Netturbini di Lampedusa, il sindacato invita il sindaco Martello a dimettersi

Continua l'astensione dei lavoratori di Lampedusa e Linosa senza stipendio da mesi. Consiglieri chiedono Consiglio comunale d'urgenza che non viene convocato per la data promossa. Aldo Mucci accusa il sindaco Martello di distogliere l'attenzione dal problema degli stipendi e lo invita a dimettersi. Sindacato propone sempre la soluzione della municipalizzazione del servizio di raccolta e trasporto rifiuti

In copertina: Foto d'archivio

di Mauro Seminara

La vicenda degli operatori ecologici di Lampedusa ha ormai assunto contorni grotteschi che sembrano mirare a distogliere l’attenzione da un unico vero problema: i lavoratori non percepiscono retribuzione da mesi. La protesta dei dipendenti del Raggruppamento Temporaneo di Imprese, la cui capofila è la Iseda, non ha ancora trovato una risposta che possa garantire loro il recupero delle mensilità arretrate ed in tempi brevi. Un quadro, quello che nega loro la dignità della retribuzione, in cui tutti fanno spallucce e tutti, in qualche modo, provano a riaddossare sugli stessi lavoratori l’onere del disagio che Lampedusa e Linosa patiscono. Gli operatori ecologici delle due isole, nel lontano arcipelago delle Pelagie, sono in astensione ormai da dieci giorni mentre i loro stipendi sono fermi a maggio. Nel corso della protesta attuata dagli operatori, con il sostegno dell’Unione Sindacale di Base, la vicenda che lega in un unico limite di garanzia per i lavoratori i rispettivi datori di lavoro, il Comune di Lampedusa e Linosa e la Regione Sicilia, il tema su cui sembra volersi spostare diventa politico e i netturbini vengono proposti quali attori di una opposizione che tenta di minare la stabilità dell’amministrazione Martello. Il loro rifiuto di svolgere le attività lavorative, salvo quelle dei servizi essenziali garantiti, ed interrompere l’astensione iniziata il 2 novembre finisce adesso nel tritacarne del presunto secondo fine politico. A queste allusioni risponde Aldo Mucci, segretario regionale del sindacato USB, con un invito alle dimissioni del sindaco di Lampedusa e Linosa.

Mucci, con una nota stampa che non le manda a dire, denuncia gravi circostanze che ruotano intorno alla vicenda dei lavoratori di Lampedusa e Linosa: “Quante bugie e sotterfugi. Quante falsità aleggiano attorno a degli onesti lavoratori che chiedono d’avere pagate le retribuzioni. Cinque mesi di stipendi arretrati no sono noccioline americane, ma una sacrosanta richiesta di pagamento. A completare il tutto, la ‘non notizia’, cioè giornalisti che non vogliono, per ‘amor d’amicizia’, pubblicare le schifezze che ruotano attorno alla vicenda Lampedusa. Ci chiediamo come si può affermare che i lavoratori agiscono in malafede e che gli stessi vogliono buttare giù il ‘governo’ Martello.” Una denuncia, quella del sindacalista, di estrema gravità e che arriva proprio in giorni in cui del ruolo e della buonafede della stampa si discute su scala nazionale. Ma la nota che Aldo Mucci affida alla stampa non si limita alla denuncia su un presunto silenzio delle pagine locali. Mucci risponde alle accuse rivolte ai lavoratori circa l’astensione “illegale” dal lavoro: La stessa amministrazione comunale aveva ricevuto, tramite Pec, una lettera di indirizzo da parte del presidente della Commissione di Garanzia Roma dove si evinceva con fermezza, che i lavoratori hanno il sacrosanto diritto di protestare. Sia le aziende che il Sindaco continuano ad affermare che i lavoratori sono ‘fuorilegge’, sono delle persone ‘lagniuse’ (pigre, nda) e che non vogliono lavorare.”

La nota per la stampa firmata da Aldo Mucci conferma la denuncia depositata presso la Procura della Repubblica per i fatti di Lampedusa e con la quale si tira in ballo la Magistratura perché indaghi sulle rispettive responsabilità, quelle delle imprese in testa e cui seguono quelle del Comune di Lampedusa e Linosa e quelle della Regione Sicilia. Tutti e tre, in qualche modo, parte in causa del disagio a cui vengono costretti – da anni – gli operatori ecologici delle Pelagie. “Nel frattempo rafforziamo il nostro sostegno morale e civile – prosegue Mucci – verso tutti i lavoratori operatori ecologici di Lampedusa, i quali oltre a subire una grave ingiustizia, si ritrovano a dovere fronteggiare le bugie di un sindaco che invece di ‘urlare’ all’ingiustizia, ‘sgancia’ bombe di intolleranza”. Il sindaco, ancora direttamente chiamato in causa da Mucci, si trova adesso a dover affrontare la questione in un Consiglio comunale urgente richiesto da alcuni consiglieri di opposizione firmatari. Tra le firme anche quella della consigliera Maria Dell’Imperio, già vicesindaco di Totò Martello nell’attuale amministrazione.

La richiesta dei consiglieri Mannino, Errera, Fragapane e Dell’Imperio era stata inviata al presidente del Consiglio comunale Davide Masìa per un Consiglio comunale d’urgenza ed in adunanza aperta da convocare per domenica mattina, così da offrire pochi alibi alla comunità per la partecipazione. Partecipazione che a Lampedusa si è risolta, in occasione dell’assemblea con annessa proposta di serrata generale, con il totale menefreghismo della collettività assente in piazza venerdì 9 novembre. I lavoratori, gli operatori ecologici, in poche parole, in quell’occasione sono stati lasciati soli. Ma questi non sono più gli unici lavoratori che non percepiscono salario mensilmente. Adesso si aggiungono anche i dipendenti diretti del Comune che, a seguito del congelamento conti comunali, non hanno percepito lo stipendio a fine ottobre e non hanno alcuna garanzia su quando si vedranno nuovamente accreditare la legittima paga. Per tutta la vicenda, ed i suoi vari livelli di disservizio, il sindacalista Aldo Mucci pare avere una soluzione singola ma articolata in varie fasi ed azioni: “Ci sarebbe una soluzione che renderebbe il tutto più trasparente, più dignitoso, più sensato e che porterebbe alla normalità delle cose: le dimissioni del Sindaco, la risoluzione del contratto con le aziende, la municipalizzazione del servizio.”

Cumuli di rifiuti lungo la recinzione del polo liceale di Lampedusa, di fronte il poliambulatorio dell’isola

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