I migranti devono morire, così vuole l’UE

Non ci sono più giustificazioni di fronte alla perpetuata omissione di soccorso nel Mediterraneo centrale e bisogna prendere adesso seriamente in considerazione altre ipotesi che conducono alla volontarietà di far morire in mare le persone come monito verso altri migranti che volessero pensare di partire

Uno dei corpi delle vittime di naufragio per omissione di soccorso fotografato da SOS Mediterranee il 22 aprile 2021

di Mauro Seminara

Ci troviamo di fronte ad una pandemia, a cambiamenti climatici che i sempre tardivi capi di Stato hanno forse finalmente accettato almeno pubblicamente, allo sfruttamento sempre più massiccio dei cosiddetti “Paesi poveri” che tecnicamente sarebbero i più ricchi, ed in tutto questo scenario di precarietà capitalistica non c’è posto per le vittime. Quelli che non si possono difendere, perché dovrebbero opporsi con le cerbottane alle milizie ben approvvigionate di armi dai “Paesi civili” che le producono se non direttamente dalle armi pesanti di forze armate straniere, devono subire in silenzio e per nessuna ragione devono tentare – e neanche pensare – di lasciare casa con un nodo in gola per raggiungere luoghi lontani da sevizie e omicidi o fame e clima invivibile. Perché questo sia chiaro, perché tutti comprendano che solo chi è nato dal lato fortunato del mondo ha diritto – forse – a sopravvivere e quanti invece stanno dal lato sbagliato devono morire, tutti gli Stati interessati da flussi migratori si stanno “attrezzando” con politiche repressive che siano monito per tutti. Nel Mediterraneo centrale, ad esempio, sembrerebbe deciso che i migranti debbano morire in mare affinché altri smettano di tentare la traversata. Non c’è altra spiegazione logica per quanto sta accadendo a nord della Libia, a sud dell’Europa.

Un gommone in pericolo, annunciato e inoltrato in richiesta di soccorso per un giorno intero senza che alcuno Stato si faccia carico del suo soccorso, si trasforma in un naufragio con 130 cadaveri che pare siano preferibili ai civilissimi Stati Italia e Malta rispetto al rischio gravissimo di assumere il coordinamento SAR (Ricerca e Soccorso) e poi magari doversi fare carico dello sbarco in un luogo sicuro che non può essere la Libia. Quest’ultimo è infatti un dettaglio che l’Italia conosce benissimo e per questa ragione, quando per sbaglio o costrizione navi con bandiera italiana intervennero, anche se in area SAR libica ed a poche miglia dalla costa nordafricana, l’autorità di bandiera ha indicato loro un proprio porto per sbarcare i naufraghi. Quindi i migranti devono morire. Questo fa anche sentire più sicuri i beceri individui italiani sempre pronti a votare un dittatore ed ignari – perché estremamente ignoranti ed anche o soprattutto molto stupidi – del fatto che dopo i migranti che tentano di arrivare dai Paesi che sfruttiamo sarà il turno del “popolino” di casa soccombere. Quindi sarà il loro turno, di quelli che sui social scrivono bestialità come “se non partivano…”. Loro, che non hanno ancora inteso di far già parte di una guerra, quella tra poveri, saranno i prossimi che avendo bisogno non riceveranno alcun soccorso. Intanto, nel Mediterraneo centrale ci sono oltre un centinaio di cadaveri che galleggiano in superficie o fluttuano sul fondale perché il messaggio sia chiaro a tutti.

Informazioni su Mauro Seminara 705 Articoli
Giornalista palermitano, classe '74, cresce professionalmente come fotoreporter e videoreporter maturando sulla cronaca dalla prima linea. Dopo anni di esperienza sul campo passa alla scrittura sentendo l'esigenza di raccontare i fatti in prima persona e senza condizionamenti. Ha collaborato con Il Giornale di Sicilia ed altre testate nazionali per la carta stampata. Negli anni ha lavorato con le agenzie di stampa internazionali Thomson Reuters, Agence France-Press, Associated Press, Ansa; per i telegiornali nazionali Rai, Mediaset, La7, Sky e per vari telegiornali nazionali esteri. Si trasferisce nel 2006 a Lampedusa per seguire il crescente fenomeno migratorio che interessava l'isola pelagica e vi rimane fino al 2020. Per anni documenta la migrazione nel Mediterraneo centrale dal mare, dal cielo e da terra come freelance per le maggiori testate ed agenzie nazionali ed internazionali. Nel 2014 gli viene conferito un riconoscimento per meriti professionali al "Premio di giornalismo Mario Francese". Autore e regista del documentario "2011 - Lampedusa nell'anno della primavera araba", direttore della fotografia del documentario "Fino all'ultima spiaggia" e regista del documentario "Uomo". Ideatore e fondatore di Mediterraneo Cronaca, realizza la testata nel 2017 coinvolgendo nel tempo un gruppo di autori di elevata caratura professionale per offrire ai lettori notizie ed analisi di pregio ed indipendenti. Crede nel diritto all'informazione e nel dovere di offrire una informazione neutrale, obiettiva, senza padroni.

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