Da Italia finanziamenti ai terroristi di Al-Nusra in Siria, maxi operazione anti-terrorismo in Italia – VIDEO

Una associazione per delinquere internazionale che dall’Italia finanziava i terroristi in Siria mediante Money Transfer è stata sgominata in una operazione della Procura Antimafia ed Antiterrorismo nazionale. Le accuse sono di associazione con finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva

di Mauro Seminara

L’operazione “Foreign Fighters” nasce nel 2015, quando la Guardia di Finanza, monitorando i movimenti di denaro verso “Paesi a rischio” sono stati rilevati flussi che hanno allertato i campanelli d’allarme degli inquirenti. I flussi finanziari sospetti erano opera anche di soggetti segnalati dal Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo. Soggetti quindi indicati come “foreign fighters” e stanziati nella comunità siriana che si era stabilita tra le province di Como e di Lecco. L’attività investigativa immediatamente attivata ha così consentito di delineare l’esistenza di una struttura criminale di origine islamica stanziata in Brianza ed attiva nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Europa. Punta di un enorme iceberg che si delineava via via che le indagini procedevano, fino a pervenire al profilare in maniera dettagliata una incessante attività di raccolta e di trasferimento di denaro – anche attraverso il canale non convenzionale “Hawala” – organizzata in maniera stabile attraverso numerosi “contatti” presenti nei Paesi interessati alle movimentazioni. Tra questi Paesi interessati e considerati dall’autorità nazionale quale “a rischio” c’era anche la Siria.

Il vorticoso flusso di denaro riconducibile alle movimentazioni “Hawala”, registrato nel corso delle indagini come superiore ai 2.000.000 di euro, veniva utilizzato anche per l’effettuazione di attività di riciclaggio oltreché per il finanziamento di gruppi terroristici vicini alla organizzazione “Al-Nusra”. In alcune conversazioni telefoniche intercettate nel corso della triennale attività investigativa, sono emersi rapporti diretti tra soggetti presenti in Italia ed altri direttamente legati all’organizzazione e dislocati nelle zone calde della Siria in cui operano gruppi combattenti terroristi. Dalla corrispondenza siriana venivano sollecitati i richiesti trasferimenti di denaro in favore di ribelli antigovernativi contigui ad ambienti terroristici. L’indagine è connessa ad un’altra inchiesta, coordinata dal Servizio Contrasto del Terrorismo Esterno della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione della Polizia di Stato che, in Sardegna, ha portato la DIGOS di Sassari ad individuare 4 militanti di origine siriana e marocchina accusati di far parte di una cellula di supporto dell’organizzazione qaedista Jabhat al Nusra, operante in Siria. Le accuse sono di associazione con finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva.

Al termine delle lunghe e complesse indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Brescia, i finanzieri del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) di Roma e del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia della Guardia di Finanza hanno eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Giudice delle Indagini Preliminari, nei confronti di altrettanti soggetti di origine siriana facenti parte di un’associazione a delinquere aggravata. Le motivazioni riconosciute dal GIP che ha emesso le ordinanze di custodia sono di associazione a delinquere aggravata a carattere transnazionale – che coinvolgeva anche sodali in Svezia, Turchia ed Ungheria – dedita ai reati di riciclaggio, autoriclaggio, abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento. Sono inoltre state confermate dalle indagini le attività relative al finanziamento di gruppi terroristici di matrice islamica.

Personaggio di spicco dell’organizzazione risulterebbe essere Anwar Daadoue, alias “Abou Murad”, soggiornante in Svezia, nella città di Norrköping. Abou Murad, come emerso anche nell’ambito di una specifica attività rogatoriale attivata con il Regno di Svezia, gestiva l’attività di trasferimento – al di fuori del sistema bancario – di ingenti somme di denaro contante. In questa attività Anwar Daadoue era coadiuvato da Subhi Chdid, detto “Abou Alì” – domiciliato in Turchia – da Hamoud Chadid, fratello di Abou Alì, e da Abdulrahman Abou Daher. Ulteriori movimentazioni di denaro erano inoltre realizzate anche da un diverso gruppo criminale facente capo al cittadino siriano domiciliato in Ungheria Salmo Bazzka, alias “Abou Mahmoud”, con la collaborazione di Alaa Bazkka, Ahmed Hakim e Rabi Haidara. Questo secondo gruppo risultava essere in contatto con la precedente consorteria criminale mediante Mouayad Said Ahmad, alias “Abou Hamze”, uomo di fiducia di Subhi Chdid ed in contatto con vari personaggi in Siria tra cui il fratello impegnato personalmente nel conflitto contro il Governo della Siria.

Sempre nell’ambito delle lunghe ed articolate indagini che hanno coinvolto un notevole numero di reparti e uomini specializzati, il Servizio Centrale I.C.O. ha avviato un’operazione speciale “sotto copertura”, in collaborazione con i Servizi di Sicurezza nazionali (AISI), che ha permesso di avvicinare un importante membro dell’organizzazione criminale, Ayoub Chaddad, acquisendone la fiducia e consentendo di impossessarsi di importanti notizie relative al suo ruolo di deputato, per conto dell’organizzazione investigata, alla raccolta del denaro ed alla sua “movimentazione”” per le attività di finanziamento al terrorismo internazionale. L’attività sotto copertura dell’intelligence italiana ha permesso di provare anche i trascorsi di foreign fighter di Ayoub Chaddad ed i suoi collegamenti con combattenti attualmente impegnati nel conflitto siriano tra le schiere di fazioni islamiste antigovernative. Per il raggiungimento di tali informazioni a completamento del complesso ed articolato quadro è stato determinante il contributo fornito dall’Agenzia di Informazioni sulla Sicurezza Interna. I servizi segreti italiani hanno così permesso di comprendere a fondo le metodologie utilizzate dagli indagati per effettuare i trasferimenti di danaro a beneficio delle fazioni terroristiche cui risultavano legati.

In sintesi, era stata creata una consolidata rete di money transfer illegali, attraverso i quali veniva garantito un canale sicuro per il riciclaggio del danaro, derivante da diverse attività illecite, in diversi Paesi dell’Unione Europea ed extraeuropei, nonché per raccogliere fondi destinati ad alimentare organizzazioni terroristiche operanti in Medio Oriente. L’operazione, di conseguenza, ha di fatto disarticolato un’organizzazione criminale di matrice siriana che si era radicata in Italia, ma godeva di ramificazioni diversi Paesi, in grado di creare uno stabile reticolo di connivenze idoneo ad assicurare la capacità di garantire lo spostamento di ingenti importi in contanti, completamente al di fuori dei canali legali, che sono soggetti alla vigilanza antiriciclaggio. Poiché tra i promotori ed organizzatori di tale rete illecita di Hawaladar erano infiltrati personaggi organici ad associazioni di matrice terroristica siriana, il sistema inevitabilmente è stato utilizzato anche per il trasferimento di danaro finalizzato a sostentare e finanziare tali organizzazioni, come emerso dalle indagini grazie anche alla sempre più fattiva collaborazione tra Guardia di Finanza ed Organismi d’Intelligence, proprio nello specifico settore del contrasto alle attività di finanziamento al terrorismo.

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