del Viminale che però non è stata accolta come tale da parte dell’opinione pubblica. La sostanziale differenza tra la prima e la seconda firma, quella negata, era la crisi di Governo aperta da Matteo Salvini che pretendeva di sfiduciare il presidente del Consiglio già il 14 agosto.

Elisabetta Trenta ha quindi messo un crest sulla sua parete, e non era di una delle forze armate o di un singolo reparto ma di una ricca figuraccia da collezione, avendo firmato il “disumano” divieto prima e avendo negato la stessa firma, alla stessa nave, dopo la rottura. Ieri sera Elisabetta Trenta ha di nuovo dimenticato che la politica non può essere disumana e dopo la recentissima firma all’interdizione per la nave Ong Eleonore con 101 profughi a bordo ha apposto la propria firma anche sul divieto per la Mare Jonio con altrettante persone e tra esse anche molte donne ed oltre venti bambini di età inferiore ai dieci anni. La motivazione dell’umana ministra è stata che “tecnicamente, dal punto di vista militare, non vi erano ostacoli” a che lei negasse alla nave italiana carica di donne e bambini di entrare in acque territoriali italiane.

“Contemporaneamente credo però che il Ministro dell’interno, pur nell’ambito dei suoi poteri in materia di ordine e sicurezza pubblica come dettati dalla disciplina del decreto sicurezza bis, non possa mai travalicare e azzerare il sacrosanto diritto di bambini, donne in gravidanza, ammalati o persone in difficoltà di essere soccorsi”. Ha aggiunto nel suo post Elisabetta Trenta tenendo così un occhio strizzato all’umanità. A questo punto, l’umana pentastellata, raggiunge l’apice della dissociazione ideologica con la seguente affermazione: “Il soccorso a queste persone diventa diritto di ingresso perchè a fianco del decreto Sicurezza sono vigenti, per fortuna, norme internazionali e norme interne che lo impongono”. Così, Elisabetta Trenta ritiene che il divieto andava firmato perché dal punto di vista militare non vi erano ostacoli ma che il soccorso alle persone a bordo della Mare Jonio diventa “diritto di ingresso”. Quindi, dopo aver ricordato anche le norme internazionali vigenti negano al Governo italiano il respingimento in acque internazionali da lei stessa firmato su richiesta di Matteo Salvini, Elisabetta Trenta conclude il suo post con la seconda delle due probabili personalità che lottano in questo momento in lei: “Si tratta di principi sacrosanti che fanno parte della nostra cultura intrisa della tutela umanitaria e della salvaguardia dei diritti dell’uomo.”

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