Venti Ong si mobilitano per lo sbarco della Sea Watch 3

Tra le firmatarie dell’appello in favore della nave da soccorso umanitario Sea Watch 3 ci sono anche Amnesty International, CIR, Emergency, Intersos, Medici Senza Frontiere, Oxfam, Save the Children e Terre Des Hommes. Le Ong ribadiscono la necessità di canali umanitari e non la chiusura dei porti

La vicenda della nave da soccorso umanitario Sea Watch 3, giunta al suo sesto giorno senza un porto sicuro in cui sbarcare ed in mezzo ad una tempesta con 47 migranti a bordo, fa indignare e mobilitare la società civile. Ed a costituire le Organizzazioni che hanno deciso di sottoscrivere un appello perché si aprano i porti alla Sea Watch 3 c’è proprio la società civile che si adopera in volontariato e progetti di sostegno umanitario. Tra le firmatarie dell’appello ci sono Amnesty International, CIR, Emergency, Intersos, Medici Senza Frontiere, Oxfam, Save the Children e Terre Des Hommes. Queste le più grosse e prestigiose Organizzazioni, ma il lancio dell’appello ne conta già venti ed il numero è destinato a crescere. L’appello, inoltre, parte in un momento delicato per il Governo dei “#PortiChiusi”. Di oggi è la notizia che il Tribunale dei Ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere contro il ministro degli Interni per la vicenda della nave della Guardia Costiera a cui è stato negato di sbarcare i migranti che aveva preso a bordo ad agosto di questo stesso anno.

“Da sei giorni sulla nave Sea Watch, vi sono 47 persone, tra cui otto minorenni. Sono 47 esseri umani portati in salvo dal Mar Mediterraneo dove nei giorni scorsi hanno perso la vita centinaia di bambini, donne e uomini, e che ora sono ostaggio dell’ennesima disputa politica tra Stati: nessun Paese ha infatti risposto alla richiesta di un porto sicuro fatta dalla Sea Watch, in spregio di quanto previsto dalle norme internazionali e delle più elementari considerazioni di carattere umanitario.” Questa è la premessa della nota diffusa da Save the Children con cui viene lanciato l’appello delle Organizzazioni per la Sea Watch 3. “Chiediamo all’Italia e all’Europa – prosegue la nota stampa – che la legge sia rispettata e che queste persone vengano immediatamente fatte sbarcare in un porto sicuro, senza essere lasciate ulteriormente senza una destinazione. Secondo il diritto internazionale del mare, infatti, gli Stati hanno l’obbligo inderogabile di garantire l’approdo di persone in difficoltà in un luogo sicuro nel più breve tempo possibile. La salvezza e la tutela delle vite umane devono avere la precedenza assoluta: queste persone, soprattutto le più vulnerabili come donne e bambini, non devono subire ulteriori sofferenze e deve essere loro garantita l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno.”

“L’Italia e l’Europa intera devono assumersi le proprie responsabilità nell’affrontare e prevenire ulteriori tragedie in mare: è necessario realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che decine di migliaia di persone continuino ad essere costrette a ricorrere ai trafficanti, mettendo in serio pericolo la propria vita, per attraversare il Mar Mediterraneo. È la mancanza di vie legali, infatti, che fa prosperare il traffico di esseri umani.” Così la nota che accompagna l’appello sottoscritto da A Buon Diritto, Actionaid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Associazione Papa Giovanni XXIII, CIR, CNCA, Emergency, Focus Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Legambiente, Medecins Du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Mediterranean Hope Programma Rifugiati e Migranti, Oxfam, Salesiani Per il Sociale, Save the Children Italia, Terre Des Hommes.

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