Ricordate la vostra scuola elementare?

L’esperienza che il bambino fa alla scuola primaria lo segna sul piano dell’apprendimento, perché ognuno si farà un’idea di sé molto pregnante sul piano delle proprie capacità in questo ambito e si porterà dietro le tracce dei primi passi scolastici come una foto difficile da modificare

di Marina Massenz

Neuropsicomotricista, docente presso Università degli Studi di Milano
Responsabile del Centro Kadamà di Milano.

Ci sono alcuni passaggi evolutivi che segnano la vita dei bambini e restano indelebili nella loro memoria di adulti.

Tra questi momenti di passaggio, il gradino dell’accesso alla scuola primaria è particolarmente significativo; lascerà delle tracce che la persona si porterà dietro anche nel suo evolversi successivo.

Penso che ognuno di noi ricordi la sua “scuola elementare”; alcuni ricordi visivi, particolari episodi, i primi veri amici, la maestra… ma soprattutto ricorderà se la sua esperienza nell’imparare sia stata positiva o negativa, facile o difficile, gratificante o avvilente… e questo non sarà privo di conseguenze. Conseguenze non per forza irreparabili, certo, ma che segnano un percorso; è da quel momento che ognuno saprà di sé se è bravo o no ad apprendere, se riesce simpatico agli amici, se la maestra lo giudica un bambino bravo e capace oppure è scontenta di lui, se è in gamba a correre nel cortile, se riesce a stare al passo con le richieste scolastiche anche a livello di comportamenti e atteggiamenti sociali, e così via. Insomma, è da quel momento che ognuno entra nel mondo dei “valori”, diversi da cultura a cultura, diversamente proposti e modulati, condivisibili o meno, ma da cui non potrà più prescindere per il resto della vita.

In questa fase il bambino si costruisce una immagine di sé molto più pregnante e duratura di quella precedente, sia perché per la naturale evoluzione della funzione mnestica la memoria di questa fase della vita resterà sempre presente e a volte vividamente, sia perché la scuola primaria connota l’uscita dal mondo dei giochi, in cui “tutto va bene”, per entrare in quello delle prove, delle verifiche, delle valutazioni.

Insomma, si passa dal mondo degli affetti – tu vai sempre bene per me – a quello in cui, su questa matrice primaria, si innesta il concetto del “valere” o meno come essere umano. Valere, valore, valutazione… tutte parole che iniziano con un prefisso – vale – che risuona come l’annuncio di un ingresso, dell’entrata in un’altra dimensione del mondo. E le valutazioni più severe, ricordiamocelo, sono proprio quelle che il bambino stesso darà di sé.

Se prima, nell’affetto genitoriale e all’interno della scuola materna, egli poteva sentirsi a suo agio, adeguato, competente (non sempre perché lo fosse realmente, ma perché il mondo adulto ancora non gli chiedeva di misurarsi con degli “standard” prestazionali, pur essendo già il bambino oggetto di molteplici stimoli educativi e/o evolutivi), nella primaria (dopo un primo periodo di “accoglienza”) inizieranno a chiedergli di fare, e fare bene, questo o quello, su cui poi verrà valutato.

Ci siamo davvero chiesti cosa significa per un bambino di sei anni essere valutato? Egli non possiede i criteri adulti, non sa che questo giudizio è relativo, parziale, si può trasformare, che non si riferisce al suo “valore assoluto” come persona… egli invece pensa di essere quello lì, che non sa fare bene “le letterine”, che ha deluso la maestra, che non rende felici i genitori… la spirale negativa, se si innesta, tende a riprodursi ed alimentarsi di continuo. E’ così che da un piccolo insuccesso si arriva alla scarsa motivazione, poi al rifiuto e, se non interviene in soccorso qualche adulto competente e sensibile, anche il bambino più buono può diventare un piccolo ribelle. Gli atteggiamenti oppositivi/provocatori (che arrivano a volte fino alla richiesta da parte dei genitori o degli insegnanti di un preciso intervento di aiuto professionale) potrebbero essere facilmente evitati se si intervenisse prima per evitare, appunto, il ripetersi di insuccessi che alla lunga segnano il vissuto del bambino, dando origine a forme più radicate e complesse di disagio.

Nella scuola il piccolo si confronta dunque non solo con l’apprendere a leggere e scrivere, ma anche con la capacità di prestare attenzione, di stare fermo e composto nel banco, di utilizzare adeguatamente i materiali, di comportarsi educatamente con gli adulti e gentilmente con i compagni, di rispettare le numerose regole che organizzano la vita dentro l’istituzione … insomma, sono necessarie davvero parecchie competenze, che riguardano diversi piani e che si intrecciano poi tra loro, rendendo la permanenza in scuola un momento positivo oppure una gran fatica.

