La politica da Cagliari a Bruxelles

di Mauro Seminara

A fine maggio si vota per l’elezione dell’Europarlamento. Da questo ne verrà una conseguente elezione di nuove Commissioni e Consigli europei. Ci si interroga quindi, con legittimo timore, sulle intenzioni che gli italiani potranno manifestare. L’esito delle elezioni suppletive in Sardegna è un dato da prendere con le pinze, ma qualche piccola indicazione la fornisce comunque. Uno, ineludibile, riguarda l’assenteismo. Il 15% ha votato, il resto non ha considerato le urne come un luogo da cui passare. È quindi venuto meno l’interesse di confermare le indicazioni del 4 marzo sostituendo il pentastellato con un altro pentastellato. Il seggio del Parlamento italiano è quindi passato dal M5S al centrosinistra con un numero di voti degno di circoscrizione comunale; se non da amministrazione condominiale.

Il dubbio, ed il timore, riguardano quindi la possibilità che a maggio gli italiani possano ancora ritenere la cosa migliore un sostegno tricolore a quella destra europea che dell’Unione europea intende fare carne di porco. L’avanzata dei Kurz, Orban, Le Pen e dintorni metterebbe in ginocchio l’Ue, la sua economia e, soprattutto, lo stato di diritto che l’Unione faticosamente cerca di costituire al suo interno. Purtroppo, considerando quella della Sardegna una circostanza a parte, stando ai sondaggi di un qualunque istituto demoscopico, la Lega di Salvini si trova stabilmente oltre il 30% di consenso. Purtroppo, stando a quanto si evince da questo dato, gli elettori italiani sono disposti a credere che i migranti fuggano dall’inferno libico per morire in mare solo ed esclusivamente perché nel Mediterraneo centrale c’è la nave di una Ong che per ogni cinquanta che ne soccorre trascorre poi venti giorni in acque di nessuno senza un porto in cui sbarcare. Circostanza che non fa ben sperare sulle capacità intellettive degli elettori che credono a simili idiozie, o ancora peggio sulla consapevole volontà degli “italiani brava gente” di credervi.

Quello italiano è, e rimane, comunque un popolo strano. Storicamente ben lontano dallo stile “gilet giallo” ma sempre capace di stupire, nel bene e nel male. La “linea dura” ad ogni costo del Governo, ed in particolare del leader del Carroccio, ed il continuo stress a cui sottopone l’elettorato con la sua eterna ed intensa campagna elettorale da “pugnal fra i denti e bomba in mano”, rischia di restituire un esito europeo simile a quello cagliaritano. A stabilirlo potrebbero essere gli elettori moderati del Movimento 5 Stelle, inevitabilmente delusi dalla falsa identità del partito guidato da Luigi Di Maio, e l’astensione di quel 40% che non trova rappresentanza unito alla diserzione degli elettori di centrosinistra. Questi ultimi, orfani per la disfatta del Partito Democratico, non hanno ancora un simbolo unico che racchiuda in se l’ideologia che all’avanzata dell’estrema destra dovrebbe opporsi. Se qualche milione di italiani, probabili vittime di analfabetismo funzionale, sono però disposti a credere alle panzane salviniste, sarà certo improbabile che sulla via di Bruxelles un’illuminazione li folgori facendogli comprendere che a fine maggio si vota per decidere una cosa su tutte: lo stato di diritto fondante dell’Ue si deve estendere a tutti gli Stati membri e non è la politica dittatoriale di Orban che si deve espandere in Europa fino a disgregarla. Se l’Europarlamento verrà eletto a maggioranza “sovranista”, le Commissioni Ue verranno costituite come quelle italiane ed il risultato sarà analogo a quello di un Governo italiano guidato, nei fatti, da chi al “Prima gli italiani!” c’è arrivato da quel “La Padania non è Italia!” ostentato mentre militava in un partito secessionista.

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