Perché poi (cosa davvero importante da non dimenticare!), in tutto questo grande sistema, il bambino per stare bene deve sentire che può esprimersi, che può manifestare le sue emozioni, che può fare delle scelte; deve poter raccontare di sé, essere spontaneo con gli altri e mettere in gioco anche la sua affettività, sentirsi insomma abbastanza in equilibrio tra l’adeguarsi alle richieste ed essere quello che è, cioè non solo un bambino di sei anni, ma anche Carlo, Elisa, Giulia, Davide, ecc…un bambino cioè che parla in nome proprio. E’ una alchimia davvero molto complessa quella attraverso cui si può giungere a vivere bene la scuola, ad andarci volentieri, ad imparare abbastanza facilmente. Alchimia che, se riesce, renderà il piccolo più forte, più sicuro di sé e fiducioso nelle sue capacità; sentirà di valere, di essere importante e bravo. Questa fiducia in se stessi, certo secondaria rispetto a quella basilare fornita dai genitori nella prima infanzia ma che su questa si innesta, resta per tutta la vita, nonostante le prove, le fatiche, le delusioni e i cambiamenti che ognuno incontrerà nel suo percorso.

In particolare, l’esperienza che il bambino fa alla scuola primaria lo segna sul piano dell’apprendimento, perché ognuno si farà un’idea di sé molto pregnante sul piano delle proprie capacità in questo ambito e si porterà dietro le tracce dei primi passi scolastici come una foto difficile da modificare. Foto che potrebbe essere positiva, ma anche negativa; una immagine magari falsa, parziale, dove l’insuccesso o la difficoltà incontrati potrebbero dipendere da fattori ambientali, didattici o educativo/affettivi e non da reali mancanze di attitudini o di capacità.

E’ partendo da questa analisi che ho maturato una profonda convinzione; il bambino va messo, prima di iniziare la scuola primaria, nella condizione di poterla affrontare con soddisfazione  e piacere.

Nasce su questo presupposto la ricerca*, svolta insieme ad alcune colleghe e durata più di una decina d’anni, rivolta ad approfondire quelli che sono i prerequisiti che possono consentire la buona riuscita auspicata; sono stati presi in esame in particolare gli aspetti psicomotori, oltre che alcuni presupposti basilari di comportamento, socialità, relazione e  quelli essenziali sul piano neuropsicologico. Volutamente abbiamo tralasciato i fondamentali prerequisiti linguistici, che non rientrano nelle nostre competenze; questi ultimo, tra l’altro, gli aspetti che più facilmente vengono notati, segnalati e nel caso supportati sia dai genitori che dalle maestre e quelli per i quali in certi casi ci si rivolge alla competenza dell’esperto nel campo, il logopedista.

Abbiamo quindi elaborato una scheda di osservazione valutativa, SOV-PSM, che vuole essere uno strumento di facile utilizzo per gli insegnanti al fine di verificare lo sviluppo dei bambini di 5/6 anni; si possono così rilevare le aree o le competenze meno evolute per ogni allievo e favorire all’interno della scuola e nella normale programmazione didattica l’evoluzione adeguata e armonica di tutti i bambini.

L’insieme degli item di cui è composta la scheda vuole essere assimilabile ad una proposta ludica, predisposta dalle maestre in modo tale che la somministrazione di queste prove possa essere vissuta come una esperienza giocosa; questo è uno dei punti importanti dal punto di vista metodologico, in quanto è meglio osservare i piccoli in situazioni che siano vissute da loro in modo il più possibile spontaneo e espressivo. Queste condizioni si realizzano facilmente per tutti gli item che possono essere somministrati in gruppo o a piccoli gruppi; per altri, che necessitano di una presentazione individuale, è importante lo stile e l’approccio della maestra, che può essere vissuto dal bambino come facilitante e accogliente piuttosto che come severo e valutativo. La scheda SOV-PSM può a nostro avviso essere una occasione preziosa di raccolta dati che non fornisce solo risultati numerici su cui riflettere, ma indica anche la direzione delle azioni didattiche da predisporre e delle occasioni di esperienza da offrire ai bambini per ottimizzare il loro sviluppo, in particolare sul piano psicomotorio. Le competenze motorie, lo sviluppo dello schema corporeo, l’acquisizione dell’organizzazione spaziale e temporale, la manualità fine e la coordinazione oculo-manuale, la capacità di regolazione tonica e/o posturale sono fra le acquisizioni alla base delle competenze necessarie per gli apprendimenti nella scuola primaria. Oltre a queste abilità necessarie per cimentarsi con la scrittura e la lettura è fondamentale la capacità di attenzione e concentrazione che va mantenuta per tutta la durata dell’esecuzione di un compito.

Ecco, a grandi linee, il senso e il valore che una adeguata preparazione e il possesso dei pre-requisiti necessari rivestono per i bambini che devono affrontare la scuola primaria. Mi auguro che questo libro possa essere d’aiuto e di arricchimento per tutti gli insegnanti e gli educatori che, accompagnando i piccoli in questa fase delicata e importante dello sviluppo, desiderano contribuire con adeguate proposte didattiche ed esperienziali a rendere questo passaggio abbastanza facile e gratificante, così da favorire questo salto evolutivo.


[*] M. Massenz, D. Castiello, L. Buonriposi e F. Zordan, SOV-PSM. Scheda di osservazione valutativa. Il bambino di 5-6 anni e le sue competenze psicomotorie, Trento, Edizioni Centro Studi Erickson, 2020.

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